Identità digitale e acquisto delle app

Identità digitale e acquisto delle app

L’identità digitale è un tema di affascinante complessità: definire quale sia “l’insieme delle caratteristiche essenziali e uniche di un soggetto che permettono di identificarlo” (H. Abelson, L. Lessig, MIT) è un’impresa davvero complessa, che mette in campo questioni più filosofiche che tecnologiche, e renderebbe necessaria un’approfondita riflessione sull’ontologia delle persone e sulla moltiplicazione dei profili.

È, forse, un’eccessiva punta di relativismo che potrebbe portare all’affermazione che esistono tante identità quante sono le percezioni che ognuno ha di sé e che tutti hanno di ognuno di noi. In un mondo “digitale” dove possiamo costruire Io diversi in spazi relazionali differenti, moltiplicando noi stessi, l’identità si perde con la stessa facilità con cui la si vuole affermare.

La riflessione che volevo condividere è molto più “pragmatica”: perché la mia identità digitale non mi permette di avere una relazione univoca con il mercato delle App?

La questione è semplice: dopo la rivoluzione della Apple il modello delle App sta trasformando ogni device, inteso nel senso più ampio, dal PC, al sistema di domotica, dallo smartphone, all’automobile, dal tablet ai sistemi di autodiagnosi, in una piattaforma le cui funzionalità possono evolvere e cambiare sulla base di programmi semplici, le App appunto, che possiamo scaricare da diversi store, o crearci da soli.

Ogni produttore di hardware o di sistemi operativi tende a cercare di garantirsi il controllo dei nostri ecosistemi offrendo la possibilità di scaricare la stessa app per tutti i propri device o per tutti i device che montano il proprio sistema operativo. Il limite di questo paradigma, dal punto di vista dell’utente, è notevole: io uso un’App per le funzioni di quell’App, per una user-experience migliore, per poter condividere in ogni contesto d’uso e in ogni momento della mia giornata i contenuti e lo stato della mia attività.

Per questa ragione si dovrebbe poter legare alla propria identità digitale un solo atto di acquisto, o di sottoscrizione, che ci garantisca di poter usare la stessa App in tutti i nostri device, indipendentemente dal produttore dell’hardware o del sistema operativo: gli store dovrebbero evolvere in meta store in cui se si vuole acquistare un’App per la gestione dei testi come Evernote, o un gioco, o un’applicazione per la gestione del proprio bilancio personale, la stessa sia acquistata sia per il nostro iPhone, che per il tablet con Windows 8 o per la nostra nuova Ford che monta un sistema Android nel sistema digitale di bordo.

La centralità va restituita alle necessità di fruizione del contenuto e del servizio, il device è un semplice oggetto d’uso, non il terminale ultimo del processo: la garanzia deve e dovrà sempre più prescindere dai modelli di accesso, per ridursi all’essenzialità della commodity, fino a scomparire nella percezione tattile, riducendosi alla semplice estensione dei sensi e dei pensieri.

E comprando le mie App una sola volta.