Capraia, l’unica isola del mediterraneo a usare solo energie rinnovabili

Capraia, l’unica isola del mediterraneo a usare solo energie rinnovabili

Nell’arcipelago toscano tra le splendide isole dell’Elba e del Giglio ce n’è anche un’altra, un po’ più piccola rispetto a queste due, che conta appena 406 abitanti (il che lo rende il comune italiano con sbocco sul mare meno popolato) che non ha niente da invidiare in quanto a bellezza e natura.

È l’isola di Capraia, nel Canale di Corsica. Di origine vulcanica, Capraia non ha spiagge di sabbie ma presenta coste rocciose dove si può fare il bagno sugli scogli al termine di un breve sentiero. Dal 1996 quest’isola fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e vi si possono trovare oltre a una vegetazione ricchissima anche alcune specie endemiche estremamente rare.

Il nome, come facilmente potrai intuire, risale all’antichità e stava a indicare la diffusa presenza di capre. “Un’irta isola piena di uomini che fuggono la luce”, così la definiva invece il poeta e politico Claudio Rutilio Namaziano nel V secolo d.C.

Oltre a essere uno dei luoghi più belli della Toscana, l’isola di Capraia è diventato anche un modello di economia green per tutti i Paesi che affacciano sul mediterraneo. Si tratta infatti dell’unica isola del “mare nostrum” che sfrutta al 100% le energie rinnovabili.

Questa conquista, ancora in espansione, fa parte del progetto “Capraia smart island”, nato inizialmente da un piccolo gruppo di residenti dell’isola che usava le energie rinnovabili per le proprie attività stagionali. Da qui, il progetto si è ampliato prima spingendosi a tutto l’anno e poi portando a una decarbonizzazione su tutto il territorio dell’isola. Oggi l’intero fabbisogno di elettricità della comunità è alimentato a biodiesel da un impianto pilota dell’Enel.

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Il comune di Capraia però non si è voluto fermare qui, e ha aumentato il raggio di azione della gestione sostenibile all’edilizia, alla mobilità, ai rifiuti, all’acqua, all’agricoltura, al turismo e alla pesca.

Un ruolo primario del progetto “smart island” ce l’hanno la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e il consumo dell’acqua. Trattandosi di un’isola, ruolo centrale lo svolge il porto, per questo si sta cercando di renderlo green al massimo, sviluppando un eco porto che funga da struttura di servizio “che tutto accoglie e raccoglie”, e da biglietto da visita per chi arriva sull’isola.

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Alla fine di maggio si sono incontrati sull’isola alcuni tecnici ed esperti delle migliori università italiane e degli enti di ricerca più prestigiosi. Un primo, iniziale, brainstorming è avvenuto in traghetto durante il viaggio da Livorno a Capraia. Questi specialisti hanno iniziato a lavorare per far sì che la completa trasformazione dell’isola possa essere raggiunta in poco tempo.

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Il gruppo di lavoro è stato coordinato dall’Associazione Chimica Verde Bionet, ITABIA (Italian Biomass Association), Kyoto Club e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR. Gli esperti si sono divisi i compiti in gruppi di lavoro specifici, ma la parola d’ordine è stata per tutti la stessa: “rivoluzionare gli stili di vita e la gestione delle risorse e dei servizi conservando l’equilibrio uomo-ambiente”. Per esportare così il modello e replicarlo prima sulle isole minori del mediterraneo e poi su grande scala.

L’anno prossimo è previsto un nuovo evento dove si analizzeranno i primi risultati, ed entro il 2020 è in programma un nuovo incontro, ancora più ambizioso, intitolato stavolta “Smart Island internazionale”.

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