Per monitorare la salute della Grande Barriera Corallina è scesa in campo la NASA

Per monitorare la salute della Grande Barriera Corallina è scesa in campo la NASA

Per contrastare le disastrose conseguenze del riscaldamento globale, nuove forze (e nuovi approcci di ricerca) scendono in campo. L’aumento delle temperature sta mettendo in serio pericolo, come ben sappiamo, anche le nostre acque.

Una previsione di alcuni scienziati dell’Università australiana del Queensland prevede addirittura la morte della Grande Barriera Corallina entro 50 anni a causa dell’innalzamento delle temperature medie dell’acqua.

Per monitorarla e mapparla finora abbiamo usato le immersione, ma un approccio completamente diverso, rivoluzionario, potrebbe portare maggiori risultati in minor tempo.

Si chiama CORAL, l’acronimo di COral Reef Airbone Laboratory, ed è un’iniziativa della NASA. (Si tratta dello stesso laboratorio di ricerca che si sta occupando di Curiosity su Marte.) Per valutare lo stato di salute della Grande Barriera Corallina australiana gli scienziati hanno deciso di affidarsi alla visione aerea così da aumentare il raggio di analisi e accelerare i tempi di ricerca.

Da oltre 6mila metri verrano prodotti quadri generali sulla quantità di sabbia, coralli e alghe che formano la barriera, grazie a Gulfstream III.

La missione è di ampio respiro e si svolgerà nell’arco di tre anni. Le ricognizioni aeree verranno eseguite da un velivolo dotato di speciali sistemi ottici, strumenti e tecnologie d’avanguardia, che penetrano la superficie dell’acqua rivelando dettagli incredibili.

La missione non riguarda soltanto la Grande Barriera Corallina, ma è anche attiva nelle Hawaii, nelle isole Marianne e nell’arcipelago di Palau.

Per farti un’idea della bellezza e della complessità di questa ricerca, la NASA ha pubblicato un video per conoscere più da vicino il nobile progetto.

Immagine via YouTube