Che cosa vuol dire crescere su un'isola deserta

Che cosa vuol dire crescere su un'isola deserta

Si pensa spesso all’isola deserta come un posto paradisiaco, nel quale staccare dalla routine quotidiana e vivere in pace. Ma è davvero così? Non esistono anche dei contro?

Ebonee Gregory è una delle poche persone che sa quello che si prova realmente. La sua esperienza, ha raccontato al Guardian, risale a quando era una bambina.

Il padre venne assegnato come guardiano del faro su un’isola disabitata vicino alla Tasmania.

L’isola era molto piccola, si poteva attraversare da parte a parte in un solo giorno. C’erano tre case, una macchina, un telefono satellitare, un generatore elettrico e il faro. Niente negozi, niente ristoranti, scuole, ospedali o trasporto pubblico.

Quella che inizialmente fu accolta come un’elettrizzante avventura, in poco tempo si rivelò una vita molto difficile. Gli alimenti ad esempio venivano portati da piccoli velivoli. Raggiungevano l’isola una volta ogni due settimane, quando non c’era cattivo tempo. In quel caso la famiglia Gregory doveva arrangiarsi da sola: il padre andava a pesca e la madre si occupava del latte delle capre. Iniziarono a coltivare anche un po’ di verdura per non trovarsi impreparati.

Ebonee non poteva comprarsi vestiti, così indossava soltanto i capi fatti dalla madre. Non aveva amici, per questo imparò prestissimo a stare bene da sola. Non si annoiava mai, cercando sempre un modo per ammazzare il tempo.

Nel frattempo nacque un fratellino, ma quando questo raggiunse i cinque anni i genitori decisero di trasferirsi per far frequentare la scuola sia a lui che a Ebonee.

Il contatto con la realtà, seppure la scuola fosse piccola e frequentata da pochi studenti, durò poco. Quando Ebonee era ancora un’adolescente venne costretta di nuovo a fare i bagagli e spostarsi su un’altra isola, sempre a causa del lavoro del padre.

L’esperienza solitaria di Ebonee terminò con l’università, quando dopo la laurea si trovò un posto di lavoro in un ufficio a Hobart, in Tasmania. A quel punto decise che era arrivato il momento di fare il salto nel buio e cambiare vita.

In Inghilterra conobbe quello che qualche anno dopo sarebbe diventato suo marito. “Era assurdo, all’inizio, vedere come vivevano a Londra, che potessero avere una vita così frenetica”, ha raccontato.

A 30 anni Ebonee non ha smesso di amare la pace e la tranquillità. Quando insieme al marito programmano le vacanze lei propone destinazioni sempre poco frequentate e remote.

Ha un figlio e quando immagina a quale vita andrà incontro questo bambino di città dice: “Spero che possa trovare quel senso di pace che provavo io alla sua età, scivolando sulle dune della spiaggia, felice sempre, anche da solo, solo con se stesso“.

Immagine via Flickr