Wislawa Szymborska, la poesia delle piccole cose e dei grandi sentimenti

Wislawa Szymborska, la poesia delle piccole cose e dei grandi sentimenti

Prima del 1996 Wislawa Szymborska era una poetessa pressoché sconosciuta alla maggior parte delle persone. Ma quell’anno fu speciale: Wislawa fu premiata con il Premio Nobel per la letteratura e da allora la sua fama e le vendite dei suoi libri raggiunsero picchi eccezionali, non solo nel suo paese natale, la Polonia, ma anche in tutto il mondo.
Poetessa dal nome difficilmente pronunciabile – se vuoi farti un’idea di come si pronuncia, ascolta qui – di lei ricordiamo soprattutto le poesie delicate del vivere quotidiano. Tra le motivazioni degli accademici svedesi si afferma che Szymborska “è autrice di una poesia che, con una precisione ironica, permette al contesto storico e biologico di manifestarsi in frammenti di verità umana. Si rivolge al lettore combinando in modo sorprendente lo spirito, la ricchezza inventiva e l’empatia, ciò che fa pensare talvolta al secolo dei Lumi, talvolta al Barocco”.

Nata nel 1923 a Kornik, vicino Poznan, iniziò a pubblicare le sue poesie a vent’anni, nel 1945, su un quotidiano nazionale. Racconta la Szymborska che cominciò a scrivere piccoli componimenti sin da bambina e suo padre le dava qualche centesimo per ciascuno.

Si può dire che ho cominciato molto presto a guadagnarmi la vita scrivendo. Ma il salario che mi dava mio padre era modesto. Bastava per comperarmi delle caramelle.

Si impose all’attenzione del pubblico polacco a partire dal 1956 con le raccolte Appello allo YetiSale e Gran divertimento, nelle quali gli eventi del quotidiano vengono raccontati attraverso profonde riflessioni morali e psicologiche. Ma alcuni anni prima, negli anni ’40, subì pressioni da parte del regime e la pubblicazione di un suo primo volume venne rifiutata per motivi ideologici. Il libro, che avrebbe dovuto essere pubblicato nel 1949, non superò la censura in quanto “non possedeva i requisiti socialisti”. Tuttavia, come molti altri intellettuali della Polonia dell’epoca, nella prima fase della sua carriera, Szymborska rimase fedele all’ideologia ufficiale, elogiando Stalin, Lenin e il realismo socialista, cercando di adattarsi ad esso.

Il primo volume di poesie del 1952, Per questo viviamo, contiene infatti testi dai titoli molto eloquenti come “Lenin”. In futuro disconobbe totalmente questa prima fase della sua produzione poetica, come disse in un’intervista alla critica letteraria Benedetta Craveri di Repubblica, perché aderendo alle idee socialiste, i suoi primi due libri erano intrisi d’ideologia.

Non mi giustifico, l’ho scritto. Me ne pento. Ma, d’altra parte, anche questo fa parte delle mie esperienze, il che significa che a volte ci mancano conoscenza e immaginazione.

Nonostante questa vicinanza al regime, fu accusata in patria di scrivere una poesia incomprensibile e troppo individualista, ovvero contro il popolo, un controsenso visto che oggi in tutto il mondo è considerata come la più popolare tra i poeti. Fu travisata. Ecco infatti che cosa disse, sempre alla Craveri, nell’intervista del 1996.

La maggior parte della mia generazione letteraria ha creduto che il sistema comunista fosse un sistema che assicurava la felicità del genere umano. E in verità lo abbiamo creduto. Bisogna ugualmente dire che eravamo molto giovani, stupidi, ingenui, senza alcuna esperienza politica. A questo punto aggiungo che uscivamo da una terribile guerra e che volevamo con tutte le nostre forze amare il genere umano. A partire dal 1955, all’incirca, ho cambiato completamente stile. Non avevo più obblighi di sorta e ho cominciato a scrivere come avrei dovuto fare fin dall’inizio. Le poesie scritte prima non sono riproponibili, perché non mi piacciono. Erano frutto di una attività stupida, erano propaganda.

Dal 1955 il cambio di visione del mondo, registrata in Appello allo Yeti, e nel 1966 ci fu l’uscita dal partito, che le costò l’isolamento e l’esclusione dalla redazione della rivista in cui lavorava. Ma il mondo stava cambiando e oggi le sue poesie sono ricordate per essere le poesie delle piccole cose quotidiane.

Wislawa Szymborska: le poesie che parlano a tutti

Nei suoi componimenti ha sempre cercato parole dirette e un linguaggio parlato mai aulico. Tuttavia sarebbe limitante per il suo stile raffinato, se si leggessero i suoi componimenti solo in superficie, indicandoli unicamente come poesia delle piccole cose. La sua è una ricerca sull’esperienza come evento della singolarità.
Oggetto principale dei suoi versi è la ricerca introspettiva e filosofica del vivere attraverso i gesti semplici e comuni. Szymborska preferiva usare il verso libero e infatti le sue opere sono contraddistinte, dal punto di vista linguistico, da una grande semplicità. Come questa.

Accanto a un bicchiere di vino 
Con uno sguardo mi ha resa più bella,
e io questa bellezza l’ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.
Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.

Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d’amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un’invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell’abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere dall’onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.
Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.

Oppure questa, che parla d’amore

Il primo amore 
Dicono che il primo amore sia il più importante.
Ciò è molto romantico
ma non è il mio caso.
Qualcosa tra noi c’è stato e non c’è stato,
è accaduto e si è perduto.

Non mi tremano le mani
quando mi imbatto in piccoli ricordi
e in un rotolo di lettere legate con lo spago
nemmeno con un nastrino.
Il nostro unico incontro dopo anni,
la conversazione di due sedie
intorno a un freddo tavolino.

Altri amori
ancora respirano profondamente in me.
A questo manca il fiato per sospirare.
Eppure proprio così com’è,
è capace di ciò di cui quelli
non sono ancora capaci:
non ricordato,
neppure sognato,
mi familiarizza con la morte.

Per approfondire: oltre alla già citata intervista-ritratto di Benedetta Craveri, storica critica letteraria di Repubblica, che ha incontrato la Szymborska a pochi mesi dal Nobel, ti consigliamo l’intera opera della poetessa nella pubblicazione di Adelphi, La gioia di scrivere, un volume con traduzione a fronte che include tutti i componimenti dal 1945 al 2009.

Foto cover: Wikipedia