Riflessione sulla tecnologia

Riflessione sulla tecnologia

Per migliaia, anzi milioni di anni l’uomo ha potuto vivere senza fotografie in alta definizione, dirette streaming da Marte, protesi agli arti, armi batteriologiche, grattacieli rotanti, reti veloci, treni veloci, informazioni veloci, velociraptor veloci, ovviamente in 3D.

In pratica, da un giorno all’altro, tutto è diventato disponibile, accessibile al mondo intero. Poco dopo indispensabile. E presto ordinario, monotono, normale.

Lo state pensando anche voi? Oggi la tecnologia non stupisce più.

La nostra generazione ha imparato a conoscerne il valore, abbiamo visto realizzato ciò che immaginavamo da bambini, persino più grande, più potente e ovviamente più veloce. Così, abituati a scoperte innovative pressoché quotidiane, abbiamo finito per ritenere scontata buona parte dei progressi tecnologici.

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Eppure, se è ormai scomparso quel sentimento di costante novità e spettacolarità, d’altra parte la tecnologia continua a far parte delle nostre vite. Forse oggi ci prestiamo meno attenzione perché è la tecnologia diventata utile non solo per scienziati, informatici o astronauti, ma per tutti. E L’utilità ha trasformato la meraviglia in normalità.

D’altro canto, questo non può essere solamente un male: quante situazioni risolviamo più agevolmente rispetto a qualche anno fa? Possiamo fare la spesa aspettando la metro, dialogare con la pubblica amministrazione senza code chilometriche, ricevere assistenza in real time.

In fin dei conti, la tecnologia non è bene e non è male, è una possibilità. Ogni scoperta, ogni cambiamento, ogni novità sono opportunità che possiamo decidere di rifiutare oppure di abbracciare, portare avanti, condividere.

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Questo post è una riflessione, perciò vi lascerà con un interrogativo. Solo qualche anno fa la domanda conclusiva sarebbe potuta essere ‘ma dove arriveremo?’ oppure ‘quale altro prodigio ci riserverà il futuro?’. Oggi no, perché la nostra è soprattutto una riflessione consapevole.

Sappiamo che la tecnologia ci può portare lontano, in direzioni sconosciute persino alla nostra immaginazione. Sappiamo che lo farà, in tempi più o meno stretti. Perciò la riflessione su cui concentrarci è questa: qual è il cambiamento che siamo disposti ad accettare?