La battaglia per l'aria condizionata

La battaglia per l'aria condizionata

Quando d’estate entri in un luogo pubblico o vai semplicemente in ufficio a lavorare ti conviene portarti un golfino.

Le donne infatti in questi ambienti condivisi sentono molto più freddo rispetto agli uomini.

Sembra finalmente chiaro il motivo: le formule utilizzate per progettare e calibrare la maggior parte dei sistemi di raffreddamento sono basate sulla temperatura corporea e sul metabolismo maschile.

Per la precisione si basano sul consumo energetico a riposo di un quarantenne.

Ovviamente nei luoghi privati la temperatura con la quale si imposta il condizionatore varia a seconda delle persone e dell’attività che svolgono in quella stanza.

Per quanto riguarda i luoghi pubblici invece esistono degli standard per permettere che almeno l’80% degli occupanti trovi la temperatura dell’ambiente accettabile.

Per raggiungere questa soglia, ingegneri e gestori di locali usano una formula sviluppata dal ricercatore danese Ole Fanger negli anni ’60.

Una formula che non è mai cambiata e che purtroppo non ha mai contemplato il metabolismo delle donne.

La formula prende in considerazione un grande numero di variabili come l’umidità di un edificio, la circolazione dell’aria al suo interno, l’abbigliamento e la quantità di calore prodotta.

Tutto tranne la temperatura corporea delle donne.

Secondo uno studio recente pubblicato su Nature Climate Change, le donne hanno tassi metabolici molto più bassi rispetto allo standard utilizzato dai condizionatori. Generano meno calore e di conseguenza la temperatura dell’aria condizionata di cui hanno bisogno dovrebbe essere più alta.

La temperatura della pelle delle donne è tra il 20% e il 32% inferiore a quella utilizzata dai condizionatori pubblici. Per stare fresche e non rischiare “il congelamento” le donne avrebbero bisogno di 4 gradi in più rispetto all’uomo.

Questa formula, ha spiegato Boris Kingma dell’Università di Maastricht, non soltanto si rivela dannosa per le donne ma anche per l’ambiente, visto lo spreco di energia.

Immagine via Flickr