A Milano c'è una casa di riposo per vecchi musicisti voluta da Giuseppe Verdi

A Milano c'è una casa di riposo per vecchi musicisti voluta da Giuseppe Verdi

Quella di Giuseppe Verdi è stata una figura fondamentale della musica italiana. Non soltanto perché rappresenta forse la massima espressione della lirica nel nostro paese, ma anche per l’importanza che ha rivestito per l’identità nazionale. Era un vero e proprio simbolo artistico che incarnava l’unità italiana: basti pensare alla folla oceanica che accompagnò il suo feretro il giorno dei funerali, intonando il Va, Pensiero. Il coro iconico del Nabucodonosor, la sua opera più famosa.

E la sua importanza e memoria riecheggiano ancora oggi, e non solo grazie a opere come il Rigoletto, Il trovatore, o La traviataMa anche perché, grazie a lui, esiste un luogo in cui il sapere musicale italiano fonde le varie generazioni, e dà vita a nuovo sapere. Un luogo in cui i grandi musicisti possono trovare riparo, circondati da colleghi che parlano la loro stessa lingua e condividono il loro stesso amore. Stiamo parlando di Casa Verdi: la casa di riposo milanese in cui risiede la storia musicale italiana e che Hello! World ha avuto occasione di visitare per il suo ultimo video, pubblicato su Facebook.

Compagni di vita

Negli ultimi anni di vita Verdi si dedicò a progetti filantropici. Alla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento aveva istituito la Fondazione Giuseppe Verdi. Come prima iniziativa, nel 1888 fece costruire un nuovo ospedale nella cittadina in cui risiedeva, Villanova sull’Arda; e l’anno successivo decise di cominciare a lavorare al suo più grande sogno: costruire un luogo in cui poter dare rifugio ai musicisti che versavano in situazioni difficoltose.

Inizialmente Verdi pensò di lasciare agli artisti bisognosi la sua abitazione privata, ma in seguito scelse Milano come luogo in cui istituire Casa Verdi. Nel 1889, quindi, acquistò un grande appezzamento di terreno nella zona di Porta Magenta, in Piazza Buonarroti, e contattò l’architetto Camillo Boito perché cominciasse a lavorare al progetto.

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Il 16 dicembre 1899, infine, Verdi inaugurò l’abitazione: una splendida villa in stile neogotico piena di strumenti musicali, in cui dar riposo e sollievo ai musicisti meno fortunati di lui. Per non macchiarsi di superbia, però, Verdi decise di aprire la casa di riposo solo dopo la sua morte. E nel testamento specificò che i proventi derivanti dai diritti sulle sue opere dovevano essere destinati alle spese di gestione della struttura.

Casa Verdi divenne effettivamente operativa nel 1902, quando entrarono i primi ospiti selezionati dal Consiglio della fondazione. Da allora la struttura ha accolto più di 1000 musicisti in difficoltà—fra cui Luigi Ricci-StolzCarlo BroccardiSara Scuderi Aristide Baracchi—e ancora oggi ospita le spoglie del grande compositore italiano.

Come riporta il giornalista Mauro Lubrani nel libro che ricorda il compositore nel centenario della sua morte, Verdi diceva in proposito:

Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio. Poveri e cari compagni della mia vita!

Casa Verdi

I requisiti per poter accedere alla casa di riposo sono tre. Essere stati “addetti all’arte musicale“, aver superato i 65 anni di età, e versare in una situazione economica, sociale, e di salute che necessita di aiuto. Il consiglio valuta le richieste in base ai posti disponibili. E successivamente li assegna anche basandosi sui meriti effettivi dei musicisti.

All’interno della struttura ad ogni ospite viene assegnato un alloggio, con cucina e servizi privati. Poi ovviamente ci sono gli spazi comuni, in cui poter suonare insieme, e svolgere le varie attività e laboratori organizzati dalla fondazione: decoupage, maglieria, bigiotteria. Agli ospiti, insomma, viene dato ampio spazio per l’espressione delle loro passioni: come nel caso di Stefania Sina, 90 anni, che dopo una lunga carriera internazionale da cantante lirica a Casa Verdi si occupa anche del laboratorio di pittura.

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Quando ho detto all’assistente sociale che l’altra mia grande passione è la pittura, nel giro di qualche mese avevo già a disposizione il mio laboratorio. In cui dipingere e insegnare. È importante per noi anziani continuare ad avere passioni, ed uscire dalla nostra stanza per le attività. Fai due chiacchiere, dipingi, segui i laboratori, e ti tieni occupata.

Prima di riscoprire la passione per la pittura, Stefania ha dedicato interamente la sua vita al canto. Nata a Pordenone, dopo aver imparato i primi fondamentali dalle suore, Stefania venne notata da un maestro di canto, suo vicino di casa. Che riconoscendo la peculiarità della sua voce, le consigliò di studiare al conservatorio. I genitori, quindi, la iscrissero al Donizetti di Bergamo, e una volta diplomata iniziò a macinare esperienze nel mondo della lirica. Ottenendo i primi veri successi agli inizi degli anni Sessanta, quando per cinque anni consecutivi partecipò alle Vacanze Musicali di Siena. Con il tempo, poi, Stefania è arrivata a cantare a livello internazionale.

Sono stata tante volte a cantare in Giappone, e grazie alla musica ho girato praticamente tutta l’Europa. Ero un mezzosoprano o contralto: ho fatto lo Zanetto di Mascagni, Falstaff, Suzuki in Madama Butterfly. Ma non sono soltanto appassionata di lirica, ogni tipo di musica è bella a suo modo. A me, ad esempio, piace moltissimo anche il jazz.

Artisti di spessore internazionale

A Casa Verdi, come racconta Hello! World, soggiornano artisti di grande spessore. Hanno suonato e cantato nelle orchestre sinfoniche e nelle compagnie liriche più prestigiose del mondo. Dalla Scala di Milano, fino alla Russia, dagli Stati Uniti fino al Venezuela.

Come Renato Perversi, un violinista e violista che si trova a Casa Verdi da tre anni. E che ha suonato e insegnato in tutto il mondo. La sua passione per la musica, come racconta a Hello! World, è nata “quasi per gioco”. Il padre era un orologiaio con una grande passione per la musica, e spinse fin da piccolo il figlio a studiare il violino. Renato aveva talento per quello strumento, e quindi il resto è venuto praticamente da solo.

Dopo essermi diplomato al conservatorio di Alessandria, sono stato preso come prima viola nell’orchestra sinfonica di Catania, e poi alla Scala. Da lì poi ho girato un po’ ovunque: Caracas, Quebec, Città del Messico, Lugano, Montecarlo. Ora che Giuseppe Verdi mi ospita nella sua splendida casa, posso dire che la musica mi ha offerto davvero tutto.

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Oggi Renato vive a Casa Verdi insieme alla moglie—ai coniugi è consentito l’alloggio anche se non sono musicisti—e dice di trovarsi benissimo. “C’è sempre qualcosa da fare,” racconta ad Hello!World: “la mattina guardiamo un film, sto un po’ con mia moglie, e chiacchiero con i miei amici.”

Un patrimonio storico inestimabile

Le loro storie non sono soltanto un patrimonio artistico, ma anche un grande testamento storico. Come si può capire bene dai racconti di Bissy Roman, pianista di 93 anni nata in Romania, che dopo aver suonato tutta la vita in giro per il mondo e aver vissuto molti eventi tragici, è stata accolta a Casa Verdi.

La mia vita è stata molto dura, e la musica è sempre stata una forma di salvezza. Durante l’occupazione nazista in Romania io e la mia famiglia ci trovavamo in grande difficoltà. Avevamo pochissimo cibo. Un giorno stavo suonando al pianoforte alcuni pezzi classici di Schubert e di Brahms con la finestra aperta, e un soldato tedesco si è avvicinato per ascoltare. La mia musica lo ha così rincuorato, che per ringraziarmi ha regalato alla mia famiglia diversi barattoli di conserva che aveva in dotazione.

Subito dopo la fine della guerra, Bissy decise di trasferirsi a Bucarest e studiare pianoforte al conservatorio. Per raggiungere la capitale, dovette viaggiare su un vagone militare, e quando si presentò all’audizione si trovò di fronte centinaia di altri pretendenti. Aveva poche speranze di essere presa, perché le sue nozioni di pianoforte erano tutto sommato amatoriali.

L’unica conoscenza che avevo della musica, proveniva da mio padre. Grande amante dell’opera e dell’operetta. La mia insegnante di pianoforte sapeva suonare meno di me, mi faceva fare esercizi tecnici inutili, e non mi insegnava niente della vera musica. In qualche modo, però, fui presa al conservatorio. E lì ebbe inizio la mia vera carriera.

Una volta diplomata, Bissy divenne un’insegnante di pianoforte, iniziando a sua volta a insegnare al conservatorio. Dopodiché la sua vita divenne un lungo viaggio musicale: prima come pianista professionista a Odessa e San Pietroburgo per sei anni, poi a Roma—dove iniziò a insegnare pianoforte privatamente—per 22 anni, e infine nuovamente con un contratto da professionista a New York, dove è rimasta per 15 anni. Tre anni fa, infine, è stata accolta nella casa di risposo costruita da Giuseppe Verdi.

La musica non è stata solo una compagna di vita: è stata la vita. E grazie a Casa Verdi, anche oggi che dovrei riposarmi continuo ad avere la mente piena di pensieri musicali. Senza cui non vivo.

Un fonte di saggezza per giovani musicisti

Molti degli anziani di Casa Verdi sono stati anche grandi insegnanti. E proprio grazie a questo negli ultimi anni la Fondazione Verdi ha deciso di consentire anche ad alcuni giovani musicisti di alloggiare nella struttura. Per favorire uno scambio generazionale, e creare un ponte comunicativo attraverso la musica. Che da una parte allieti la pensione degli ospiti anziani, e che dall’altra fortifichi la cultura musicale dei più giovani.

La cosa che mi manca di più è l’insegnamento, dice Perversi. Oggi non si insegna più a suonare professionalmente, ma in maniera dilettantistica. Io in tre o quattro mesi, se c’è applicazione, posso far suonare ai miei allievi delle cose importanti. Come un piccolo concerto di Vivaldi.

Ma non è solo la tecnica che trasmettono gli ospiti di Casa Verdi. Sono esempi di dedizione, passione, e tenacia. Come ci dice bene Stefania Sina.

La mia passione per la musica è stata costellata da grandi sacrifici. Per arrivare a quel livello ho dovuto faticare. All’inizio della carriera accettavo tutti i ruoli possibili, pur di mettere a repertorio del materiale. Ora i giovani quando partono si aspettano di arrivare subito alla Scala.

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Uno dei giovani ospiti che beneficiano di tutto questo patrimonio musicale è Corrado Neri, un pianista di 24 anni che studia al Conservatorio di Milano.

Fin dal primo minuto mi sono trovato benissimo. Qua a Casa Verdi fra gli ospiti si crea un rapporto che difficile da spiegare a parole. Si respira davvero l’aria di una “famiglia musicale”: tutti parliamo la stessa lingua, quella della musica, e tutti hanno qualcosa da condividere con te. Si crea uno scambio che ti fa crescere velocemente.

Per approfondire

Casa Verdi, insomma, è quasi un simbolo. Un luogo pieno di storia, e di musica—ovunque, nei saloni della villa, si trovano strumenti musicali—in cui si trasmette realmente della cultura.

Per conoscere più approfonditamente questa istituzione milanese, ti consigliamo di leggere Il riposo dell’artista – La Casa Verdi, di Lorenzo Arruga. Che racconta la storia della Fondazione, e molte storie di grandi musicisti che vi hanno soggiornato. Puoi inoltre consultare online il trimestrale La voce di Casa Verdi, la rivista interna della fondazione, che contiene interessanti articoli sull’attualità musicale.

Se invece vuoi visitare Casa Verdi, puoi prenotare una visita direttamente contattando la struttura attraverso i recapiti forniti sul sito ufficiale.