Essere pigri potrebbe essere un pregio: lo diceva Darwin

Essere pigri potrebbe essere un pregio: lo diceva Darwin

Siamo abituati a considerare il sacrificio e l’attitudine al lavoro come delle componenti basilari per il successo: i pigri difficilmente possono riuscire a raggiungere quegli obiettivi che riescono a farti ottenere risultati importanti. Ma in realtà alcuni dei personaggi che nella storia hanno ottenuto gloria e fama erano dei pigri, come ad esempio Charles Darwin.

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Il padre della teoria dell’evoluzione—uno fra gli scienziati più importanti della storia—era infatti molto pigro: suddivideva nelle sue giornate le ore di veglia fra quelle di lavoro e quelle di riposo. Passava diverse ore al giorno senza fare niente, a oziare e baloccarsi, o a riflettere.

A evidenziarlo è Alex Soojung-Kim Pang, fondatore della Restful Company e ricercatore all’università di Stanford, che ha recentemente pubblicato il libro Rest – Why You Get More Done When You Work Less. Un lavoro in cui spiega i benefici del riposo, fornendo molti esempi concreti, fra cui quello del grande scienziato.

Le ore di lavoro di Darwin durante una normale giornata non superavano mai le quattro. Si alzava ogni mattina alle sette e mezzo e lavorava ininterrottamente fino alle 9. Dopodiché si dedicava per un’ora alla posta, e poi tornava in laboratorio fino a quella di pranzo. Il resto della giornata, lo impiegava leggendo, riposandosi, o facendo lunghe camminate.

Per la nostra cultura del lavoro, quattro ore scarse possono rappresentare un’inezia: impossibile comprendere come impegnandosi così poco, Darwin sia riuscito a cambiare completamente l’immaginario della biologia mondiale. Ma stando al grande scienziato, l’ozio e il riposo erano componenti importantissime della sua attività.

Secondo Darwin, infatti, le ore di inattività cosciente servono a cementificare e consolidare le cose che si sono apprese durante le ore di lavoro, o sono utili per riflettere in modo più libero sui problemi o le difficoltà che i nostri progetti ci presentano. Accanirsi e affaticarsi nel tentativo di sbrogliare immediatamente le difficoltà che ci troviamo di fronte lavorando, può mettere a repentaglio la lucidità di pensiero. Meglio focalizzarsi intensamente per meno tempo, e poi riposarsi.

Lo scienziato, infatti, sosteneva che molte delle sue intuizioni, gli erano venute mentre stava oziando. Da questo punto di vista, insomma, il riposo non è un’attività completamente passiva: ma un modo per integrare al nostro lavoro un ritmo diverso.

Immagini: Copertina