Il video che ricostruisce gli ultimi momenti di Pompei

Il video che ricostruisce gli ultimi momenti di Pompei

Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale montagna. Nessun’altra pianta meglio del pino ne potrebbe riprodurre la forma. Infatti slanciatosi in su in modo da suggerire l’idea di un altissimo tronco, si apriva in diversi rami.

La testimonianza, appena letta, è quella arcinota di Plinio il Giovane. Che nel giorno dell’eruzione si trovava a Miseno, a distanza di sicurezza. La furia devastatrice del vulcano aveva ucciso suo zio, Plinio il Vecchio, accorso per aiutare, ma intossicato dai vapori, a Stabia.

L’eruzione era stata annunciata da forti scosse di terremoto. Scosse, che come ha scritto Plinio: “crebbero talmente da far sembrare che ogni cosa non dico si muovesse, ma addirittura si rovesciasse”.

Oggi, in uno dei luoghi più visitati al mondo, ci rimane questo “fermo immagine” straziante. L’ultimo momento della vita di Pompei. E di Ercolano.

Fermo immagine che trova nuova vita in un affascinante progetto del museo di Melbourne. In occasione dell’esposizione “A Day in Pompeii”, è stato realizzato un video di 8 minuti che ci porta lì a vivere quei terribili e memorabili istanti.

Il video della distruzione di Pompei

Il video è stato girato dal regista Joel Delle-Vergin, che ha lavorato al film Blade Runner: 2049. Degno di nota anche il lavoro sonoro di Gordon e Tornabene.

Si comincia il 24 agosto 79, “un giorno che inizia come uno qualsiasi”. Sulla data, è bene specificarlo, ci rifacciamo a quanto scritto da Plinio. Anche se qualche storico, dopo dei ritrovamenti, ha supposto che l’eruzione fosse invece avvenuta in autunno.

La telecamera del video è fissa, come quella a circuito chiuso di una banca. Riprende uno scorcio suggestivo, all’interno di Pompei. In lontananza il vulcano. I rumori quotidiani della vita di una città. Gli animali percepiscono in anticipo il pericolo e lanciano l’allarme.

L’eruzione inizia all’una. I fumi si fanno via via sempre più densi. Cadono le tegole delle abitazioni per il violento boato. La terra trema. Inizia a piovere cenere. Ne verrà ricoperta un’area di centinaia di chilometri quadrati. Secondo quanto scritto da Plinio, aggiornato alle moderne unità di misura, l’altezza della nube avrebbe raggiunto i 26 chilometri.

Nei brevi intervalli di tregua del Vesuvio molti abitanti pensano a soccorrere i feriti. Vogliono salvare gli oggetti preziosi. Non si rendono conto che stanno cadendo in una trappola che si rivelerà fatale.

Alle cinque gli incendi dovuti alla pioggia di fuoco sconvolgono la città. La mattina del giorno dopo, il paesaggio si fa cupo, nero. Alle sei tutta la città è ricoperta dalla cenere. Pompei (ma non solo) non esiste più. Il silenzio domina un paesaggio straziato. Mutato per sempre.

L’eruzione, durata poco più di 24 ore, ha espulso quasi un milione di metri cubi di materiale.

In che modo il paesaggio è cambiato 

Appena entrati [nel parco archeologico di Pompei] siamo proiettati in questo mondo che non vediamo più, un paesaggio antico conservato in questa sorta di nicchia lasciata da un evento tragico: lo scoppio di un vulcano.

Così racconta l’archeologo Paolo Carafa, in una bella puntata de “Le meraviglie” di Radio3. Un viaggio radiofonico all’interno della città di Pompei.

Quando pensiamo a Pompei ci si ricorda per lo più l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Bisogna ricordarsi però che le prime scosse ebbero inizio più di dieci anni prima. Queste scosse causarono il crollo di alcune case prontamente ricostruite. Diciassette anni dopo il ciclo eruttivo del Vesuvio avrebbe avuto il suo inizio. Portando alla catastrofe che coinvolse Pompei, Ercolano e tutta l’area a sud-est del vulcano.

Tra gli aspetti più drammatici di questa eruzione c’è la sottovalutazione degli abitanti della zona. Il vulcano, allora, era diverso da come siamo abituati a vederlo oggi. Sulla parte più alta c’era una cresta, il monte Somma che declinava dolcemente. Quando avvenne l’eruzione questa partì dal basso. Molti abitanti non sapevano che quello fosse un vulcano. Per questo persero tantissimo tempo prima di mettersi in salvo.

Un bellissimo epigramma di Marziale, che vale la pena riportare integralmente, spiega in che modo il paesaggio del Vesuvio è cambiato prima e dopo l’eruzione.

Bacco amò questi balzi più dei colli di Nisa, su questo monte i Satiri in passato sciolsero le lor danze; questa, di Sparta più gradita, era di Venere la sede, questo era il luogo rinomato per il nome di Ercole. Or tutto giace sommerso in fiamme ed in tristo lapillo: ora non vorrebbero gli dèi che fosse stato loro consentito d’esercitare qui tanto potere.

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