Le bici bianche di New York, in memoria dei ciclisti vittime della strada

Le bici bianche di New York, in memoria dei ciclisti vittime della strada

Andare in bicicletta è bellissimo, anche su strade statali e urbane, ma indubbiamente rischioso. Situazione confermata da numerosi studi. Tra i più recenti, quello del Das di Generali Italia riportato dal Sole 24 Ore. Secondo cui appunto, pedalare in Italia è pericoloso. Con picchi nelle regioni Trentino, Veneto ed Emilia Romagna.

I proprietari di “velocipedi” ben attrezzati e rispettosi delle norme di circolazione del codice della strada, infatti, sono esposti comunque a molti pericoli, che significano quasi sempre la morte. Il ciclista può distrarsi—è accaduto quest’anno anche a un campione di moto GP. O restare in balia delle automobili in una grande città, che circolano spesso troppo veloci e a breve distanza l’una dall’altra. È successo poco tempo fa sul lungotevere romano, a uno studente canadese di 22 anni.

Se nel nostro Paese gli amanti responsabili della bicicletta non hanno vita facile—anche a causa della scarsa “ciclabilità” delle nostre grandi città, e specialmente di notte—nel resto del mondo il problema non è comunque risolto. Per ricordare i ciclisti vittime della strada e sensibilizzare l’opinione pubblica, da quasi 15 anni è sorto il movimento delle “ghost bikes”.

biciclette11

Le biciclette bianche di New York

Le ghost bikes sono biciclette verniciate completamente di bianco. E installate nei luoghi in cui, in seguito a un incidente stradale, un ciclista ha perso la vita. Sono allo stesso tempo un monito e un memoriale per la vittima. Spesso dotato di una targa e adorna di fiori lasciati da amici e passanti. Ma anche un inno alla libertà di andare in bici. E un modo per innescare una sorta di protesta silenziosa e, si spera, permanente.

La prima ghost bike è stata affissa a St. Louis nel 2003. Oggi nel mondo ce ne sono centinaia. In Italia ce ne sono alcune, ma è negli Stati Uniti che il movimento delle ghost bike è più presente. Oltre che meglio pubblicizzato e organizzato.

biciclette10

A New York ci sono più di 150 “biciclette fantasma”, incatenate a qualche angolo di strada. Un giornalista newyorchese, Ethan Brooks, ha girato un toccante cortometraggio dedicato al movimento delle “biciclette bianche”. E, in particolare, a uno dei volontari dell’organizzazione, Mirza Molberg. L’uomo che ha creato molte delle ghost bike che potresti incontrare per le strade di New York.

All’inizio del corto, Mirza ricorda di aver affisso la sua prima ghost bike nel 2011. All’epoca però, ricorda, non era particolarmente coinvolto nel progetto, mentre oggi lo è. Il corto infatti, mentre descrive il movimento delle biciclette bianche attraverso il ritratto di uno dei suoi volontari, parla anche di altro.

Un toccante promemoria per ciclisti e automobilisti

Parla di come un evento traumatico privato possa rendere più acuta la sensibilità civica di un individuo. Nel caso di Mirza, l’esperienza è una delle più dolorose che possano capitare a un essere umano, la perdita di una persona cara.

biciclette14

La sua fidanzata, Lauren Davis, morta nell’aprile 2016, era un’appassionata ciclista ed è una vittima del traffico di New York.

Il mio coinvolgimento [nel movimento delle ghost bike] non era così personale, come lo è diventato adesso. Incontrai Lauren anni dopo [il 2011], al gruppo di meditazione di cui faccio parte. Mi piacque fin dal primo momento […] La mattina del 15 aprile 2016, era un giorno lavorativo qualsiasi […] di quelli in cui provavamo a dormire più a lungo possibile, ma non così a lungo da arrivare in ritardo al lavoro. Lei mi diede qualcuna delle focaccine ai mirtilli che aveva fatto, io avevo preso le mie cose e dicendole “ciao” ero uscito da casa sua. Lei uscì quasi nello stesso momento, sulla sua bicicletta, cosa che amava fare… e questo è tutto. Non l’ho mai più rivista.

Mirza ricorda lo stordimento di fronte al lutto, e anche di aver assemblato la ghost bike per Lauren, la settimana dopo l’incidente. Il video è toccante, ma a ciglio asciutto. L’esperienza personale del singolo ghost biker tracima nell’esperienza collettiva. Immergersi nelle iniziative delle biciclette bianche, infatti, non è stato solo un modo per elaborare il lutto.

Ma anche un promemoria del fatto che io, che giro per le strade, potrei diventare una ghost bike in un attimo.

Un avvertimento ai ciclisti ma anche e soprattutto agli automobilisti: non siate fantasmi gli uni per gli altri.

biciclette1

Immagini: Copertina |1 – 4|