70 ragazzi da tutto il mondo raccontano i luoghi comuni più diffusi sui loro Paesi

70 ragazzi da tutto il mondo raccontano i luoghi comuni più diffusi sui loro Paesi

Siccome c’è una signora che viene da papà e ci racconta sempre delle sciocchezze le scriverò.

Questo pensiero, scritto a nove anni, è di Gustave Flaubert. Da quelle visite in casa della Marchesa, Flaubert coltiverà per tutta la vita il progetto di un catalogo della stupidità. Dove trovano spazio “le chiacchiere della comare e le relazioni dell’accademico, gli appelli del politico e le sentenze del farmacista”. 

Un catalogo della “lingua universale: quella delle frasi fatte”. Oggi quel progetto si può leggere, in forma di frammento, nel delizioso “Dizionario dei luoghi comuni”, edito da Adelphi.

Estate. Un’estate è sempre «eccezionale», calda o fredda, secca o umida che sia.

Quante volte, al telegiornale, abbiamo sentito questa espressione di Flaubert sull’estate. I tempi non sono cambiati poi tanto. Capita a tutti di farne uso. A volte si scelgono i luoghi comuni più beceri. Come ha fatto lo scrittore Louis-Ferdinand Céline, nei suoi tre pamphlet antisemiti.

La redazione di Condé Nast Traveler ha realizzato un video proprio sui luoghi comuni ancora duri a morire, diffusi nel mondo. Fa parte della serie intitolata “Many People from Many Countries Say Things”. Dopo il video in cui 70 persone, provenienti da altrettanti Paesi dicevano “Cheers” (salute), vediamo quest’altro. 

L’origine del termine “stereotipo”

Stereotipo è un termine che viene dal mondo della tipografia. Il primo a usarlo è stato l’incisore francese Firmin Didot. Il termine stava a indicare un metodo di duplicazione delle composizioni tipograficheAnche il termine cliché viene dal mondo della tipografia. Si legge nell’enciclopedia Treccani: “matrice zincografica per illustrazioni da inserire nelle forme di stampa tipografiche e o anche lastra stereotipica”. Viene dal franceseclicher” ed è una voce onomatopeica che riproduce il rumore della matrice mentre cade sul metallo in fusione.

Luoghi comuni culinari e fisici

Nel video qui sopra vengono elencati tantissimi luoghi comuni. Interessante è sentirli dalla voce dei diretti interessati. Non si può non ammettere che ogni tanto anche noi li abbiamo pensati. Qualche luogo comune è vero (nel caso ad esempio del mondo del cibo), ma sbagliato è ridurre l’infinita varietà di una cultura esclusivamente a quello. Cominciamo proprio dagli stereotipi culinari.

A volte diffusi indiscriminatamente su immense zone geografiche. Ad esempio la vodka, la “bevanda preferita” in Russia, in Svezia, in Ucraina, in Polonia ecc. Il riso per la Cina, con in aggiunta il pesce crudo in Giappone. In Svizzera formaggio e cioccolato. Cocco per il Ghana. E tè nel Regno Unito. E ovviamente pizza e pasta per l’Italia.

Tra i luoghi comuni anatomici (quando non brutalmente razzisti) tra i più diffusi c’è sicuramente quello femminile che riguarda le donne di un “generico nord est“. Tutte uguali, alte e bionde. In Polonia, in Scandinavia, in Ucraina, in Russia ecc.

Luoghi comuni sulle abitudini 

Tra i luoghi comuni sulle abitudini da sfatare si scopre ad esempio che in Georgia non sono tutti accaniti fumatori. In Messico non vanno in giro con un sombrero. Alle Bahamas non stanno tutto il tempo in spiaggia, in Sudafrica gli animali non passeggiano insieme agli esseri umani per strada. In Australia non ci sono canguri dappertutto. In Egitto non si muovono con i cammelli per andare a fare la spesa. Ad Haiti non praticano il vudù…

Luoghi comuni culturali

I luoghi comuni culturali sono molto pericolosi. Si passa da quelli più “innocenti”, come pensare a Dracula ogni volta che si pensa alla Romania. O ad Hakuna Matata che “nessuno dice” in Tanzania. Fino a quelli più dispregiativi. Come pensare che nelle Filippine le donne siano soltanto badanti e donne delle pulizie. O che l’Iran sia il Paese dove tutti sono terroristi. “Tutti i luoghi comuni sul mio Paese”, dice tristemente l’iraniano del video: “mi fanno sempre male”.

L’unico modo per sfatarli è decidersi finalmente a fare un viaggio e conoscere il mondo da vicino. E smetterla di raccontare sciocchezze, come la Marchesa amica dei Flaubert.

Immagine di copertina di Obed Hernández