Yamabushi: gli asceti delle montagne giapponesi che vivono tra i boschi e venerano la natura

Yamabushi: gli asceti delle montagne giapponesi che vivono tra i boschi e venerano la natura

Cadere sette volte, rialzarsi otto

Antico proverbio giapponese

Essere più forti della natura e delle sue sfide. Rialzarsi dopo ogni caduta definisce la tempra dell’essere umano, la sua determinazione e l’attitudine alla gioia. Una condizione che rappresenta perfettamente lo stile di vita degli yamabushi, gli asceti giapponesi che abitano le inospitali montagne giapponesi da centinaia di anni e che vivono da eremiti tra i boschi, nonostante il clima rigido e le condizioni di vita spartane.

La storia dei monaci yamabushi e l’unione tra uomo, divinità e natura

Il culto sincretico degli yamabushi nacque intorno al VII secolo e fondeva elementi sciamanici con quelli del buddismo esoterico. Gli yamabushi abitavano le montagne sacre come il Dewa Sanzan e l’Omine e in passato  – Il termine yamabushi, letteralmente significa “colui che si nasconde tra le montagne” – indicavano i mistici eremiti che un’antica tradizione considerava guerrieri invincibili, dotati di poteri soprannaturali.

Era infatti credenza comune che acquisissero poteri magici, attraverso delle rigorose pratiche di meditazione in questi luoghi selvaggi. Seguivano principalmente la dottrina Shugendō, una combinazione di elementi buddhisti e shintoisti che poneva grande attenzione alle pratiche di resistenza fisica. Come attraversare a piedi nudi i gelidi fiumi, meditare sotto le cascate e camminare per molti chilometri in sentieri impervi, oppure passare le notti a meditare in cima alle montagne. Il misticismo dello Yamabushi risiede proprio nello sforzo fisico per arrivare ad una spiritualità più elevata. Questi asceti venivano ingaggiati come guaritori o medium, un po’ come accadeva al loro corrispettivo femminile, le miko, le donne sacerdotesse della cultura giapponese.

Mount Fuji monaci

Gli asceti Yamabushi nel Giappone di oggi

Nell’uso moderno, il termine yamabushi si riferisce ai praticanti dello Shugendō. Gli yamabushi con le loro tuniche bianche e le loro trombe horagai, costruite da una conchiglia gigante ricavata dal pesce strombo, vivono ancora tra le montagne sacre delle regioni del Kumano e dell’Omine. Zone ricche di boschi e sentieri ripidi che puoi attraversare facendo trekking tra meravigliosi paesaggi, seguendo i sentieri segnati per i pellegrini. In questa zona poco popolata e dal clima rigido, si possono vedere ancora oggi questi eremiti camminare con i loro vestiti tradizionali e le loro lunghe barbe bianche.

In questo bellissimo video del 2018 del regista Fritz Schumann, puoi vedere come i monaci delle montagne trascorrono il loro tempo, scandito da rituali mistici, attività fisica e preghiera. La fatica fisica diventa necessaria per l’ottenimento di una vita spirituale: i loro rituali di preghiera hanno a che fare con la fisicità e si sottopongono a gravosi training ascetici che simboleggiano la morte e la rinascita. Il breve documentario racconta anche la storia di un impiegato di una grande azienda, sposato con figli, che decide di seguire questa pratica, innescando una rivoluzione personale e spirituale che lo porta alla gioia piena.

È il legno che deve temere la tua mano, non il contrario. Per forza non ci riesci, ti arrendi prima d’iniziare.

(Il monaco Pai Mei durante gli allenamenti con la sposa in Kill Bill: Volume 2 di Quentin Tarantino)

Foto cover: IstockPhoto | Foto 2: Getty Images