Le coppie in queste foto mostrano che ognuno di noi ha almeno un sosia

Le coppie in queste foto mostrano che ognuno di noi ha almeno un sosia

Il termine “sosia proviene da una “commedia degli equivoci” di Plauto, che ha per protagoniste due coppie. Giove e Mercurio assumono i lineamenti del viso del militare Anfitrione e del suo servo Sosia: affinché Giove conquisti, durante una loro assenza, la moglie del comandante. Mercurio riesce perfino a convincere Sosia che il vero Sosia sia lui. È questa una delle rare occasioni nella storia in cui il “tema del doppio”, come dicono gli insegnanti nei licei, è maneggiato con leggerezza.

Difatti, il “demone della somiglianza” è stata materia cara agli scrittori e ai musicisti romantici—da Hoffmann a Schubert a Poe, da Dostoevskij ad Andersen. Ma anche molto precedenti, come Guido Cavalcanti, o posteriori, come Lovecraft. Il “doppio” è stato studiato dai primi psicanalisti—Otto Rank, Freud—e poi da Jung. L’alter ego è un soggetto abusato, al cinema—da Polanski a Fincher a Nolan. E il “Doppelgänger” è diffuso nella cultura popolare a ogni livello, dai fumetti alle carte Magic.

Il tono delle narrazioni intorno al “doppio” è spesso allarmante. Non si sorride quasi mai. Del resto il Doppelgänger, connesso per Freud al narcisismo (infantile) e al ripresentarsi del rimosso, ha un gran potenziale angosciante. Per Maupassant, a quanto pare, “vedere” il proprio doppio fu terribile: il suo fantasma gli avrebbe “dettato” uno dei più cupi racconti fantastici, L’Horla.

Non sembrano molto preoccupate, invece, le coppie di individui ritratti nelle bellissime fotografie di François Brunelle, che puoi vedere in questa pagina. Per una volta, il “doppio” ci colpisce senza angosciarci.

Le strane coppie: incontrare il proprio doppio

Sembrano gemelli. Ma sono individui senza legami di parentela, anzi, sconosciuti l’uno all’altro. Sono i protagonisti del fotoprogetto in bianco e nero I’m not a look-alike! di Francois Brunelle. Il fotografo è andato in giro per il mondo, per più di 15 anni, a caccia di persone comuni, tanto somiglianti da lasciarti credere che siano parenti. O che la fotografia sia un montaggio. Invece sono persone diverse.

L’idea del progetto, come ha rivelato il fotografo 66enne canadese, è sorta quando qualcuno gli ha fatto notare che somiglia a Rowan Atkinson, celebre soprattutto per il personaggio Mr. Bean. Lui non ci aveva mai fatto caso. Del resto, tutti siamo inclini a notare, e con gusto, le somiglianze fra due persone diverse da noi. Più raramente ci accorgiamo di somiglianze fra noi e un’altra persona. Quando ce le fanno notare, restiamo sorpresi. Talvolta perfino contrariati. In ogni caso, inizia qui per il fotografo una singolare ossessione per la somiglianza.

L’idea prende forma nella mente di Brunelle:

Troverò due persone identiche, le metterò insieme nella stessa stanza: quando si incontreranno, resteranno scioccate! Poi scatterò loro alcune fotografie. Guardarle sarà straordinario.

Alcune coppie del fotoprogetto sembrano davvero composte da gemelli. Magari provengono dalla stessa città, ma non si sono mai incontrati. Altre vivono invece a moltissimi chilometri di distanza. Una coppia di ragazze somigliantissime è nata addirittura nello stesso giorno: ma una è di famiglia ungherese, l’altra indiana.

“I’m not a look-alike!”

Se le prime persone che ha ritratto sono canadesi come lui, e si sono incontrate nel suo studio a Montreal, molte altre provengono da ogni parte del mondo. Quando il progetto “semplice, ma stranamente potente” di Brunelle è stato reso noto su internet, la sua casella di posta elettronica ha iniziato a riempirsi di messaggi di sconosciuti dall’Europa, dal Sud America, dalla Nuova Zelanda, dagli Stati Uniti.

Le fotografie di “I’m not a look-alike!” sono rigorosamente in bianco e nero. La scelta permette ovviamente di attenuare le differenze fra i volti dei protagonisti, sottolineando ancora di più, nello stesso tempo i dettagli simili. Ci sono alcuni dettagli scenografici: Brunelle veste i suoi modelli in modo simile, o magari fa indossare loro uno stesso modello di occhiali, per far risaltare le analogie. Che comunque sono di per sé straordinarie: nei capelli, nel modo di portare la barba, nello sguardo.