Chi era William Burroughs, il ritratto di uno degli scrittori più radicali di sempre

Chi era William Burroughs, il ritratto di uno degli scrittori più radicali di sempre

A metà degli anni Cinquanta, un reporter della Chicago Review incontrò William Burroughs per un’intervista. All’epoca lo scrittore aveva alle spalle un solo romanzo, che aveva però fatto molto discutere. Di lui si sapeva poco, e quindi come prima cosa il reporter gli chiese di descriversi. La sua risposta fu lapidaria.

Unico erede maschio della Burroughs Machine Corps St. Louis Missouri. Laureato ad Harvard, con ricerche post-laurea in antropologia e psicologia alla Columbia. Per gli ultimi quindici anni sono stato noto come tossicodipendente e omosessuale.

L’opera e la poetica di Burroughs non può essere compresa se non si prende in analisi la condizione sociale in cui decise di vivere per tutta la vita. Ripudiando le proprie origini agiate, per vivere una vita improntata all’eversione in senso lato. Verso le convenzioni familiari, sociali e politiche. Che lo hanno reso uno degli scrittori più radicali di sempre.

La vita

Nato a Saint Louis il 5 febbraio 1914, Burroughs cresce in una famiglia estremamente agiata. Suo nonno aveva registrato il brevetto del primo calcolatore scrivente, e la famiglia Burroughs possiede una delle aziende più floride del Missouri. Fin dall’adolescenza, però, William dimostra una grande insofferenza sia per lo stile di vita della propria famiglia, che per le convenzioni sociali.

Terminati gli studi superiori, si iscrive alla facoltà di lettere di Harvard, e si laurea con profitto. Ma una volta concluso il suo percorso universitario, la strada di William prende una brusca svolta. Dichiaratamente omosessuale, decide di allontanarsi dalla famiglia—che mal sopporta la sua natura, e teme per la propria reputazione—e non ritorna a St Louis per unirsi all’azienda del padre.

Per festeggiare la laurea, compie un viaggio in Europa. Ma a differenza degli studenti americani che lo avevano preceduto in questo viaggio nel Vecchio Continente, trova un’Europa sull’orlo del baratro. In Austria, rimane estremamente turbato

Tornato in patria, decide di trasferirsi a New York. E comincia una vita dissoluta, fra droga—per gran parte della sua esistenza fu dipendente dalla morfina—sesso, e vita criminale. È in questo periodo che riscopre una grande passione dell’adolescenza: la scrittura.

Alla fine degli anni Quaranta farà la conoscenza di due giovani autori in erba: Allen Ginsberg e Jack Kerouac. Che dopo averlo conosciuto rimangono abbagliati dal suo talento. I tre autori, successivamente—seppur con stili piuttosto diversi—saranno ricordati come i padri della Beat Generation.

L’inizio della sua produzione letteraria coincide anche con l’avvicendarsi di una serie di esperienze raminghe. Prima a città del Messico, poi a Tangeri, e successivamente a Parigi. Tornando in patria solo durante la maturità, e morendo a Lawrence, in Kansas, il 2 agosto 1997.

Le opere biografiche

Il primo, vero, romanzo scritto da Burroughs è stato La scimmia sulla schiena (1953). Un libro a metà strada fra il racconto autobiografico e il saggio, in cui l’autore racconta la sua esperienza da tossicodipendente a New York. L’emarginazione e la vita nell’ombra a cui decise di votarsi. Fra vita di strada, criminalità, crisi d’astinenza, e terribili cliniche di recupero.

Il secondo, in un certo senso, è una continuazione biografica. Perché racconta l’altra metà della vita da emarginato di Burroughs: la sua sessualità. Checca (scritto fra il 1951 e il 1953, ma pubblicato solo nel 1987) è la storia di un giovane omosessuale americano che si trova a Città del Messico e che tenta inutilmente di far innamorare di lui un turista con cui ha avuto un rapporto mercenario.

Pur mantenendo lo stesso approccio stilistico del libro precedente, Checca introduce alcuni canoni che faranno parte del corpus principale e più famoso dell’opera di Burroughs. La Città del Messico narrata non è quella reale: viene definita “interzona” dall’autore. Un non luogo, in cui regna il degrado e l’anarchia sociale e umana, in cui avvengono scambi interpersonali impossibili all’interno della civiltà. Parallelamente alla trama “principale”, poi, Checca narra un viaggio in Sud America alla ricerca di una determinata sostanza che consente di influenzare la mente degli altri.

“Pasto nudo”, la poetica, e lo stile di Burroughs

Ed è infatti questo il grande tema della poetica di Burroughs: il controllo. Esercitato dallo stato, dalla società, dalla tecnologia, dalle sostanze, e da noi stessi. La tetralogia successiva a questi primi due libri—Il pasto nudo (1959), La macchina morbida (1961), Il biglietto che esplose (1962), Nova Express (1964)è interamente incentrata su questa tematica, e sviscerata in modo unico.

Nel corso della sua carriera Burroughs scriverà altre grandi opere, ma è questa tetralogia il centro nevralgico della sua produzione. Le ultime parole di Dutch Schultz (1970), Porto dei santi (1973), e la trilogia che comprende Le città della notte rossa (1981), Strade morte (1983) e Terre occidentali (1987) sono tutti grandi romanzi. Ma difficilmente possono essere compresi se non inseriti all’interno del solco narrativo iniziato con Il pasto nudo. A partire da questo romanzo, infatti, è difficile rintracciare una vera e propria trama nei lavori dell’autore americano.

E questo perché la maggior parte di essi furono realizzati attraverso la tecnica del cut-up. Che consisteva nel prendere un testo già esistente, nel sezionare soltanto singole parole o singole frasi, e poi ricomponendole in un ordine diverso. La prosa di Burroughs, quindi—già ricca di inventiva, di umorismo, e di avanguardia—divenne un flusso di coscienza che in alcuni tratti era intelligibile solo all’autore. Ma che nella sua complessità era perfetto per comunicare l’alienazione, l’isolamento, e il terrore provocato dalle sovrastrutture sociali di controllo sulla mente. Perfino il linguaggio infatti, per lo scrittore, era una temibile forma di controllo mentale.

Consigli per avvicinarsi all’autore

Proprio per l’estrema complessità—sempre più densa via via che le opere si susseguono—il modo migliore per avvicinarsi alla scrittura di Burroughs è quello di cominciare dai suoi primi due libri. La scimmia sulla schiena e Checca. Molto meno criptici rispetto ai successivi. E che consentono di intuire quale sia il messaggio che lo scrittore stava per iniziare.

Immagini: Copertina