È più importante la macchina fotografica o l’occhio che c’è dietro?

È più importante la macchina fotografica o l’occhio che c’è dietro?

La fotografia, come tutte le arti che necessitano di uno strumento, ha bisogno di un equilibrio perfetto tra conoscenza tecnica e poesia della visione. Così come per la musica, la chitarra elettrica più costosa non suonerà mai davvero se non c’è una sensibilità, il “tocco”.

Per incrementare le proprie abilità dietro l’obbiettivo abbiamo scaricato guide, frequentato corsi dei più importanti musei del mondo, ammirato e cercato di copiare il lavoro dei più illustri colleghi  o ancora imparato a usare programmi che permettono di perfezionare le tecniche di post-produzione.

Ma in fondo, prima di ogni cosa, quello che conta è sempre l’idea di fotografia che si ha in testa, l’intuizione originale durante uno scatto, una propria narrazione: costruire foto dopo foto un proprio stile, senza perdere tempo, almeno all’inizio, nella ricerca dell’apparecchiatura giusta.

Quante volte ti sei chiesto, guardando una bella foto, “che macchina sia stata usata” per lo scatto? Pensando che a fare la differenza sia esclusivamente quello.

Concentrarsi solo sulle specifiche tecniche, da una parte frena gli entusiasmi e dall’altra ci costringe a spendere tanti soldi senza che ce ne sia bisogno all’inizio.

Questo video, realizzato dal laboratorio Mango Street, si intitola emblematicamente “Non è una questione di attrezzatura: abbiamo scattato con macchine economiche per provartelo”.

All’esperimento hanno partecipato due ragazzi del laboratorio, entrambi professionisti, e un loro amico designer appassionato ma che non prendeva in mano una macchina da più di dieci anni. Alla coppia è stata affidata una macchina economica da 300 euro, mentre all’appassionato un’attrezzatura da più di 5mila. Tutti hanno avuto a disposizione la stessa location, modella e gli identici oggetti di scena, come manichini, sgabelli, ceste ecc.

Le foto dell’amatore, frutto di un approccio rigido e classico, danno l’impressione di essere “già viste”. Ha chiesto alla modella di sedersi sullo sgabello, e sulla poltrona, di pettinarsi i capelli e di stare in posizione rannicchiata e introspettiva.

Quando è arrivato il turno dei due fotografi professionisti si sono subito viste le differenze. Hanno tolto sgabelli e poltrone, lasciando più libertà di movimento alla modella. Hanno ottenuto una maggiore profondità con l’uso di specchietti che riflettevano il viso della ragazza.

Ma soprattutto, la differenza maggiore, è stata chiederle di interagire con gli oggetti. Hanno lasciato che facesse lei, lasciandosi trascinare dall’improvvisazione: segno della propria sicurezza dietro la fotocamera. I risultati che puoi vedere paragonati nel video parlano da soli.

“Non perdere troppo tempo nella scelta della macchina fotografica”, consigliano allora i ragazzi alla fine del video: “Le apparecchiature passano in secondo piano rispetto alle qualità del fotografo e a quello che vuoi raccontare”.

Immagine via Flickr