Biomimetica, quando la natura ispira la tecnologia

Biomimetica, quando la natura ispira la tecnologia

Tutto può essere fonte di ispirazione. Non c’è bisogno di guardare lontano, si deve guardare nella giusta direzione. La si può trarre dall’arte, dai pittori e da scrittori; o dalla natura. Come gli animali e le piante.

È la biomimetica. Lo studio dei processi biologici della natura come fonte di ispirazione per il miglioramento delle attività e delle tecnologie umane. Un lavoro da designer, architetti, ma estremamente affascinante anche per tutti noi.

Il termine viene coniato per la prima volta in un libro del 1997 scritto da Janine Benyus, intitolato Biomimicry – Innovation inspired by nature. Conoscere questa disciplina vuol dire capire che anche le più grandi intuizioni nel campo ingegneristico sono state ispirate da ciò che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi.

O per dirla meglio con Janine: “Per vincere la lotta per la sopravvivenza piante e animali hanno sviluppato soluzioni mirate al minor consumo possibile di risorse”. Allora perché non prendere spunto da loro?

Prendiamo per esempio il velcro. Si tratta dell’equivalente sintetico della bardana in natura. Una pianta che l’ingegnere svizzero George de Mestral osservò alla fine degli anni ’40.

O, in un caso più recente, lo smagliante padiglione dorato negli Emirati Arabi Uniti che contiene tantissimi esemplari di farfalle, ispirato proprio alla grazia di questo insetto.

Il video che vogliamo mostrarti è stato realizzato dalla redazione di VOX e raccoglie oltre che alcune osservazioni sulla biomimetica di Janine Benyus anche la storia affascinante dei “treni proiettile” in Giappone.

I treni ad alta velocità in Giappone

Shinkansen è la rete ferroviaria del Sol Levante inaugurata alla fine degli anni cinquanta. Oggi i suoi treni sono noti con l’appellativo di “treni proiettile”. Nel 1989, si dovette pensare a un nuovo progetto di design. Non era la velocità il problema, ma il rumore che i treni facevano uscendo da un tunnel.

Questo perché la pressione dell’aria generata dal treno in galleria una volta che usciva era “detonante”. (Questi treni erano già allora in grado di toccare i 300 km/h.) Il rumore non avrebbe rappresentato nessun problema se non fosse per la presenza intorno di numerose abitazioni. Venne chiamato un team di ricercatori per risolvere il problema. Tra questi c’era Eiji Nakatsu, un ingegnerie non soltanto estremamente preparato, ma anche appassionato di natura. Praticava il birdwatching.

Proprio basandosi sulla conformazione di tre uccelli, Nakatsu realizzò il suo progetto. Rinnovando il pantografo, lo sturmento che collega i treni ai cavi superiori. Per ridurre il suono l’ingegnere adoperò la stessa seghettatura e curvatura delle piume dei gufi che permettono di ghermire le prede silenziosamente. Il segreto è proprio in questa frangia che spezza le onde sonore generate dal passaggio dell’aria.

Anche il corpo liscio del pigoscelide di Adelia (una specie di pinguino) è stato preso in esame. Questo permette all’animale di scivolare e scorrere senza sforzo lungo le superfici. È stata fonte d’ispirazione per l’asta di supporto del pantografo. Per una più bassa resistenza alle correnti d’aria.

Per ultimo, estremamente importante, è stato il martin pescatore. Questo uccello cattura con estrema rapidità le prede in acqua e con il suo becco non compie alcuno schizzo. Per quanto è affilato. E così il muso del treno è stato progettato seguendo queste linee.

Le ali, il corpo e il becco di tre uccelli straordinari per un treno ad alta velocità. Che debutta nuovamente nel 1997 superando i 350 km/h. Registrando un 10% in più di velocità e usando il 15% in meno di elettricità. Oltre ad essere estremamente silenzioso: non superando i 70 dB.

Immagine di copertina