Chi era Marco Pantani, ritratto di un campione fragile dello sport italiano

Chi era Marco Pantani, ritratto di un campione fragile dello sport italiano

Il ciclismo oggi è una delle nostre passioni preferite, momento magico delle nostre vacanze o anche solo per una scampagnata fuori porta, che da una parte ci tiene in forma (e rispetta l’ambiente) e dall’altra ci permette di ammirare i luoghi che ci circondano, con più pazienza, più lentamente.

Per anni, a livello agonistico, il ciclismo è stato uno degli sport più seguiti, anche più del calcio (specialmente all’inizio). Il Giro d’Italia, ad esempio, nasce ufficialmente il 24 agosto 1908, quando un annuncio sulla Gazzetta dello Sport lo descrive così: “una delle prove più ambite e maggiori del ciclismo internazionale”. Il primo si disputa il 13 maggio dell’anno successivo.

Il successo del Giro in Italia (e del Tour in Francia) è dovuto anche ai percorsi scelti che attraversano i luoghi meno famosi di un paese, registrando la partecipazione attiva, sul campo, degli appassionati e degli abitanti di quei borghi che attendono il passaggio dei ciclisti tutto l’anno.

Uno sport che unisce storia, geografia e agonismo, e che dopo il periodo d’oro di Coppi e Bartali, ha visto negli anni ’90 un altro momento fortunato, grazie al campione Marco Pantani, un vero “poeta della bicicletta”.

Marco è stato il vertice italiano del ciclismo per un decennio, tra i più forti scalatori in assoluto. Quando Gianni Mura gli ha chiesto: “Perché vai così forte in salita?”, lui ha detto: “Per abbreviare la mia agonia”.

Le imprese del “Pirata” hanno riacceso i cuori “addormentati” dei vecchi appassionati di questo sport e ne hanno incantati di nuovi. Tutti seguivano in tv le sue grandissime imprese, e tutti hanno pianto per i suoi momenti difficili, sfortunati, fino alla sua prematura scomparsa.

Marco Pantani è oggi ricordato come uno degli sportivi più popolari e amati del dopoguerra italiano. La sua però non è una storia già scritta, ma proprio come un Giro, è fatta di discese e salite.

Nato a Cesenatico nel gennaio del 1970, Marco è un ragazzo sportivo a cui piace poco studiare. Prima di avvicinarsi al ciclismo prova con il calcio, ma non riesce a sfondare. È la prima bici, regalata dal nonno, che gli fa scattare la scintilla.

I suoi primi allenamenti impressionano i preparatori. Vince molte gare, la sua specialità è la scalata. Quando “parte” nessuno riesce più a stargli dietro. Ma appena la carriera sulle due ruote comincia, inizia anche a perseguitarlo la sfortuna (lo farà per tutta la sua vita), alla quale Pantani risponderà con tenacia e orgoglio.

A metà degli anni Ottanta durante la preparazione ha due gravi incidenti, in uno rimane addirittura in coma un giorno. Appena può ritorna in sella e nel 1990 è pronto per partecipare al Giro d’Italia dilettanti arrivando al terzo posto.

Nelle due edizioni successive si migliora, arrivando prima secondo e poi vincendo. Passa ai professionisti, ma il suo primo Giro termina in anticipo per via di una tendinite.

Nel 1994 si ripresenta e arriva secondo. L’incredibile traguardo del podio lo spinge a provare anche il Tour dove chiude al terzo posto. Si aggiudica la maglia bianca (come miglior giovane ciclista). La pedalata di Pantani è epica, anche quando cade non abbandona la sfida ma si rialza più forte di prima puntando sempre il gruppo di testa.

Mentre si prepara al Giro dell’anno successivo, ha un altro incidente ed è costretto (nonostante i problemi al ginocchio) a partecipare al successivo Tour (nel quale riesce a vincere di nuovo la maglia bianca). Ancora il destino: il 18 ottobre 1995 viene investito da un fuoristrada sulla discesa di Pino Torinese, si frattura tibia e perone: i medici gli suggeriscono di mollare l’attività agonistica. Ma dopo qualche mese, Marco ritorna in sella.

Al Giro dell’anno successivo, un altro incidente, gli impedisce di continuare la gara. “Avrei voluto essere battuto dagli avversari”, racconta in un’intervista della Gazzetta dello sport: “invece ancora una volta mi ha sconfitto la sfortuna”. La sua forza di volontà è impressionante, e così, appena rimesso in sesto, si presenta al Tour dello stesso anno. Arriverà terzo (battuto da ciclisti più bravi nella cronometro), ma compie uno dei suoi capolavori sportivi: la scalata dell’Alpe d’Huez in un tempo da record.

I momenti più duri della sua carriera, gli sforzi di una vita intera, vengono ripagati nel 1998 quando vince sia il Giro che il Tour: una doppietta fantastica. Ma anche stavolta l’inizio non è dei più facili: muore il suo direttore sportivo, un grande amico, Luciano Pezzi. Anche se nelle prime tappe si percepisce la difficoltà psicologica del “Pirata”, riesce a portare in Italia, dopo 33 anni, la maglia gialla (dopo di lui ci riuscirà Nibali nel 2014), battendo Jan Ullrich.

Ma è tempo di un’altra salita per Pantani, la più difficile dalla quale non si riprenderà più. “Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile”. Durante il Giro dell’anno successivo vengono resi pubblici i risultati dei controlli medici. Hanno trovato una concentrazione di globuli rossi superiore al consentito (52% il valore di ematocrito, il massimo permesso era 51%). Viene sospeso, succede un putiferio mediatico. Tutta la squadra di Pantani si ritira, Savoldelli, in segno di protesta, si rifiuta di indossare la maglia rosa. Qualcuno parla di “complotto”. Marco si ritira, soffre di depressione, fa uso di cocaina.

Dopo un periodo di disintossicazione ritorna nel 2000 ma la sua preparazione atletica non è più al massimo. A parte qualche vittoria di tappa, il “Pirata” non brilla più. Le prove sono incolori e seguono quasi sempre un ritiro. Iniziano i processi della giustizia sportiva, Pantani non ce la fa più. Il 14 febbraio 2004, viene trovato senza vita nella camera di un residence a Rimini. Si parla di “suicidio“, da overdose di cocaina.

La famiglia di Marco (in particolare la madre) non si è mai arresa a questa versione, e ha portato avanti insieme all’avvocato una battaglia per riaprire le indagini. Il sospetto che loro e molti fan hanno è che possa trattarsi di omicidio (commissionato dalla camorra): Marco era forse a conoscenza di un giro di scommesse clandestine. Il 28 settembre 2017 la Cassazione chiude definitivamente il caso: “non si trattò di omicidio”. Oggi il Giro d’Italia lo ricorda ogni anno dando a una salita il nome di “Montagna Pantani“. Prima di lui soltanto Fausto Coppi aveva questo primato.

Immagine via Wikipedia