A homeless: lo youtuber senzatetto che racconta la sua vita

A homeless: lo youtuber senzatetto che racconta la sua vita

Gabriele Mei è uno youtuber di 42 anni che negli ultimi mesi è finito spesso fra i consigliati generali della homepage di YouTube. Perché il suo progetto è molto particolare: da dieci anni è un senzatetto, e nei suoi video cerca di descrivere la propria realtà e dare consigli utili su come cavarsela in una situazione come la sua.

Spiega come scegliere il luogo in cui dormire, come comportarsi in una mensa dei poveri, dove trovare dei luoghi in cui lavarsi, quali sono i pericoli da cui stare lontani, e come spostarsi di città in città. Oltre a questi video, poi, realizza anche dei vlog in cui racconta la sua esperienza e le sua passioni. Come il suo amore per i libri, per il cinema, per l’esercizio fisico, e per i viaggi. Realizzando delle piccole recensioni.

“La mia vita non è un inferno”

Come molti youtuber, Mei inizia spesso i suoi video con una specie di saluto di rito. “Buongiorno da Gabriele Mei, senzatetto 2.0, che spera un giorno di diventare il vostro preferito. Ricordandovi sempre che la mia vita non è un inferno.” Pur cercando di spiegare anche gli aspetti più brutti della sua esperienza, con grande candore e dignità, ci tiene sempre infatti ad evidenziare anche gli aspetti positivi della sua vita.

Nel 2008, a causa dell’aggravarsi di un periodo depressivo, Gabriele capisce che non è più in grado di poter lavorare. Affetto da bipolarismo, infatti, e senza l’appoggio di una famiglia—i genitori erano purtroppo entrambi scomparsi—sente di non poter più condurre la vita che ha sempre portato avanti. Perdendo il lavoro, poi è costretto a lasciare anche la stanza che aveva preso in affitto.

L’inizio di questa nuova esperienza, che Mei racconta molto bene in uno dei suoi video, ovviamente non è facile. Inizialmente si ripara nella sua auto. Ma una volta finiti i soldi cominciano le vere difficoltà. Non sa a quali istituzioni rivolgersi per riuscire ad ottenere aiuto. Non sa come funzionano le mense dei poveri, le possibilità sanitarie, e molti altri aspetti di questa sua nuova realtà. Anche per questo Mei ha deciso di aprire il canale: per dare un aiuto, attraverso la sua esperienza, a tutti coloro che dovessero trovarsi in una situazione del genere.

Ma come dicevamo il canale serve anche a dare speranza. Mei evidenzia spesso come la vita da senzatetto nasconde anche delle piccole gioie. Non è solo emarginazione e solitudine. Grande appassionato di letteratura e di cinematografia, mostra come attraverso le biblioteche pubbliche e i cinema pomeridiani si possano coltivare i propri interessi anche senza soldi. E realizza delle recensioni dei film e dei libri che gli piacciono di più.

Consigli pratici per “senzatetto 2.0”

Grossa parte del canale, comunque, è incentrata sugli aspetti pratici della vita di un senzatetto. Mei spiega che esistono diversi tipi di servizi che offrono gratuitamente cibo nelle diverse città che ha visitato. E da consigli su quali evitare. E dove poter mangiare meglio.

Parla di come e quanto si guadagna facendo l’elemosina (avendo una piccola pensione di invalidità per il suo disturbo, Mei racconta che è stato costretto a elemosinare soltanto tre volte in questi dieci anni). Spiega come procurarsi i vestiti, come pulirli e dove lavarsi, come comportarsi per non avere problemi in strada, quali sono i luoghi di una città da evitare, e a chi rivolgersi quando si ha un problema di salute.

Oltre agli aspetti pratici, poi, ci sono anche quelli umani. In molti dei suoi video parla di emarginazione, di depressione, di bullismo, di come le altre persone ti vedono quando sei un senzatetto.

Affronta spesso anche il tema della libertà. Riflettendo su come rinunciare a vivere “all’interno della società” ci si possa sentire anche più liberi. Senza vincoli sociali. La sua testimonianza è anche una riflessione obliqua rispetto ai modelli a cui siamo abituati.

Il suo canale, insomma, offre uno spaccato esaustivo sulla vita di un senzatetto. Grazie ad uno smartphone e a una connessione wi-fi, dimostra che è possibile esprimersi anche se si occupa una posizione marginale nella società.

Immagini: Copertina