Quando saremo 8,5 miliardi di persone come preserveremo l'ambiente?

Quando saremo 8,5 miliardi di persone come preserveremo l'ambiente?

Nonostante nel nostro paese la crescita demografica sia molto ridotta, a livello globale cresce a dismisura. Tanto che, secondo il rapporto Onu World Population Prospects: The 2015 Revision, passeremo dai 7,4 miliardi di persone agli 8,5 entro il 2030. Un aumento dovuto soprattutto all’espansione di certe zone di paesi in via di sviluppo in Asia e Africa.

Lo spazio non manca, ma la domanda sorge spontanea: riusciremo a trovare quegli spazi giusti per evitare di intaccare le risorse del nostro pianeta? Per quanto il dato della crescita in sé possa sembrare allarmante, in realtà la soluzione sarebbe, secondo Nature, piuttosto semplice (e delicata): riflettere sulla riorganizzazione e lo sviluppo delle aree urbane.

La prima considerazione da fare è che attualmente sono soprattutto le grandi metropoli a crescere a ritmi serrati e costruire nuove aree travalicando il loro perimetro. Quindi, per non intaccare le risorse o deturpare le zone boschive limitrofe, bisognerebbe sempre effettuare degli studi accurati per capire quale sia l’area marginale più idonea in cui costruire. Oppure, in alternativa, pensare di virare gli arrivi nei grandi centri verso nuovi lidi. Ovvero, nelle città limitrofe che nel frattempo dovrebbero essere pensate per espandersi a livello urbanistico con gli stessi criteri di cura per l’ambiente di cui sopra.

Per far sì che tutto ciò accada a livello globale, però, dovranno essere dettate delle politiche comuni in tal senso, prendendo come esempio da emulare ciò che sta già accadendo nei piccoli centri vicino Canberra o Barcellona.

Le ragioni per cui le espansioni delle città devono oggi essere studiate nel minimo dettaglio sono da ricercare alla loro origine. Inizialmente, gli uomini si insediavano in zone idonee alla coltivazione, piene di vegetazione, vicine a sorgenti d’acqua. E col passare dei secoli, costruendo ed espandendosi, gli autoctoni hanno non solo coperto o inquinato risorse utili, ma prodotto ingenti quantità di rifiuti.

Nel caso in cui, quindi, le due alternative non dovessero essere sufficienti, ne esiste una terza: prendere in considerazione le zone incontaminate della terra, partendo dal presupposto di non commettere gli stessi errori del passato. Escludendo le zone ghiacciate, aride, e la tundra, potremmo considerare nuove potenziali zone abitabili alcune parti centro-meridionali dell’Africa, del Sud America, della Cina Settentrionale e alcune aree dell’Oceania.

Insomma, i prossimi passi dovranno essere degli accordi internazionali che prevedano una pianificazione territoriale e della migrazione degli esseri umani sulla base di politiche comuni applicabili nel proprio paese, ideando piani regionali che, sommati tutti insieme, preserveranno il nostro pianeta.

Immagine via Flickr