Programma 101: l’idea del personal computer nasce in Italia

Programma 101: l’idea del personal computer nasce in Italia

Oggi tablet e smartphone hanno reso comune l’utilizzo della tecnologia nella vita di tutti i giorni. Il computer è diventato negli anni sempre più personale e accessibile: è nelle nostre mani, si comanda con la voce, iniziamo ad indossarlo (pensiamo ai Google Glass, solo per citarne un esempio del futuro prossimo); il computer che, attraverso un processo di miniaturizzazione e quasi “dissolvenza”, diventa un compagno del nostro vivere quotidiano e di fatto un appendice del nostro corpo.

Questa idea del computer a misura d’uomo (personal computer), dell’accessibilità e della facilità d’uso, oggi così naturale e data quasi per scontata, non è sempre esistita; è una vera e propria invenzione che negli anni sessanta rivoluzionò in maniera copernicana il mondo dell’elettronica.

Questa invenzione porta un nome tutto italiano: Programma 101.

La Programma 101 è il primo personal computer da scrivania della storia ed è il frutto del lavoro, visionario e quasi profetico, di un ristretto e giovanissimo gruppo di ingegneri della Olivetti, guidati da Pier Giorgio Perotto, che nel 1962, ben quindici anni prima di Steve Jobs e di Bill Gates, intuiscono la possibilità di una convergenza tra il mondo dei calcolatori elettronici e quello delle macchine da scrivere.

Gli anni sessanta, l’era in cui l’elettronica inizia ad affermarsi, erano ancora dominati dai grandi calcolatori elettronici delle multinazionali e delle università (i famosi “cervelloni elettronici”), guidati da enigmatici operatori in camice bianco; a parte le applicazioni scientifiche, i campi di utilizzo erano molti limitati e ristretti al mondo militare (calcoli balistici), della pubblica amministrazione (calcoli per le imposte) e delle banche ed assicurazioni (calcoli finanziari).

Nella vita di tutti i giorni delle persone comuni, l’elettronica era presente al massimo con i televisori e con le prime radio a transistor; l’esigenza, invece, di scrittura e di calcolo erano assicurate dalle macchine da scrivere e dalle calcolatrici elettromeccaniche.

L’idea di Perotto e del suo team (Giovanni De Sandre e Gastone Garziera) era semplice e al tempo stesso sfidante: portare il calcolatore nella vita di tutti giorni e mettere a disposizione della singola persona, delle sue esigenze di lavoro e personali, la potenza di calcolo che era invece relegata negli impenetrabili laboratori dei cervelloni elettronici; immaginare un micro computer da utilizzare sulla scrivania di casa e dell’ufficio, pensato non per i tecnici in camice bianco ma per le persone e le loro esigenze personali.

Nel 1964, nel giro di pochissimo tempo quindi, l’intuizione si trasforma in prodotto e nasce il primo prototipo della Programma 101: un calcolatore che assomiglia nelle forme e per compattezza ad una macchina da scrivere, che come una macchina da scrivere può essere facilmente trasportata e posizionata in ufficio ed in casa, ma che al suo interno condensa le capacità di un grande calcolatore.

Il risultato è un computer compatto, dotato di tastiera e stampante integrata (la prima stampante integrata in un computer), programmabile con un linguaggio semplice basato su 15 istruzioni elementari di significato intuitivo ed accessibile a chiunque; come scriverà in seguito lo stesso Perotto “una macchina nella quale non venga solamente privilegiata la velocità o la potenza, ma piuttosto l’autonomia funzionale”.

Nasce di fatto con la Programma 101 il concetto della memoria magnetica e quello che tutti conosceremo nei decenni successivi con il nome di floppy disk.

Per portare il computer nella vita di tutti giorni e trasformarlo in un prodotto familiare e accessibile, occorre curarne anche l’estetica, l’ergonomia e l’usabilità; e allora si pensa ad un nome femminile (“la” Programma 101) ma soprattutto ad affidarne il design a Mario Bellini, che in Olivetti aveva già lavorato su prodotti che sono entrati nella storia del design industriale italiano. In un mondo di computer a forma di armadio, la matita di Bellini crea una soluzione moderna, funzionale e dalle forme molto accattivanti, che in seguito troverà l’onore di un posto al Museum of Modern Art di New York.

Bellini, MoMA

Bellini, MoMA

Il lavoro del team di Perotto, ispirato dal clima culturale ed utopistico della Olivetti del tempo, è però considerato più un esperimento che una vera e propria opportunità di business: al tempo una calcolatrice elettromeccanica (il core-business dell’azienda) si vendeva a 390.000 Lire, con un costo di fabbricazione di sole 39.000 Lire. Non c’era spazio “commerciale” per un prodotto così costoso come la Programma 101 e dall’improbabile successo di vendita presso il grande pubblico.

Così alla grande esposizione dei prodotti per ufficio (BEMA) dell’ottobre del 1965 a New York, la sua presenza fu relegata ad un piccolo spazio dello stand Olivetti, dominato invece da macchine da scrivere e dalle calcolatrici meccaniche. Nessuno mai avrebbe immaginato quello che invece sarebbe accaduto: nel giro di pochi giorni, da Cenerentola dello stand la Perottina (come venne successivamente soprannominata) diventa la principessa della fiera attirando, grazie alla sua unicità e portata innovativa, l’attenzione di tutti i visitatori e della stampa americana.

L’interesse di pubblico e giornalistico diventa anche un successo commerciale: fu prodotta in 44.000 unità, di cui 20.000 nel 1966 per il 90% vendute all’estero (una linea di produzione della P101 venne allestita anche nello stabilimento Olivetti di Harrisburg, in Pennsylvania). Un record se si pensa che il costo della Programma 101 arrivo a 3.900.000 Lire, in un periodo in cui una Cinquecento costava “solo” 500.000 Lire.

La Programma 101, dopo essere entrata nelle case, nella scuole e negli uffici, entra nella storia: viene utilizzata dai tecnici della NASA per il calcolare le manovre dell’allunaggio dell’Apollo 11, dall’NBC per predire il risultato delle elezioni presidenziali che portarono nel 1968 Nixon alla Casa Bianca, l’esercito americano per pianificare le operazioni militari in Vietnam.

Anche la Hewlett Packard si interessa al progetto, tanto che nel 1967 presenta sul mercato l’HP9100, un calcolatore che, pur tecnicamente superiore in termini di potenza di calcolo, adotterà alcune soluzioni brevettate dalla P101, tanto che la HP dovrà versare all’Olivetti 900.000 dollari a titolo di pagamento delle royalty per l’utilizzo del brevetto (lo stesso brevetto che per gli Stati Uniti Perotto aveva ceduto all’Olivetti per la cifra simbolica di 1 dollaro).

Negli anni successi il futuro della Programma 101 non fu così brillante come avrebbe meritato e nel 1971 la produzione viene arrestata: la concorrenza, soprattutto americana, recuperò il ritardo e investì notevolmente nel settore nascente nel micro-computer mentre l’attenzione della Olivetti rimase concentrata sull’offerta tradizionale.

Quella della Programma 101 e del lavoro del team di Perotto, al di là di qualsiasi considerazione sull’occasione mancata per l’industria italiana di acquisire un ruolo di leadership nel mondo dell’informatica, è una bella storia; una di quelle che ispira il nostro lavoro quotidiano e che ci dà energia per portare avanti il progetto di Hello bank!, un nuovo modo di fare banca. Un esempio di inventiva e creatività italiana al servizio dell’utente finale: un gruppo ristretto di menti che, in maniera quasi pionieristica, attuano con coraggio e passione un cambio di paradigma che rompe gli schemi e cambia per sempre il modo con il quale l’uomo si relazionava con i computer.