L'antidoto di Foucault contro il dispotismo: il coraggio di dire la verità

L'antidoto di Foucault contro il dispotismo: il coraggio di dire la verità

La parresìa è un termine greco che significa “esprimere liberamente le proprie idee” ed è un concetto ampiamente descritto dal filosofo e scrittore francese Paul-Michel Foucault nel ‘900.  Grande amico di Umberto Eco – anche se Eco nega che il suo romanzo Il pendolo di Foucault sia ispirato alla sua figura – di lui si ricordano gli studi sulla follia e la malattia, sul potere e le sue deviazioni, sul sesso e la società.

Discorso e verità nella Grecia Antica è uno degli ultimi libri di Foucault, un saggio molto bello e chiaro, nato dalla trascrizione di un corso tenuto all’università californiana di Berkeley nel 1983. Il filosofo sarebbe morto di lì a poco. Foucault ci racconta di una delle virtù più edificanti tramandate dall’Antica Grecia, la parresia appunto. Il termine vuol dire “libertà di dire tutto“, franchezza nell’esprimersi e in ultima analisi, il diritto-dovere di dire la verità con convinzione e tenacia. Deriva dal greco παρρησία, parola composta da pan, tutto, e rhema, ciò che viene detto.

Per Foucault si pongono dei quesiti molto importanti a riguardo, visto che la verità è la parola chiave della filosofia, il problema intorno a cui ruota tutta la ricerca filosofica. Come per esempio: che rapporto c’è tra dire la verità e l’esercizio del potere? Come riconoscere gli individui che sanno dire la verità?

Gli antichi greci e il coraggio di dire tutto: l’esempio di Socrate

La parola parresia compare per la prima volta in Euripide nella sua tragedia “Ione” (V secolo avanti Cristo) e ricorre in tutto il mondo letterario greco fino alle origini del cristianesimo. Tutti i grandi pensatori greci (Euripide, Socrate, Democrito, Platone, Aristotele) ritengono che vi sia uno stretto collegamento tra la politica, il potere e la parresia, ovvero quel comportamento morale del buon cittadino che parla nella vita pubblica e privata, dicendo la verità.

Insomma la libertà di parola ha un grande peso specifico nell’antichità e soprattutto è considerata un dovere morale per il bene comune: essa agisce contro il potere, in particolare contro la tirannide e contro ogni altra forma di dispotismo.

Così scrive Democrito in un suo frammento:

La libertà di parola (ndr parresia) è il segno della libertà
Ma il pericolo sta nel discernere l’occasione giusta.

Dire la verità con schiettezza, con forza stentorea. In tutto questo Foucault vede l’origine della critica che ha in Socrate il suo primo grande esempio. L’ateniese Socrate nel 399 avanti Cristo si trova ad affrontare un pericoloso processo, a seguito dell’accusa di empietà presentata contro di lui. Socrate è accusato di non aver riconosciuto gli dei tradizionali della polis e anche di corruzione dei giovani. Socrate, mettendo a rischio la sua vita, rivela che sono state dette cose non vere sul suo conto. Quelli che lo accusano, come riferisce Platone nell’Apologia, “poco o nulla di vero hanno detto, e voi, invece, da me non udirete altra cosa che la verità”, Socrate sfida tutti andando contro il potere, urlando la sua verità. Morirà suicida per questo.

Foucault e la società libera

Usare la parresia, quando non diventa un gioco di vita e di morte come nel caso di Socrate, resta una sfida al potere. In sostanza per vivere in una società libera, gli individui devono avere il coraggio di esprimersi ed usare anche parole dure se necessario, non per gonfiare il proprio ego ma per il bene comune della società.

Forse tutte le pratiche psicoanalitiche non hanno ancora raggiunto la semplicità di questo messaggio a cui ci conduce il buon uso della parresia: dire a se stessi, almeno a se stessi, la verità. Insomma la parresia è un termine che contiene tante virtù morali. Come spiega Platone, nella Repubblica, il tiranno deve necessariamente eliminare coloro che manifestano liberamente il loro pensiero, gli amici come i nemici.

Così scrive il filosofo Umberto Galimberti a riguardo:

Il cittadino è libero perché sceglie di parlar franco invece di irretire l’interlocutore con gli inganni della persuasione, sceglie la verità invece della falsità o del silenzio, il rischio della vita invece della sicurezza, la critica invece dell’adulazione, il dovere morale invece del proprio tornaconto o dell’ apatia morale. Chissà se abbiamo perso queste virtù perché abbiamo perso la parola “parresia”, o se abbiamo perso la parola perché non si riferiva più a nulla o a nessuno. Da noi ha fatto scuola l’Odissea con il resoconto delle mille astuzie del suo eroe, non L’apologia di Socrate con la parresia del suo nobile testimone.

Foto cover: Wikipedia