Diresti mai che questa musica è stata composta da un computer?

Diresti mai che questa musica è stata composta da un computer?

Quando ascolti un pezzo di musica classica non pensi quasi mai a chi l’abbia composto, ma godi dell’esecuzione e della bellezza dei suoni. Questo accade a tutti, anche a Peter Russell, un noto musicologo americano.

Senza sapere chi era l’autore del pezzo che stava ascoltando, Peter ha dichiarato che “Hello World” era “un delizioso pezzo di musica da camera, con echi di composizioni francesi di inizio ventesimo secolo“.

Dopo averlo riascoltato più volte, il musicologo aveva confermato il suo piacere nell’ascoltarlo. Quello che non sapeva Peter però era che l’opera era stata composta da un computer, chiamato Iamus.

Creato dallo scienziato Francesco Vico e dai suoi collaboratori all’Università di Malaga in Spagna, Iamus usa un algoritmo in grado di creare musica. Prende un frammento di musica, generato casualmente, di qualunque lunghezza e lo lavora, cambiandolo in base ad alcune regole di armonia e melodia. Ad esempio le note devono essere riproducibili sullo strumento che si è scelto di suonare e gli accordi devono essere adatti allo stile.

A poco a poco il frammento diventa sempre più una vera musica e il suo “processo evolutivo” si arresta nel momento in cui tutte le regole sono rispettate. In questo modo, centinaia di varianti possono essere generate da un solo materiale di partenza.

Le composizioni di Iamus sono state suonate da alcuni tra i migliori musicisti al mondo, ad esempio la London Symphony Orchestra.

Ascoltando “Hello World” è praticamente impossibile capire che sia stato pensato da un computer. Prova tu stesso.

Molti ascoltatori trovano lo stile di Iamus austero e minaccioso e si chiedono se un giorno sarà possibile ascoltare composizioni più melodiche.

Secondo Diaz-Jerez, compositore e pianista presso il Centro Superiore di Musica dei Paesi Baschi, Iamus diventerà presto uno strumento indispensabile per molti musicisti. “In futuro ci saranno due tipi di compositori: quelli che ammetteranno di utilizzare questo software e quelli che faranno a meno di lui”.

Nel primo caso non si tratterebbe di imbroglio. “Chi lo pensa”, dice Diaz-Jerez, “ha un’idea sbagliata della musica. La musica è sempre stata composta in questo modo, usando regole, spesso rubando idee e frammenti da altre composizioni”.

Iamus quindi sarebbe soltanto una versione più evoluta delle vecchie abitudini. Si pensa spesso che la musica sia un atto divino, una creazione geniale, ma Iamus ci insegna che è anche un mestiere metodico. E in questo caso i computer darebbero semplicemente una mano in più.

Immagine via Flickr