Le vignette di Gerhard Haderer ci mostrano tutti i nostri difetti

Le vignette di Gerhard Haderer ci mostrano tutti i nostri difetti

Chi tra i nostri lettori è abituato a sfogliare giornali e riviste internazionali sicuramente avrà in comune con noi una passione. Quella per le vignette. Tra le più amate, prestigiose, seguite, ci sono quelle del New Yorker. Un appuntamento fisso e imperdibile per tutti gli amanti della satira.

Da noi, in Italia, non c’è una altrettanto felice tradizione, anche se non mancano ottimi esempi. Ma nella maggioranza dei casi, come ha, giustamente, notato il giornalista Michele Boroni: “ritraggono uomini di potere, giocando più che altro sul loro aspetto e sulle loro dichiarazioni, seguendo e commentando i fatti di cronaca o le questioni di Palazzo”. 

Manca, poi, si potrebbe dire, quella leggera e sferzante satira “dei nostri tempi”. Come si conviene a una vignetta riuscita. Uno sguardo non soltanto politico, ma più vasto. Non è facile, è vero, trovare illustri vignettisti in grado di mostrare i nostri tic. Le debolezze dell’uomo moderno.

Per fortuna c’è Gerhard Haderer

Ma per fortuna che c’è Gerhard Haderer. Le sue vignette sono potentissime. Senza aver bisogno di troppe parole, esprimono le contraddizioni dei nostri tempi. E ci fanno riflette su tutti i nostri difetti, anche quelli culturali.

Ma chi è Gerhard? Nasce nel 1951 a Leonding in Austria. Dopo aver studiato a una scuola d’arte di Linz per quattro anni, dal 1965, ha approfondito la tecnica dell’incisione a Stoccolma. Ritornato nel 1971 in Austria, ha iniziato la sua carriera come artista commerciale. Fino al 1985, quando si opera per curare un cancro.

Da quel periodo ne esce cambiato e sceglie di abbandonare la carriera commerciale per dedicarsi a quella artistica di caricaturista e illustratore satirico. Le sue prime illustrazioni trovano spazio su riviste austriache. “Watzmann”, “ORF-Ventil”, “Oberösterreichische Nachrichten” e “Profil“. 

#schuledesungehorsams #haderer #gerhardhaderer

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A quel punto la sua fama cresce, le sue illustrazioni piacciono sempre di più e pubblica anche su riviste straniere ma in lingua tedesca. Come “Stern”. Nel 2002 pubblica un libro che scatena un putiferio mediatico: “Life of Jesus”.

#unplug ! #gerhardhaderer ?

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In Grecia, Haderer viene condannato per aver offeso la comunità religiosa, ma viene assolto qualche mese dopo. Anche il cardinale di Vienna ha preteso delle scuse per tutti i cristiani.

Dal 2008 pubblica la sua rivista mensile di fumetti satirici chiamata Moff. Ha pubblicato oltre 15 libri anche se nessuno (ancora) distribuito in Italia.

Le vignette di Gerhard Haderer

Le sue vignette sono potenti, beffarde, divertenti e, a tratti, crudeli. Pugni nello stomaco. Sul foglio trova spazio la grande famiglia degli esseri umani. Colti nei loro numerosi tic. Li riconosciamo tutti, e ce ne vergogniamo. 

Günümüz Karikatür #gerhardhaderer

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Si passa dalle vignette di argomento più leggero, come quelle che riguardano l’eterna diatriba su chi sia meglio tra Rolling Stones o i Beatles. Per poi arrivare a temi di stretta attualità, dal contenuto più pesante. Anche se, sempre, trattato con uno “stile” unico.

Tra i soggetti più disegnati da Haderer c’è sicuramente il mondo della tecnologia. Come la nostra passione—ormai da tempo diventata un’ossessione—per i selfie. O per lo smartphone, una protesi “naturale” del nostro braccio. L’intermediario tra noi e ogni manifestazione del mondo che ci circonda.

Enjoying the work of Gerhard Haderer. #GerhardHaderer

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Lo sguardo acuto di Haderer non si ferma alla semplice dimostrazione che “la tecnologia è cattiva”. Sempre Michele Boroni scrive:  “[non condanna] l’evoluzione tecnologica, ma [punta] il dito sull’uso sbagliato, miope e superficiale che spesso viene fatto”.

J’adore ??vivement l’été. #gerhardhaderer

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Quello che sottolinea fortemente l’arte di Haderer è l’assenza di empatia. Del contatto fisico, della partecipazione alla bellezza del mondo.

Non ci sopportiamo più. Né sul divano, né altrove. Non siamo più in grado di goderci un tramonto, senza pensare a come sarebbe filtrato per i social network.

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Immagine di copertina