L'abbraccio di Portland contro il razzismo. Il potenziale dei social

L'abbraccio di Portland contro il razzismo. Il potenziale dei social

E’ da giorni che questa foto sta facendo il giro dei social network, giornali e tv. E’ la foto di Johnny Nguyen, uno studente dell’Oregon, aspirante fotografo, che durante una manifestazione a Portland, lo scorso 25 novembre ha scattato una foto che non smette di essere condivisa.

Durante la manifestazione di Portland, organizzata in risposta alla decisione del gran giurì di non incriminare Darren Wilson, l’agente di polizia responsabile dell’uccisione del giovane afroamericano Michael Brown a Ferguson

Un poliziotto bianco abbraccia un ragazzino di colore in lacrime. Dopo le proteste americane delle ultime settimane per gli scontri contro il razzismo e i problemi con la polizia questa foto ha riportato un messaggio distensivo.
Un abbraccio che è stato visualizzato più di un milione di volte da quando è stata pubblicata sul giornale locale, The Oregonian.

Come nasce questo abbraccio. Il fotografo ha notato tra la folla Devonte Hart, 12 anni, che reggeva un cartello che prometteva abbracci gratuiti, Free Hugs, e ha capito che non doveva perdere di vista quel ragazzino visibilmente emozionato che “voleva diffondere gentilezza e buoni sentimenti” come ha scritto la madre adottiva di Devonte, la quale lo ha portato via da una situazione familiare difficile e disagiata quando il bambino aveva quattro anni. Da allora Devonte ha cercato di dimenticare gli abusi, i genitori tossicodipendenti e di lottare contro le sofferenze degli altri dedicandosi a chi ha più bisogno con la convinzione che un abbraccio possa cambiare il mondo.
Devonte era lì, davanti la barricata della polizia, in lacrime e teneva il suo cartello mentre tremava. Il poliziotto Bret Barnum, padre di due adolescenti non ha resistito e nel vedere le lacrime del ragazzino che gli rigavano il volto si è avvicinato per dargli la mano. Qualche domanda per rompere il ghiaccio fino alla domanda che ha originato l’abbraccio. Il poliziotto ha chiesto a Devonte perché stesse piangendo e lui ha risposto che era molto preoccupato per l’atteggiamento duro degli ultimi mesi della polizia nei confronti dei ragazzi di colore. È stato allora che il poliziotto ha dimostrato la massima comprensione dicendo che era molto dispiaciuto per la situazione e gli ha chiesto se potesse avere uno degli abbracci gratuiti.

Ecco come è nata la foto che riaccende la speranza di riportare la quiete tra i manifestanti e i poliziotti e che ha trasformato un abbraccio in un seme virale di bellezza.

Demonizzati per l’uso esagerato, incontrollato e spesso amplificatori della cultura dell’apparenza fine a se stessa, i canali social si rivelano in realtà il mezzo più efficace per raggiungere e diffondere informazioni e messaggi positivi tra la più vasta delle platee.
I contenuti virali raggiungono in pochissimo tempo gli utenti di tutto il mondo. E quando questo contenuto porta un messaggio umano importante allora i social network diventano un canale importante da valorizzare. Un canale in grado di renderci più umani e più consapevoli.

Scrive Erich Fromm in Avere o essere?: <<La democrazia può resistere alla minaccia autoritaria soltanto a patto che si trasformi, da ‘democrazia di spettatori passivi’, in ‘democrazia di partecipanti attivi‘, nella quale cioè i problemi della comunità siano familiari al singolo e per lui importanti quanto le sue faccende private.>>
In questo, i social potrebbero essero uno strumento fondamentale.