Cinque musicisti che hanno abbandonato le loro band all'apice del successo

Cinque musicisti che hanno abbandonato le loro band all'apice del successo

I grandi musicisti non sono mai soddisfatti del loro lavoro: hanno sempre la tendenza a voler sperimentare, a evolversi, a cambiare. Rimanere seduti sugli allori sarebbe la fine per loro, perché non riuscirebbero più a trovare quella spinta passionale e creativa che gli permette di creare della grande musica.

Gli esempi più illuminanti sono quelli dei musicisti che lasciano band di grande successo per dedicarsi a carriere soliste. Nonostante spesso diano l’idea di essere eccessivamente egoisti, e deludano molti fan che vorrebbero vederli per sempre insieme al loro gruppo musicale preferito, prendere una scelta del genere è coraggioso: si lascia una strada fruttuosa che garantisce denaro e successo, per provare qualcosa di nuovo e magari più stimolante.

Quelli che abbiamo selezionato, quindi, sono cinque artisti che all’apice del successo con le loro band hanno deciso di lasciare e dedicarsi a carriere soliste dalle alterne fortune.

John Frusciante

Quando entrò a far parte dei Red Hot Chili Peppers, Frusciante non era altro che un giovane fan che era riuscito a superare la selezione di Kiedis e Flea per prendere il posto di Hillel Slovak come chitarrista. Ma il suo talento cristallino diede una spinta enorme al gruppo: che grazie a dischi come Mother’s Milk e Blood Sugar Sex Magik divennero famosi in tutto il mondo. Ma fu proprio l’estrema popolarità—e la consecutiva pressione—riscontrata durante il tour di quest’ultimo disco—nel 1992— a spingere Frusciante a mollare.

Voleva essere un musicista sperimentale, non il chitarrista di una band mainstream: mentre i Red Hot Chili Peppers continuavano a macinare dischi venduti, lui lavorava ai suoi estrosi progetti solisti. Nel 1998 decise di tornare nuovamente a far parte della band—contribuendo ad alcuni dei dischi più importanti—fino a che nel 2009 ha nuovamente deciso di abbandonare.

John Lennon

Del ritiro di Lennon da quello che secondo molti è stato il più grande gruppo rock di sempre si è detto molto: secondo alcuni è stata l’influenza di Yoko Ono ad allontanarlo da Beatles, mentre secondo altri le insanabili divergenze artistiche con Paul McCartney, erano diventate insanabili.

Se fosse rimasto coi Beatles probabilmente la carriera di Lennon sarebbe proseguita in modo meno movimentato: gli ultimi anni del musicista sono trascorsi a New York, dove era diventata una delle celebrità più richieste dal mondo del jet set. La sua produzione solista, però, è conosciuta solo per l’album Imagine: che nonostante il grande successo riscontrato—e la bellezza della title track—non riuscì a toccare le vette di qualità ottenute con i Beatles.

Noel Gallagher

Il rapporto complicato fra i fratelli Gallagher è sempre stato uno dei motori trainanti del successo degli Oasis. La loro rivalità ha sempre spinto entrambi a dare il meglio: ma nel 2009, dopo aver pubblicato il suo primo disco solista, Noel decise di dire basta. “Non posso lavorare con Liam un giorno di più,” disse nel comunicato che annunciava lo scioglimento della band. Da allora il maggiore dei Gallagher ha pubblicato altri due album, così come i Beady Eye—la band composta dai membri restanti degli Oasis—ma nessuno di questi dischi si è meritato l’apprezzamento dei fan.

Zach De La Rocha

Il pittoresco cantante dei Rage Against The Machine, a differenza di tutti gli altri musicisti citati, non lasciò la band con cui aveva ottenuto la fama per rincorrere un progetto solista, ma per ragioni politiche. Il suo impegno civile negli ultimi anni era diventato imponente: partecipava a class action, e si batteva fortemente per varie cause, diventando anche il portavoce del movimento dei nativi americani negli Stati Uniti.

Le sue aspettative erano quelle di implementare questa vocazione politica nel futuro della band, ma quando si rese conto che gli altri membri non lo supportavano quanto si aspettava, decise di abbandonare, fondando i One Day As A Lion. Con cui, però, non ottenne molto successo: dopo appena un album, decise di lasciar perdere il progetto.

Peter Gabriel

Peter Gabriel è stato la voce e il leader dei Genesis fino al 1977, anno in cui a causa di alcuni contrasti con gli altri membri del gruppo decise di allontanarsi: il successo era appena arrivato, così come la gratificazione economica, ma Gabriel decise di ricominciare da capo. Si buttò così in una proficua produzione solista, che negli anni gli è valsa un discreto successo. Album come So e Up riuscirono a vendere benissimo, eguagliando gli album del passato: per questo motivo Gabriel, dei musicisti citati, è probabilmente l’unico ad aver giovato fino in fondo della separazione dal gruppo con cui aveva debuttato.

Immagini: Copertina