La coppia che ha ridato vita a una foresta indiana prendendosene cura per 26 anni

La coppia che ha ridato vita a una foresta indiana prendendosene cura per 26 anni

“Prima è cresciuta l’erba, forte, rigogliosa, poi sono nati i piccoli arbusti. Con loro sono ritornati gli insetti, a poggiarsi sugli alberi. E con gli alberi le scimmie, gli elefanti e altri animali”, sono le parole di Pamela Gale Malhotra, la donna che ha riportato alla vita una foresta pluviale in India.

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È l’amore sconfinato verso la natura quello che ha condotto Pamela in tutti questi anni; quell’amore che ci porta, tutti quanti, a proteggerla, a ritagliarle sempre più spazio nelle nostre città e a viverla senza filtri durante le nostre vacanze. Le foreste, “organismi peculiari di gentilezza e benevolenza illimitate”, hanno bisogno oggi più che mai del nostro aiuto. La storia del “Santuario naturale” di Pamela e suo marito Anil Malhotra è una storia straordinaria di pazienza, lavoro e protezione.

Nel 1991, la coppia acquista un terreno di 55 acri di terra, abbandonato, dove i campi di riso, di caffè e cardamomo stentavano a prendere vita. La deforestazione aveva dato i suoi tragici frutti. A distanza di 26 anni quella stessa foresta ha visto non soltanto una rinascita ma anche un’espansione, raggiungendo i 300 acri.

Il Santuario SAI (Save Animals Initiative) si trova nel sud dell’India, all’interno della zona dominata dalla catena montuosa dei Ghati occidentali (bene protetto dall’UNESCO). La vasta zona è nota per essere un gigantesco spartiacque della penisola indiana, un luogo ricchissimo di biodiversità.

Don't say a word while you dance with the devil.

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Il lavoro compiuto da Anil e Pamela è stato accompagnato anche dall’intervento di numerosi naturalisti e scienziati che attratti dal progetto di questo “santuario naturale” hanno svolto lì le loro ricerche. Un ricercatore dell’università di Oxford ha definito questo splendido luogo “un’arca di Noè”.

E in quest’arca di Noè, salvata dalla catastrofe ambientale, si trovano centinaia di specie di alberi e piante diverse, ma anche molti animali che lì hanno trovato un rifugio. Lontre di fiume, zibetti, scoiattoli giganti indiani, loris, vari tipi di cervi, scimmie, serpenti (tra cui il cobra), il cane rosso, volpi, sciacalli, leopardi, l’elefante asiatico e addirittura la tigre del Bengala. Oltre a circa 300 specie di uccelli.

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Pamela, in un’intervista raccolta nel video che puoi vedere qui sotto, ricorda i primi giorni quando camminava per la foresta e sentiva soltanto il rumore dei suoi passi. Non c’erano versi di animali che riempissero la zona. Oggi invece “le cicale non smettono più di cantare”, dice con un sorriso.

“La gente pensa che siamo un po’ matti, ma a noi non importa, le persone che compiono delle grandi imprese, all’inizio sono sempre giudicate così”. Ovviamente il loro lavoro non è ancora finito, bisogna continuare. Ma se oggi questo santuario è tornato alla vita, se è un luogo di pace e accoglienza, è merito loro. E ogni volta che penso al lavoro di questi anni, Pamela non può fare a meno di commuoversi: “La sola idea di questa foresta mi trasmette una gioia immensa, una sensazione che non ho mai provato nella mia vita.”

Tutte le informazioni su questo straordinario progetto le puoi trovare sul sito ufficiale del Santuario SAI. Per scoprire da vicino il loro lavoro e dormire all’interno della foresta puoi prenotare un cottage mandando una mail a saisanctuary@gmail.com

Immagine via Flickr