Le cose che facciamo al ristorante e che fanno imbestialire i cuochi

Le cose che facciamo al ristorante e che fanno imbestialire i cuochi

“Il cliente ha sempre ragione” è un concetto di cui talvolta abusiamo quando usufruiamo di un servizio. Specie nella ristorazione, dove capita – magari involontariamente – di complicare il lavoro degli chef con richieste o comportamenti che, a una più attenta riflessione, sono evitabili.

Qui di seguito ne abbiamo elencati alcuni tra i più frequenti, estrapolati dalle testimonianze di alcuni professionisti.

Prima di ordinare

Rispettare l’orario di prenotazione è il primo passo per facilitare il servizio dei ristoratori. Arrivare con 30 minuti di ritardo significa ridurre la loro possibilità di servire altri clienti dopo di noi, e dover lavorare in modo più sbrigativo. Ancora meno gradito è non presentarsi proprio, o disdire la prenotazione con poco anticipo.

Anche quando si tratta di chiedere informazioni ed esporre preferenze sul menù è sempre meglio non esagerare. Molte persone soffrono di allergie o intolleranze alimentari, ed è necessario che chi cucina sia pienamente cosciente della situazione; ma ci sono clienti che pongono paletti continui su cosa possono mangiare, anche se non hanno le informazioni adeguate al riguardo.

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Jennifer Piallat, titolare di Zazie – uno dei ristoranti più famosi di San Franciscosostiene che dover continuamente correggere la disinformazione sul cibo può essere molto frustrante. L’intolleranza al glutine, ad esempio, negli ultimi anni è diventata un’ossessione. E spesso i clienti cercano di evitare anche ingredienti che sono completamente gluten free, come il riso, le patate, o lo zucchero.

Un’altra abitudine che innervosisce i cuochi è quella di voler modificare il menu, sostituendosi a loro. Per un cuoco le proprie creazioni sono importanti: “Non dico che i miei piatti siano perfetti, o delle opere d’arte. Ma sono concepiti e preparati con criterio”, dice Eric Samaniego, chef del Little Sparrow Cafe di Santa Ana, in California.

A tavola

Al di là delle norme di buona educazione, ci sono altri comportamenti che durante la cena possono complicare il lavoro in cucina. Uscire a fumare durante l’alternarsi delle portate, ad esempio, può rallentare il servizio. Se il cameriere deve tornare in cucina con i piatti perché il tavolo è vuoto, la linea in cucina si complica.

Il ritmo del lavoro viene reso difficile anche dalle ordinazioni che arrivano troppo tardi, quando la linea del tavolo è già stata messa a punto. Niente di imperdonabile, ovviamente, ma è sempre consigliabile formulare tutte le ordinazioni in una sola volta.

Da alcuni cuochi, poi, la moda di fotografare i piatti con lo smartphone non è vista di buon occhio. Recentemente in Inghilterra un ristorante tre stelle Michelin – il Waterside Inn di Bray, nel Berkshire – ha deciso di porre all’entrata un cartello per invitare i propri clienti a non fotografare il cibo. Perché li distoglie da quello che stanno mangiando.

“Magari alcuni clienti vogliono fotografare i piatti perché sono particolari”, ha sostenuto Michel Roux, il fondatore del ristorante, “ma così non si concentrano sul gusto. Una foto non è in grado di trasmettere il sapore di un piatto”.

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Una volta terminato il pasto

Cenare fuori è un piacere che ci concediamo per rilassarci, ma occupare troppo un tavolo una volta finiti il dolce e il caffè non è un buon atteggiamento da tenere. Spesso i ristoranti hanno degli spazi appositi in cui i clienti possono gustare il caffè e gli amari del dopo cena in totale tranquillità, senza bloccare il turno degli altri clienti.

Doversi giustificare del conto al momento del pagamento, poi, è un’altra cosa che indispone i ristoratori. Grazie a internet esistono molti modi per informarsi sulla natura e sul prezzo medio di un dato ristorante, e quindi è facile evitare quelli che non fanno per noi.

Per quanto riguarda le recensioni, invece, la lamentela più frequente degli chef riguarda il fatto che spesso i problemi non vengano segnalati dai clienti durante il servizio, ma tramite sfoghi su siti come TripAdvisor.

Agli chef piacerebbe essere coinvolti nell’esperienza del cliente, come ad esempio fanno Giancarlo e Riccardo Camanini, i proprietari del Lido 84 sul Lago di Garda, fermi sostenitori dell’idea che siano i cuochi a dover servire i piatti.

“Quando abbiamo iniziato eravamo davvero in pochi, quindi [i cuochi] dovevano aiutare in sala per forza. Poi abbiamo visto che la cosa piaceva ai clienti, e abbiamo continuato su questa strada”, hanno spiegato parlando di questa loro abitudine.

Immagini: copertina [fonte: Unsplash] | Foto 1 [fonte: Unsplash] | Foto 2 [fonte: Unsplash]