Chi era Walter Chiari. Ritratto di un “comico fuori dal comune”

Chi era Walter Chiari. Ritratto di un “comico fuori dal comune”

“Io i miei fatti te li raccontavo sempre / ed i miei pensieri li cambiavi lentamente / e le mie ragioni le negavi spesso e volentieri / ed io per te l’ultimo Valterchiari / io per te l’ultimo dei signori / l’ultimo degli attori dei grandi suonatori”. Questi pochi versi del musicista Flavio Giurato sembrano essere un sunto della vita di Walter Chiari e nascondono il motivo per cui è rimasto tra i nostri ricordi più preziosi.

La vita di Walter, che ne sognava una alla Hemingway, è fatta di alti e bassi, affrontati entrambi con uguale dignità. La sua carriera è quella di uno dei più grandi e divertenti comici che la televisione ricordi, di un attore teatrale dotato di un talento incredibile, ma è anche fitta di momenti drammatici che ne hanno segnato il triste declino.

Figlio di genitori meridionali nasce a Verona, dove trascorre la sua infanzia fino ai 3 anni prima di trasferirsi e lavorare a Milano. Frequenta le scuole in modo altalenante, comincia a lavorare giovane. La sua prima grande passione è lo sport: il pugilato, su tutti, nel quale conquista anche il titolo di campione regionale.

È un ragazzo divertente, in grado di allietare le serate degli amici con barzellette, imitazioni e racconti esilaranti. Talmente divertente che qualche volta dimentica il senso della misura. Viene licenziato dalla banca in cui lavora perché durante l’orario di lavoro viene scoperto dal capoufficio mentre si esibisce in una divertentissima parodia di Adolf Hitler. Il capoufficio non riesce a trattenere le risate, e mentre lo saluta gli consiglia di darsi al teatro. Ma quella destinazione è ancora lontana, prima di approdare nel mondo dello spettacolo, si dedica al giornalismo, fallendo presto.

È nel gennaio del 1944 che per gioco la sua vita cambia. Al Teatro Olimpia di Milano, va ad assistere insieme a qualche amico a una serata per dilettanti. All’improvviso i suoi amici, segretamente d’accordo, lo buttano di peso sul palcoscenico e davanti al pubblico curioso Walter non si tira indietro e mette in scena due dei suoi numeri umoristici che avrebbero fatto poi divertire milioni di italiani: lo sketch di Hitler (un mix geniale tra la lingua tedesca e dialetto milanese) e la gag di un balbuziente che cerca di ordinare una granita al bar.

Viene arruolato presto nel teatro di rivista e al cinema. È un improvvisatore straordinario, e inizia ad avere ruoli di primo piano già dal 1946, con lo spettacolo Se ti bacia Lola. Qualche anno dopo, si diletta anche nello scrivere i testi.

L’esordio al cinema è altrettanto folgorante, nel 1947 per il film Vanità vince un Nastro d’argento. Lavora con i mostri sacri della commedia all’italiana, come Totò e Ugo Tognazzi acquistando sempre più visibilità. Chiari non è soltanto un personaggio comico. La sua miglior interpretazione è quella in Bellissima, di Luchino Visconti, accanto ad Anna Magnani. Lavorerà anche con Dino Risi e Orson Welles.

Proprio il ruolo di dongiovanni (interpretato in Bellissima) è quello che più si addice alla sua vita privata. Il suo nome viene spesso ripreso da giornali scandalistici per i numerosi flirt italiani (Elsa Martinelli, Delia Scala, Lucia Bosè, Mina) e internazionali (Ava Gardner). Dal rapporto con Alida Chelli (cui seguirà un matrimonio e un divorzio dopo appena tre anni e mezzo), verrà alla luce il figlio Simone.

Nella televisione il talento comico di Walter Chiari si esprime in tutta la sua grandezza. I suoi sono sketch raffinati, in cui fa un uso virtuoso del monologo e di una comicità mimica impressionante. Ricercati soprattutto dal punto di vista linguistico. Il suo numero più divertente e famoso è quello del “Sarchiapone” insieme alla sua spalla comica Carlo Campanini (l’altra indimenticabile è stata Mario Riva).

Il momento più alto della sua carriera coincide anche con quello più basso. Il 20 maggio 1970 Walter viene fermato dai Carabinieri, un delinquente locale aveva accusato Chiari di spaccio di droga. La stampa italiana distrugge l’immagine dell’attore. Walter resta più di un mese in carcere e alla fine viene prosciolto dall’accusa di spaccio e condannato con la condizionale per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale.

Il suo ritorno in tv è drammatico, la RAI lo emargina e i produttori teatrali non lo chiamano più. L’unico a ricontattarlo è Paolo Pillitteri nel 1974 che gli offre di partecipare a una serata di spettacoli patrocinati dall’assessorato alla Cultura del Comune di Milano. Ma risalire è difficilissimo, così si adatta a lavorare nei film di serie B e nelle tv locali.

Quando finalmente riesce a ricalcare le scene televisive con qualche ospitata di rilievo, viene accusato dal camorrista “pentito” Giovanni Melasso (lo stesso che aveva accusato Enzo Tortora) di aver acquistato rilevanti partite di droga. Chiari viene prosciolto in istruttoria, ma per l’opinione pubblica è una seconda macchia imperdonabile.

Si dedica al teatro di prosa (interpretando anche una pièce di Beckett) e al cinema, con il film Romance di Massimo Mazzucco per il quale viene candidato alla Coppa Volpi come migliore attore al Festival di Venezia, senza vincerla. È l’ultimo grande saluto di Walter, prima di spegnersi nella sua amata Milano, nel 1991, all’età di 67 anni per un infarto.

Ai suoi funerali parteciparono più di tremila persone commosse. Ma fino all’ultimo Walter ha continuato a farci sorridere. Un giorno disse a Dino Risi che sulla sua lapide avrebbe voluto incidere: “Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato”.

Immagine via Flickr