Come si vive sotto il regime della Corea del Nord

Come si vive sotto il regime della Corea del Nord

Mentre a Pyeongchang, in Corea del Sud, si festeggia l’inizio dei giochi invernali, a Pyongyang, in Corea del Nordsfilano soldati e missili. Nel regime di Kim Jong-un non c’è tempo per i balli. Alla parata militare—un lugubre messaggio a tutto il mondo—non sono stati invitati neanche i giornalisti stranieri.

La cerimonia è stata registrata. Viene proiettata in differita nel pomeriggio. Si vede il leader supremo uscire da una limousine nera—con cappotto e cappello dello stesso colore—annunciare davanti alla telecamera di Stato:

Siamo una potenza globale. Il nostro esercito guiderà la battaglia fino alla vittoria socialista sulla penisola coreana.

Quando pensiamo alla vita in Corea del Nord immaginiamo subito i danni di una dittatura: una vita difficile, la politica corrotta, un terribile isolamento culturale.

La Corea del Nord, un Paese senza diritti

Amnesty International e Human Rights Watch hanno definito la popolazione della Corea del Nord una delle più “brutalizzate” del mondo. Conseguenza inevitabile delle pesanti restrizioni alla libertà politica ed economica. Da segnalare l’aberrante e ancora in uso pratica dei campi di prigionia. Denunciati da Amnesty International nel 2011.

Ci vengono rinchiusi, oltre ai criminali e agli oppositori politici, quelli che tentano di fuggire e chi non rispetta il regime. Anche per il solo fatto di ascoltare trasmissioni radiofoniche straniere. (C’è solo un’agenzia centrale dalla quale ascoltare le notizie, in televisione tre canali trasmettono a rotazione le gesta politiche del leader.)

A North Korea guide in mount Paektu. She was very nice and spoke a lot about her life in the cold area of the volcano. She explained that sometimes temperature is falling at -30 and that it is not easy to live in this environment. #northkorea #coreedunord #paektu #northkorean #dprk ……………………………………………………………………………All my pics are available for prints and can be shipped all over the world. If you wish to get a signed print of one of them, please send me a mail at Lafforgue@mac.com…………………………………………………. #ig_mood #infinity_shotz #profile_vision #igshotz #ig_masterpiece #profile_vision #everydayevrywhere #inscountries #igphotoworld #stunning_shots #travelawesome #travel #travelphotography #travelgram #travelphotographer #igtravel #photooftheday

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A volte, nei campi di prigionia, vengono rinchiuse intere famiglie. Con la conseguenza che molti bambini nascano e crescano al loro interno. Senza avere idea di quello che succeda fuori.

“Di padre in figlio”: cosa vuol dire nascere in Corea del Nord

Appena nato, il bambino deve essere registrato al municipio locale, alla polizia e a quella segreta. Un giornalista del Guardian ha scritto che ogni neonato ottiene una specie di status. Strettamente legato a quello del padre. Può essere “speciale”, “nucleo”, “base”, “complesso” e “ostile”. Si decide già quale sarà la sua strada. Quale università potrà frequentare e se potrà iscriversi al Partito. Questo, come ha detto il giornalista Fyodor Tertitskiy, “è il fattore più importante che determina il corso della vita”.

Entrare nel Partito è importantissimo. Significa far parte dell’élite del Paese. Soltanto una piccola parte dei 25 milioni di nordcoreani rientra in questo gruppo. Gli altri lavorano nel commercio, nei campi, fanno lavori pesanti. L’iscrizione al Partito è l’unico modo per aspirare a una posizione sociale elevata. Per entrare servono delle raccomandazioni da chi già ne fa parte.

L’istruzione scolastica in Corea del Nord

A scuola ci si va a cinque anni. L’istruzione è pubblica e gratuita fino al livello universitario. Ci sono circa 300 università in tutto il Paese. Questa grande attenzione per il sistema educativo non deve trarre in inganno. Nei regimi, come la storia ci insegna, la scuola è lo strumento ideale per formare nuove coscienze. Nuovi consensi. I programmi scolastici in Corea del Nord sono intrisi di propaganda di regime. Vengono insegnati, ad esempio, quali sono i “nemici del Paese”.

North Korean Flag During The Arirang Mass Games At May Day Stadium, Pyongyang. This show has now been stopped for few years as it needed thousands of people for months of training and not enough tourists to pay the 300e VIP seat included a bottle of mineral water! North Korea ?? ……………………………………………………………………………All my pics are available for prints and can be shipped all over the world. If you wish to get a signed print of one of them, please send me a mail at Lafforgue@mac.com…………………………………………………. #ig_mood #infinity_shotz #profile_vision #profile_vision #everydayevrywhere #inscountries #stunning_shots #travelawesome #travel #travelphotography #travelgram #travelphotographer #igtravel #photooftheday #ericlafforgue #AJEinpictures #guardiantravelsnaps #northkorea #dprk #arirang #pyongyang

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Come ha scritto il giornalista Ludovico Tallarita, “si ha la sensazione di essere spettatori di una gigantesca messa in scena. Se ne può avere una conferma facendo particolare attenzione ai dettagli”:

“Durante una visita alla biblioteca nazionale tutti i nordcoreani presenti, giovani, donne e anziani, leggevano lo stesso libro, sempre aperto a pagina tre.”

A 17 anni si diventa maggiorenni e si può votare. Prima di esprimere la propria preferenza alle urne, però, ci si inchina davanti al ritratto del leader.

Il lavoro e la pensione in Corea del Nord

In media i nordcoreani si sposano poco prima di arrivare ai trent’anni. Sono i padri, per lo più, a crescere i figli, mentre le madri vanno a lavorare. I guadagni sono bassissimi rispetto al resto del mondo.

Una tappa importante nella vita dei nordcoreani è quella dei 60 anni, chiamata “Hwangap”. Di lì a poco si va in pensione. Secondo l’articolo del Guardian, una pensione media si aggira intorno a 50 centesimi di dollaro al mese.

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Quando si muore, i defunti vengono sepolti sulle montagne, come da tradizione. E lo Stato consegna ai parenti più stretti una piccola razione di riso, di alcool e qualche soldo.

Visitare la Corea del Nord

Negli ultimi anni il regime si è un po’ più aperto all’accoglienza di giornalisti e visitatori stranieri. Una volta arrivati lì, ovviamente, bisogna sottostare ad alcune rigide restrizioni. Si può visitare il Paese soltanto accompagnati da guide. Si è sempre sottoposti a una rigida sorveglianza. Non si fotografano i militari né luoghi o situazioni che possano mettere in cattiva luce il regime. Gli stranieri possono entrare nei negozi per turisti. Non possono entrare liberamente nei locali comuni o maneggiare la valuta locale. I taxi sono vietati.

Negli ultimi 20 anni, migliaia e migliaia di nordcoreani sono scappati. Quasi impossibile superare il confine con la Corea del Sud. Per raggiungerla, meglio pagare un intermediario per arrivare in Cina. Non farsi scoprire (pena il rimpatrio) e raggiungere il Sud del Paese di origine da lì.

Spesso le autorità della Corea del Nord sorvegliano strettamente la famiglia del fuggitivo. Per impedire che possano comunicare.

Quando pensiamo alle condizioni di vita dei nordcoreani tendiamo a vedere una sfortunata massa informe costretta a eseguire gli ordini. Senza personalità, senza sogni. In un interessantissimo articolo di Alexander Dukalskis questa idea viene rovesciata. Per sei anni, Alexander ha intervistato 60 nordcoreani:

“Così come gli abitanti di qualsiasi Paese, alcuni sostengono il loro governo, altri sono disinteressati o scettici, mentre altri lasciano il Paese in cerca di una vita migliore. I nordcoreani hanno aspirazioni per se stessi e per le loro famiglie e le loro opinioni sono complesse e talvolta contraddittorie.”

Le foto all’interno dell’articolo sono di Eric Lafforgue. Censurate in Corea del Nord, gli sono costate l’espulsione a vita dal Paese. In questo articolo di Vice ne puoi ammirare di bellissime.

Per approfondire: ti consigliamo di leggere il reportage pubblicato dal Corriere della sera di due studenti italiani che si sono trovati in gita in Corea del Nord. In lingua inglese, essenziali due contributi: l’articolo pubblicato su The Conversation di  e quello di Fyodor Tertitskiy sul Guardian.

Immagine di copertina via Flickr di David Stanley