Come dobbiamo prepararci al cambiamento climatico

Come dobbiamo prepararci al cambiamento climatico

La situazione climatica mondiale sta cambiando in fretta: gli scienziati ormai parlano apertamente di un nuovo periodo della storia, l’Antropocene, in cui l’impatto dell’uomo sull’ambiente è diventato il fattore che condiziona maggiormente le dinamiche del pianeta.

La verità, però, è che non siamo ancora pienamente consapevoli e preparati ad affrontare i mutamenti che questa realtà comporta: dovremmo lavorare per accrescere le politiche che mirano alla mitigazione del clima e ripensare le infrastrutture tenendo conto dei risvolti ambientali.

Vicki Arroyo è un’avvocatessa e direttrice esecutiva del Georgetown Climate Center, un ente che collabora con i governi di molti paesi per sviluppare delle strategie di gestione del “clima planetario”. Recentemente è intervenuta a TED, con un discorso che mira a sensibilizzare il pubblico verso la questione del clima sulla necessità di una programmazione futura.

“Nel 2005 il mondo ha assistito ai devastanti effetti che l’uragano Katrina ha avuto sulla città di New Orleans: che ha registrato 1836 morti e quasi 30.000 abitazioni distrutte” ha esordito Arrojo: “Da allora sono state diverse le calamità che hanno colpito il pianeta: nel 2008 il ciclone Nargis ha causato la morte di circa 138.000 persone in Birmania. Il cambiamento climatico sta influenzando le nostre case, le nostre comunità, il nostro modo di vivere.”

Il punto, però, è come adattarsi: per Arrojo innanzitutto bisogna ripensare il modo in cui vengono costruite le abitazioni nei luoghi che più facilmente sono soggetti a calamità ambientali estreme. Per spiegare come dovrebbero essere costruite le case, ha mostrato l’unica abitazione che era rimasta in piedi in un quartiere di Galveston dopo l’uragano Ike: costruita con alti standard di resistenza e risparmio energetico.

Un altro punto altrettanto importante è la tecnologia. C’è un bisogno impellente di nuovi sistemi per monitorare la situazione climatica e consentire pianificazioni scientifiche delle evacuazioni nelle situazioni allarmanti.

Non esistono, però, solo le calamità naturali: uno degli effetti più devastanti del cambiamento climatico è la siccità. Gli agricoltori di zone molto estese del pianeta stanno affrontando questo enorme problema con pochissimi appoggi dalle istituzioni. In Etiopia, ad esempio, il 70 percento della popolazione dipende dalla pioggia per il proprio sostentamento.

Il riscaldamento globale sta innalzando oltremisura il livello del mare: ci sono innumerevoli aree che rischiano inondazioni, e altre che fra pochi anni saranno completamente sommerse.

Tutti questi fattori rappresentano problemi pressanti che non possono essere affrontati soltanto da chi progetta nuove tecnologie e sistemi di prevenzione. C’è la necessità di una presa di coscienza forte riguardo al fatto che il nostro modo di rapportarci al pianeta deve cambiare: non solo per adattarsi alle nuove dinamiche ambientali, ma anche per cercare di stemperare quei meccanismi che potrebbero compromettere ancora di più la situazione. Altrimenti rischiamo di trovarci continuamente impreparati di fronte a situazioni che potevano non solo essere previste, ma affrontate per tempo.

Immagini: Copertina