I risultati dell’esperimento svedese: lavorare meno rende più felici e produttivi

I risultati dell’esperimento svedese: lavorare meno rende più felici e produttivi

Lo scorso dicembre, le dipendenti di una delle case di riposo dell’amministrazione comunale di Göteborg hanno dovuto abbandonare i turni da sei ore per tornare a quelli da otto, segnando la fine dell’esperimento svedese che voleva rimettere in discussione la durata della tipica giornata lavorativa e trovare un equilibrio tra il benessere dei dipendenti e la loro produttività.

Il lavoro scelto per lo studio non è stato affatto casuale: quello dell’infermiere è uno dei mestieri più stressanti. Nonostante il campione della ricerca fosse davvero piccolo, la notizia era stata rilanciata con grande interesse da diverse testate internazionale come il New York Times o la CNN: a testimonianza del fatto che si tratta di un tema particolarmente caldo nel mondo politico e non a caso al centro del dibattito anche delle ultime elezioni francesi.

Gli elevati costi hanno impedito un’eventuale estensione del progetto, che pertanto può considerarsi concluso. Quella che sembrava soltanto una suggestione—o secondo alcuni addirittura  un’idea terribile—ha prodotto invece dei risultati interessanti: dopo 23 mesi di giornate lavorative da sei ore, durante i quali gli stipendi non sono stati tagliati, le 68 infermiere coinvolte nello studio erano più felici, più in salute e più energiche rispetto a quando lavoravano con i turni da otto ore.

Lo scopo principale dell’esperimento non era soltanto quello di misurare il benessere dei lavoratori, bensì di valutare gli effetti di una giornata lavorativa più breve sulla produttività, sull’occupazione locale e sulla qualità della vita degli impiegati.

Daniel Bernmar, vicesindaco di Göteborg, ha spiegato al Washington Post che una giornata lavorativa più corta “può aumentare la capacità delle donne di raggiungere l’indipendenza economica”, trasformando i part-time in lavori a tempo pieno.

Lavorando per sole 6 ore, le infermiere hanno richiesto il 4,7% in meno di giornate di malattia. Per Maria Ryden, ex infermiera e membro del consiglio comunale Göteborg nella fila del Partito Conservatore, si tratta di un risultato tutt’altro che soddisfacente e incapace di giustificare un investimento così elevato, e in particolare pari a 1,3 milioni di euro.

Un numero sul quale potrebbero concordare sia i promotori che gli avversari dell’esperimento, però, riguarda gli effetti sulla salute: più della metà delle dipendenti coinvolte hanno dichiarato di sentirsi “con più energie” alla fine della giornata di lavoro corta rispetto a quella da otto ore.

esperimento svedese svezia giornata lavorativa sei ore 1

L’”energia risparmiata” a lavoro potrebbe essere utilizzata per fare sport, e aumentare il livello di attività fisica fino al 24%. Bengt Lorentzon, un ricercatore coinvolto nel progetto, ha spiegato che “meno stanchezza e più attività fisica” è il principale vantaggio della giornata lavorativa corta, poiché limita la sedentarietà. Lo studio ha dimostrato inoltre che le infermiere erano più attive, meno malate, meno stressate e avevano meno dolore alla schiena e al collo.

Sempre delle colonne del Washington Post, Eduardo Sanchez dell’American Heart Association ha detto che se l’esperimento fosse stato più lungo, sarebbe stato possibile capire “se il costo legato all’aumento del numero dei dipendenti può essere compensato da un numero minore di malati e dal costo più basso delle cure mediche”.

Il ricercatore Bengt Lorentzon ha inoltre assicurato che “i lavoratori sono più efficienti con la giornata lavorativa da sei ore”, poiché riescono a gestire meglio i propri compiti, e persino a passare più ore con i pazienti, ascoltandoli, confortandoli, e leggendo con loro un libro o un giornale.

Secondo Annie Perrin, partner di Leaders’ Quest—un’associazione noprofit di sviluppo della leadership—, nonostante i costi elevati nel breve periodo, il miglioramento la vita degli infermieri potrebbe influenzare positivamente l’esperienza di cura dei pazienti.

Tra i numeri positivi, va infine aggiunta la ricaduta sull’occupazione: conseguentemente all’avvio del progetto, sono state assunte 15 infermiere.  La ricerca non placa sicuramente il dibattito sul tema. Anzi, probabilmente lo alimenterà: i risultati sono allo stesso tempo positivi e controversi. Bernmar è tuttavia convinto che lo studio dimostra come “lavorare meno sia un fattore chiave per una vita lavorativa più sostenibile”.

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