Come parlare apertamente senza creare conflitti

Come parlare apertamente senza creare conflitti

“Posso correggere il mio capo quando fa un errore? Posso ribattere alla battuta insensibile di un amico? Posso parlare con la persona che amo delle mie più profonde insicurezze?” A porsi queste domande è Adam Galinsky, uno psicologo sociale, ma in fondo sono domande che ci facciamo anche noi, quotidianamente.

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Parlare apertamente non è mai semplice, sia che ci troviamo in ufficio sia in un salotto con amici. Per evitare lo scontro ci rifacciamo sempre a una gamma di comportamenti accettabili, evitando di sbilanciarci. Entro certi limiti.

“Questo limite”, dice Adam: “è determinato dal potere che abbiamo”. Quando abbiamo potere abbiamo un ampio margine entro il quale comportarci. Al contrario, il margine si restringe. Un capo ufficio, ad esempio, ha modo di esprimersi più liberamente rispetto ai suoi dipendenti. Ma come si fa a incrementare questo margine?

Dire la nostra è sempre rischioso, ma ci sono alcuni strumenti che ne riducono il rischio. Il primo è il cambio di prospettiva: guardare il mondo attraverso gli occhi di un’altra persona. Ma non è facile come sembra: bisogna essere risoluti e rimanere simpatici.

Poi c’è la flessibilità: se si dà alle persone la possibilità di scegliere tra due opzioni, quest’ultime abbasseranno le difese e saranno più propense ad accettare l’offerta.

Per aumentare il margine bisogna avere alleati, e per farlo un buono modo è quello di chiedere consigli agli altri. “Da una parte li lusinghiamo e dall’altra esprimiamo umiltà”.

Gli ultimi due strumenti sono strettamente collegati. Le competenze, sinonimo di credibilità, e la passione. Quando non abbiamo molto potere non abbiamo molta credibilità e per averne abbiamo bisogno di prove eccellenti. E come fare per avere credibilità? Con la passione. È contagiosa e permetterà, a lungo andare, di allungare anche la nostra gamma di comportamenti accettabili.

Immagine via Flickr