Cosa succederebbe se scoprissimo altre forme di vita?

Cosa succederebbe se scoprissimo altre forme di vita?

Chiedersi se esistono altre forme di vita nell’universo è una curiosità che tutti abbiamo. Gli scienziati, i ricercatori ma anche i semplici appassionati di astronomia non si chiedono mai cosa accadrebbe se davvero entrassimo in contatto con gli alieni.

Qualche giorno fa un giornalista del Guardian, Roger Pielke Jr., ha pubblicato la sua interessantissima opinione sull’argomento. Secondo lui, non essere ancora riusciti a scoprire tracce di extraterrestri nell’universo sarebbe un sollievo.

Nel 1965, racconta Pielke, la sonda Mariner IV spedita alla volta di Marte riportava i dati negativi dal pianeta rosso: nessuna traccia di vegetazione, mancavano le condizioni necessarie per la vita. I giornali di tutto il mondo chiudevano la pratica annunciando in fretta che anche Marte era un pianeta morto.

A quel tempo, un famoso astronomo americano, Carl Sagan, aveva iniziato a chiedersi per quale motivo i media si fossero comportati così. Trovare la vita oltre la terra, si rispose, distorcerebbe la nostra convinzione di essere l’unica razza intelligente dell’universo.

Secondo Pielke questa convinzione sarebbe così solida che scoprire vita aliena porterebbe a conseguenze rivoluzionarie per il nostro pensiero; per questo motivo si preferisce non parlarne e lasciare che l’argomento sia smarcato frettolosamente.

Parlare di alieni ha sempre qualcosa di strano. I dibattiti tra i massimi astronomi non si concentrano quasi per niente sulle conseguenze che seguirebbero a una tale scoperta.

Le Nazioni Unite ad esempio hanno affrontato la questione della vita extraterrestre per la prima e ultima volta nel 1977.

Il giornalista spiega che qui il problema non è capire se gli alieni siano come ce li immaginiamo, verdi con gli occhi grandi o in forma di batteri o microbi. La questione fondamentale è che siamo completamente impreparati a questa eventualità.

Il dibattito è necessario, ma finora è stato trattato con dignità soltanto nel cinema e nella letteratura, due mondi in cui purtroppo si rischia di ridimensionarlo sotto la lente della finzione.

Il nostro è un secolo in cui si stanno intavolando dibattiti seri e costruttivi su argomenti nuovi: i sistemi energetici, le tecnologie agricole, l’intelligenza artificiale, la modificazione genetica, la biologia sintetica.

“In questa lista però nessuno parla”, si lamenta Pielke “delle conseguenze sociali alla scoperta di vita extraterrestre”.

Caso emblematico è quello del progetto chiamato Breaktrough Listen ideato da Stephen Hawking, uno dei più famosi astrofisici del mondo, e finanziato da Yuri Milner, un miliardario russo. Il progetto si pone come obbiettivo quello di scoprire tracce di vita aliena fuori dal nostro sistema solare.

È lo stesso Milner che finanzia l’operazione, però, a essere scettico: “È molto probabile che non troveremo niente di interessante”. Una frase che dà perfettamente ragione a Pielke quando parla del sollievo di sapere di essere le uniche forme di vita intelligenti dell’universo.

Immagine via Flickr