Il fotografo che nuota con gli squali

Il fotografo che nuota con gli squali

Gli squali sono tra gli animali che ci spaventano di più. Nascosti per la maggior parte del tempo nelle profondità del mare, quando vengono fuori sono spesso oggetto di notizie di attacchi a bagnanti vicino la costa. L’ultima cosa che ci verrebbe in mente di fare è incontrarli.

Quando vedi le immagini degli squali sulle riviste o nei documentari e rimani affascinato dalla bellezza pericolosa di questi animali meravigliosi pensi mai che qualcuno, per lavoro, sia andato laggiù insieme a loro a stretto contatto?

Uno di questi è il fotografo John Bantin, che ha passato una vita accanto agli squali, raccontando le sue esperienze nel libro Shark Bytes: Tales od Diving with the Bizarre and the Beautiful.

È lui che ai microfoni della BBC fa un po’ di chiarezza sul mondo di questi animali che conosciamo così poco. La premessa più importante da fare è questa: “Gli squali non sono predatori indiscriminati come i media spesso vogliono farci credere”.

Non c’è nessuna ragione infatti per cui gli squali dovrebbero cacciarci. Quando veniamo morsi è perché ci hanno scambiato per altro cibo. Sentono l’odore di un’altra preda o vedono muoversi qualcosa in lontananza e procedendo in avanscoperta tengono la bocca aperta, pronta ad azzannare.

Gli squali, come conferma Bantin, non ci vedono bene e in più chiudono gli occhi quando mordono, per proteggerli.

Ovvio d’altra parte che gli squali non sono certo animali teneri: “Non sono addomesticabili” ha detto Bantin. “Sono in grado di mordere facilmente, bisogna trattarli con rispetto”.

Anche a lui è capitato di essere attaccato per sbaglio. È successo due volte, sempre con uno squalo tigre: “In entrambi i casi mi ha morso la bombola dell’ossigeno, è andata bene, poi ha capito che non ero quello che voleva e mi ha lasciato andare”.

Quello che dobbiamo fare secondo il fotografo è limitarci a conoscerli meglio. Al mondo esistono più di 500 specie di squali e non possiamo più pensare allo squalo sempre come allo spaventoso squalo bianco.

Ci sono tantissime differenze da specie a specie e soltanto una minuscola parte di loro per sbaglio ha attaccato gli esseri umani. Gli incidenti poi sono capitati soprattutto nelle spiagge dove c’era il divieto di balneazione. “Non si può fare il bagno dovunque in modo sicuro”, ha ricordato Bantin. “Bisogna capire che loro vivono nel mare da milioni di anni, prima ancora che noi esistessimo”.

La cattiva pubblicità non gli fa per niente bene, perché come spesso succede in queste questioni ambientali, non sono loro a costituire una minaccia per noi, ma il contrario: ogni anno, a causa nostra, ne muoiono 100 milioni.

Immagine via Flickr