Chi era Walter Bonatti. Ritratto del “re delle Alpi”

Chi era Walter Bonatti. Ritratto del “re delle Alpi”

“È stato il più bravo, troppo avanti rispetto agli altri”, così Reinhold Messner ricorda Walter Bonatti: “Ha fatto la prima del Capucin, il pilastro del Dru, con mezzi e attrezzature che sono ridicoli rispetto ad oggi.” Che Messner (il primo scalatore ad aver raggiunto tutte le quattordici cime del pianeta che superano gli 8mila metri) parli così di Bonatti deve farci riflettere su chi e quanto sia stato importante “Il re delle Alpi” per tutte le generazioni di scalatori.

Bonatti (19302011) oltre che alpinista e guida alpina è stato anche un giornalista che ha raccontato la sua esperienza dalle regioni più impervie del mondo, sul settimanale di attualità e cultura Epoca, sul quale pubblicava i suoi reportage fotografici. Bonatti ha avuto, negli anni sessanta, il ruolo fondamentale di far conoscere al pubblico italiano il suo lavoro e trasmettere la sua passione.

Le prime scalate

Le sue prime scalate vengono eseguite sulle Prealpi lombarde nel 1948; da lì in poi decide di alzare il tiro e aumentare la difficoltà e l’asprezza delle cime da conquistare. Per pagarsi le trasferte in montagna lavora come operaio siderurgico, andando a scalare soltanto la domenica.

Nel 1950 Bonatti tenta la prima scalata della parete del Grand Capucin (sul gruppo del Monte Bianco), ma deve abbandonare l’impresa per via di una tormenta. Quella parete non è mai stata superata prima. Ritenterà altre volte, prima di riuscire a farcela nel 1951. È una grandissima impresa, ma velata da una profonda malinconia: per la gioia, la madre Agostina muore di infarto.

bonatti

L’anno successivo Walter scala l’Aiguille Noire de Peuterey (alta 3773 metri) insieme a Roberto Bignami. Viene poi richiamato alle armi. Al termine del periodo di leva, lo scalatore bergamasco raggiunge una serie di traguardi importantissimi, come la prima invernale della parete nord della Cima Lavaredo; la vetta del Cervino, quelle del Picco Luigi Amedeo e il Torrione di Zocca in Val Masino. Nel 1954 ottiene il meritato brevetto di guida alpina.

La scalata del K2 e le polemiche

A soli 24 anni, nel 1954, Bonatti partecipa alla spedizione del K2 insieme a Desio, CompagnoniLacedelli e altri. Durante la scalata, svolta tra il 30 e il 31 luglio 1954, nella zona compresa tra l’ottavo campo della spedizione e la vetta, Bonatti e il suo compagno Amir Mahdi (qui sotto ritratti in foto) a causa di un atteggiamento superficiale e ambiguo di Lacedelli e Compagnoni sono costretti a trascorrere una notte all’addiaccio nella “zona della morte” con temperature stimate intorno ai -50° C, senza tenda né sacco a pelo o altro mezzo per potersi riparare. Da questa esperienza Mahdi riporterà congelamenti alle mani e ai piedi (perdendo alcune dita), mentre Bonatti la ricorderà come un’esperienza profondamente negativa e deludente. Questa storia lo assillerà per alcuni anni. Bonatti era infatti costretto da un contratto firmato prima della spedizione che gli impediva di parlare dell’accaduto negli anni successivi, di dare la propria versione dei fatti soltanto negli anni sessanta.

bonatti alpinismo

Le altre scalate

Dopo questo momento di profonda amarezza Bonatti, per riscattarsi dalla pessima esperienza del K2, porta a casa una spedizione ai limiti dell’umano, scalando il pilastro sud-ovest del Petit Dru (Monte Bianco) in solitaria. Rimase per sei giorni su una delle pareti più difficili del mondo, liscissima e appuntita. Sempre sul Monte Bianco riesce a portare a termine un’altra impresa, scalare la parete nord del Grand Pilier d’Angle (4243 metri), parete allora mai scalata della montagna. La scala altre tre volte in pochi anni.

Il ritiro

Dopo altre scalate in Italia, Francia, Patagonia e Perù, decide di ritirarsi dall’alpinismo estremo a soli 35 anni. Iniziano però le sue esplorazioni (e relativi reportage giornalistici) che lo porteranno a girare praticamente tutto il mondo. Viaggi in Africa, dove sale sul Kilimangiaro, e poi ancora in Australia e a Capo Horn, viaggiando sempre in solitaria. Arriva fino in Antartide.

Ma per capire la grandezza e allo stesso tempo la semplicità di una persona come Walter non c’è niente di meglio che ricordarlo con le parole della sua amata moglie, l’attrice Rossana Podestà (i due si conoscono perché lei durante un’intervista, alla domanda su chi si porterebbe su un’isola deserta, risponde Walter). Rossana ricorda che il giorno del loro primo appuntamento, a Roma, il grande esploratore, il meticoloso alpinista “sbagliò il luogo dell’incontro”…

Per chi volesse approfondire la vita e le imprese di Walter Bonatti, qui si può trovare una bibliografia essenziale e qui il film documentario “K2  – La montagna degli italiani”, dedicata proprio alla spedizione del 1954.

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