Oscar 2014: vince il cinema digitale

Oscar 2014: vince il cinema digitale

L’Oscar come miglior film straniero è andato a La grande bellezza, straordinario affresco di Paolo Sorrentino non poco criticato, dipinto barocco di una Roma borghese e paurosamente vacua, solcata da uno straordinario Toni Servillo nei panni di Jep Gambardella, scrittore di successo vittima però di una profonda crisi creativa.

Ma non è stata solo la notte di Sorrentino e del made in Italy. In questa 86esima edizione vogliamo puntare i riflettori sull’eterna lotta tra l’analogico ed il digitale, condotta da due valorosi “combattenti” quali Gravity di Alfonso Cuarón e 12 anni schiavo di Steve McQueen, circondati da altrettanto validi “scudieri” quali Her e Frozen, Dallas Buyers Club e American Hustle. Un cinema proiettato verso il futuro, figlio della prodigiosità dei suoi effetti, contro un cinema d’impostazione classica, devoto agli archetipi della tradizione hollywoodiana.

È stato però il film di Cuarón il vero trionfatore di questa edizione, con ben sette statuette portate a casa. Trionfo del digitale sull’analogico? Forse. Di certo gli straordinari effetti speciali curati da Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk e Neil Corbould (sacrosanta la statuetta), il montaggio curato da Alfonso Cuarón e Mark Sanger ed una colonna sonora quanto mai aderente ed indovinata, hanno fatto sì che Gravity attirasse su di sé gran parte delle attenzioni dei giudici.

All’interno di questa tendenza “digitale”, nella quale la visione cinematografica si fa sempre più esperienza visiva a tutto tondo, dove realtà fisica e virtuale si sovrappongono continuamente, si inserisce alla perfezione Her (Lei), opera straordinaria di Spike Jonze premiata per la migliore sceneggiatura originale. Nella pellicola interpretata da Joaquin Phoenix, ambientata in un futuro non troppo remoto, uomini e macchine vivono in totale simbiosi, arrivando persino a provare emozioni l’uno per l’altro.

Altro punto in favore del digitale è segnato dal trionfo di Frozen – Il regno di ghiaccio (Frozen), film di animazione della Disney realizzato in computer grafica, che ha avuto la meglio su Si alza il vento (The Wind Rises), che ha segnato l’addio al cinema del grandissimo Hayao Miyazaki.

Segnale inequivocabile di come la kermesse sia ormai un fenomeno virale e di come il web rappresenti quel grande occhio che George Orwell predisse oltre 60 anni fa, è il selfie scattato da Bradley Cooper, che in pochissime ore ha fatto il giro del mondo, divenendo immagine copertina di questa 86esima edizione degli Academy Awards.