Yves Klein, l'artista-inventore della più “perfetta espressione di blu”

Yves Klein, l'artista-inventore della più “perfetta espressione di blu”

Qualche anno fa è stata organizzata una bella mostra al Museo del Novecento di Milano in cui venivano messe a confronto le opere di Lucio Fontana e Yves Klein. Nessun accostamento poteva essere più azzeccato: del resto la ricerca fisica e concettuale attraverso i tagli dell’artista italiano è simile allo studio per la croma, il blu e “il vuoto assoluto” del pittore francese.

Mentre per Lucio Fontana bucare la tela significava creare “una dimensione infinita”, per Yves Klein “la monocromia è la sola maniera fisica di dipingere che permette di raggiungere l’assoluto spirituale.” Quest’ultima frase racchiude un po’ il pensiero che si celava nel puntiglioso lavoro tanto concettuale quanto volto all’immateriale dell’artista francese.

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Per cercare di trovare una definizione ai lavori di Yves Klein, in molti hanno inserito l’artista all’interno della grande famiglia del Nouveau Réalisme, un movimento artistico dei primi anni Sessanta del Novecento che ha per oggetto “materiali desunti dalla realtà, anche quella più banale”. Per fare un esempio molto a vicino a noi: Christo, l’artista che l’anno scorso ha realizzato la passerella temporanea sul lago d’Iseo, è stato più volte inserito all’interno di questa corrente.

Yves Klein nasce nel 1928 a Nizza da Fred Klein e Marie Raymond, entrambi pittori. Frequenta prima l’Ecole Nationale de la Marine Marchande, poi l’Ecole Nationale des Langues Orientale, dove abbraccia la cultura spirituale tipica dei paesi orientali e si appassiona al Judo.

Nonostante sia sempre vissuto tra le tele e i pennelli dei genitori, però, Klein inizia seriamente a dipingere solo dopo aver stretto una profonda amicizia con Armand Pierre Fernandez, diventato noto per le sue tele in cui inserisce strumenti musicali infranti.

Sebbene dai più critici verrà subito etichettato come un millantatore, Klein inizia a far parlare di sé già dal 1947 quando mette in scena la sua prima Symphonie monoton, una “sinfonia con un solo tono che esprimeva come desideravo fosse la mia vita”.

In pratica si tratta di una performance—in cui si rintracciano i primi segnali di quella che sarà la Body Art—in cui tutto viene ridotto ai minimi termini, mentre musica e colore diventano un unico oggetto d’interesse.

Molte delle prime opere di Klein, infatti, consistono proprio in dipinti monocromi. In sette anni ne realizza più di mille utilizzando esclusivamente pigmenti puri, in modo tale che il colore non perda la luminosità una volta unito a un legante. Secondo l’artista questa costante ricerca sulle diverse nuances serve a identificare una “corrispondenza intima con la misura umana”.

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Dal 1955, però, Kein inizia a concentrarsi esclusivamente al blu: la tinta più nobile perché “unifica il cielo e la terra e dissolve il piano dell’orizzonte”. E proprio l’anno dopo, conferma di aver trovato finalmente “la più perfetta espressione del blu”, un oltremare saturo e luminoso, privo di alcuna alterazione, poi brevettato col nome di International Klein Blue.

Tra gli altri “lavori immateriali” di Klein è degna di nota la fotografia “Salto nel Vuoto”, dove l’artista sfida le leggi della gravità. Il “Vuoto” per Klein è uno stato simile al nirvana, un’area dove entrare in contatto con la propria sensibilità, per vedere la realtà oltre la rappresentazione. L’obiettivo di Klein, insomma, è sempre quello di creare “Zone di Sensibilità Pittorica Immateriale”.

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Klein muore a Parigi di infarto del miocardio nel 1962 a soli 34 anni, poco prima della nascita di suo figlio, anch’egli destinato a chiamarsi Yves—come egli stesso e il figlio dell’amico Arman.

Se vuoi sapere di più su Klein, ti consigliamo di leggere la biografia scritta da Thomas McEvilley in cui conoscere meglio “la monocromia, l’antipittura, lo spostamento dell’attenzione sulla scultura e sull’installazione, la smaterializzazione dell’arte” di “Yves il provocatore”.

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