L'educazione finanziaria

L'educazione finanziaria

Nella società della conoscenza, la circolazione delle informazioni aumenta in maniera esponenziale e la maggior parte degli scambi e delle transazioni di denaro avviene attraverso la Rete e le tecnologie digitali. Come ha profetizzato il sociologo Jeremy Rifkin durante l’incontro dell’8 novembre “No Cash Society”, organizzato da Hello bank!, stiamo per entrare in una società senza carta moneta in cui ogni pagamento sarà virtuale e in cui acquisterà sempre più peso il mondo della finanza, anche perché l’accesso a molte operazioni è consentito a sempre più persone.

Questa democratizzazione della finanza, unita alla massiccia digitalizzazione di tutta l’economia, rende sempre meno accettabile che un cittadino abbia una scarsa educazione finanziaria. Come ci spiega Anna Maria Lusardi, docente di economia al Dartmouth College e ricercatrice al National Bureau of Economic Research, “è fondamentale, quando si parla di banca digitale e di moneta che diventa invisibile, accompagnare questo processo con l’educazione finanziaria: l’accesso alla finanza e la sua democratizzazione richiedono un cittadino informato e con una conoscenza base di questo mondo”.

Secondo la professoressa, il mondo in cui stiamo entrando è un ecosistema in cui molti più soggetti possono permettersi di compiere operazioni sempre più complesse e in cui “è più facile fare sbagli”. Perciò, senza un’adeguata preparazione e senza una responsabilizzazione da parte di tutti i player di questo sistema integrato, dagli individui alle istituzioni, c’è il pericolo che la finanza non finisca per assolvere al suo scopo più profondo, ovvero generare benessere per i cittadini.

Non avere una buona educazione finanziaria di base fa correre anche il rischio di non sapersi orientare all’interno della babele dell’informazione presente sul web e di non sapere riconoscere le fonti autorevoli da quelle prive di attendibilità. “Ora che l’informazione diventata disponibile e free – continua Lusardi – è troppa, ognuno vuole scrivere dell’argomento. E in particolare in questo campo, la finanza, la qualità dell’informazione è essenziale”.

Il modello di riferimento deve essere, secondo la professoressa, l’informazione relativa alla salute. Ci informeremmo mai su siti e blog non ufficiali o non ritenuti attendibili dalla comunità scientifica? La risposta, naturalmente, è no. E lo stesso dovrebbe valere per la conoscenza finanziaria che dovrebbe essere demandata a siti Internet e blog redatti da persone con un’ampia conoscenza della materia e che parlano con il massimo rigore scientifico.

Un esperimento che si dovrebbe fare anche in Italia – sostiene la docente – è quello di fare in modo che sia un’istituzione indipendente a occuparsi di creare un sito che gestisca l’informazione finanziaria nella maniera più accurata e indipendente possibile e dia ai cittadini la possibilità di prendere decisioni di consumo, investimento e risparmio in modo consapevole. “Siti del genere esistono già negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda”.

Nel nostro Paese, comunque, i siti e le iniziative dedicate alla cultura finanziaria. In Rete, per esempio, sul sito della Consob si trovano preziose indicazioni da cui cominciare. Tra gli eventi, invece, è di sicuro interesse l’EduCare Day del 27 novembre, un programma di corsi organizzato da BNL sui temi chiave dell’educazione finanziaria.