Le nuove tecnologie per nuotare sicuri

Le nuove tecnologie per nuotare sicuri

Secondo le statistiche del rapporto sui pericoli di annegamento durante la balneazione dell’Istituto Superiore della Sanità redatto nel 2013, sono circa 400 le persone che ogni anno vengono colpite da incidenti di annegamento.

Dagli anni Settanta questo fenomeno è stato in costante diminuzione, grazie soprattutto alle campagne di sensibilizzazione delle istituzioni, alla possibilità per più persone di seguire corsi di nuoto, e alle strategie di salvaguardia dei bagnanti. Questo almeno fino al 2005.

Negli ultimi dieci anni, però, le statistiche annuali sono quasi sempre rimaste stabili, segno evidente del fatto che i sistemi attuali di prevenzione non sono in grado di ridurre ulteriormente gli incidenti.

Fortunatamente, però, grazie allo sviluppo rapidissimo che la tecnologia (soprattutto portatile) ha avuto negli ultimi anni, l’interesse verso i dispositivi e le applicazioni in grado di aumentare la sicurezza dei bagnanti è in forte ascesa.

Tecnologia indossabile, spesso collegata a sistemi di allarme, che facilita gli interventi di salvataggio.

Recentemente, ad esempio, è stata lanciata la campagna di crowfunding per Kingii, un rivoluzionario braccialetto da indossare quando si nuota, che funziona come una specie di airbag acquatico.

In pratica se la persona che indossa il bracciale si trova in difficoltà mentre nuota e non riesce a stare a galla, gli basta azionare il dispositivo per far sì che una cartuccia di anidride carbonica gonfi immediatamente un cuscinetto di salvataggio che riporta in superficie il malcapitato.

Tom Agapiedes, l’inventore di Kingii, ha avuto questa idea dopo aver rischiato egli stesso di annegare, quattro anni fa.

“Quando sei in auto metti la cintura, se vai in bicicletta metti il casco di protezione, ma come proteggi te stesso quando nuoti?” ha dichiarato cercando di spiegare cosa lo ha spinto ad impegnarsi nella realizzazione di questo dispositivo.

Il principale problema di questo dispositivo, è che un bagnante deve essere cosciente durante l’incidente per poterlo azionare. O il fatto che un bambino potrebbe avere difficoltà ad utilizzarlo nel momento del bisogno.

Esistono altri tipi di tecnologia il grado di ovviare a questi problemi: come ad esempio iSwimband: un altro apparecchio indossabile collegato ad un’applicazione per smartphone che segnala con un allarme quando chi lo indossa rimane immerso per troppo tempo.

Può essere anche settato in modo da lanciare un allarme ogni volta che la persona che lo indossa tocca l’acqua. Così che i genitori siano sempre coscienti quando uno dei loro figli sta nuotando.

Un dispositivo simile, che però non ha bisogno di uno smartphone per essere utilizzato, è SEAL Swimsafe: un bracciale collegato ad un ricevitore—che può essere affidato a genitori, bagnini, e proprietari di piscine pubbliche—che si illumina e lancia un allarme sonoro ogni volta che chi indossa il SEAL Swimsafe si trova in una situazione di potenziale pericolo.

Ha cinque livelli di allarme, che possono essere settati per diversi tipi di nuotatore: nel caso dei bambini, ad esempio, lancia un allarme ogni volta che il bracciale tocca l’acqua. Nel caso dei nuotatori più esperti, invece, si aziona solo quando le immersioni durano per troppo tempo.

Ovviamente, i principali metodi per prevenire incidenti rimangono la sensibilizzazione dei bagnanti riguardo ai rischi, e la capacità di saper nuotare bene.

Ma i dispositivi che abbiamo indicato, che probabilmente sono semplicemente i primi esemplari di un tipo di tecnologia che verrà sviluppata ulteriormente nei prossimi anni, sono in grado di aiutare a risolvere anche quei casi che le normali tecniche di prevenzione non riescono ad eliminare.

Immagini: Copertina