Perché questa giornalista consiglia di leggere Proust sul cellulare?

Perché questa giornalista consiglia di leggere Proust sul cellulare?

Sono soprattutto i classici della letteratura a essere quelli che fingiamo di aver letto. Un po’ perché li diamo per scontati, talmente tanto che è come se l’avessimo letti, e un po’ perché sono libri impegnativi che necessitano di tanto tempo.

Caso emblematico è quello di Proust, uno degli scrittori più famosi di sempre ma anche il meno letto. La sua opera mastodontica, “Alla ricerca del tempo perduto“, è composta da sette volumi, che lo rendono il romanzo più lungo del mondo, con circa 10 milioni di caratteri e 4 mila pagine.

La giornalista e scrittrice Sarah Boxer per portare a termine la lettura dell’opera (non era riuscita a superare il quarto volume) ha scelto un approccio contro-intuitivo ma efficace: ha deciso di leggere “La recherche” sul proprio cellulare.

In questo articolo pubblicato su Atlantic, Sarah racconta di esserci riuscita anche in un tempo relativamente breve e che quando condivideva la sua “impresa” con gli amici la prendevano per pazza. Eppure per lei questa esperienza è stata unica, peculiare.

La straordinarietà dell’impresa è stata soprattutto nel perdersi, letteralmente, tra le parole. Lo schermo del cellulare, ha detto Sarah, si trasforma in una di quelle barche con il fondo trasparente che si muovono sull’oceano. Non c’è nulla oltre le parole che hai davanti. È simile a un viaggio solitario nella notte: puro romanticismo.

Anche muovere il pollice per andare avanti nella lettura a un certo punto ha assunto un significato metaforico. Non si percepiva più il movimento, “era come muovere appena appena il timone della propria barca” per non perdersi una parola sotto la superficie.

Se anche tu volessi provare, ecco i suoi consigli: assicurati che in casa nessuno sia sveglio. Spegni la luce, la finestra puoi lasciarla aperta. Accendi il cellulare e inizia a leggere. Ripeti ogni notte se necessario e non ti fermare fino a quando non avrai letto l’ultima parola.

Immagine via Flickr