Roma Pride 2017: la gioia di essere liberamente noi stessi

Roma Pride 2017: la gioia di essere liberamente noi stessi

Ogni volta è così.
Organizzare i dettagli pratici mi aiuta a tenere sotto controllo l’impazienza e l’eccitazione che mi assalgono fin dalla prima mattina: le magliette di Famiglie Arcobaleno sono già pronte sul comò? Meglio le scarpe da ginnastica per camminare a lungo o i sandali che sono più freschi?

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Braccialetti e collanine di ordinanza sono ancora nel cassetto? Il passeggino lo portiamo o no? A che altezza intercetteremo il corteo? Dove lasciamo la macchina stavolta?

Dopo una mattinata frenetica come sempre, anche a causa degli ultimi scampoli dei vari saggi di fine anno dei figli, finalmente partiamo, parcheggiamo strategicamente e scendiamo in metro. Una piuma viola, a terra nel vagone, ci dice che la strada è quella giusta. Sulle scale mobili sorridiamo agli sconosciuti con i quali condividiamo indubbiamente la meta. Una volta in superficie ci incamminiamo a passo svelto per raggiungere il corteo, partito da più di mezz’ora, inseguendo la musica che già si spande nelle vie intorno al percorso.

Eccoli, finalmente! Mi invadono come sempre una grande gioia e un fortissimo senso di appartenenza. Quella è “la mia gente”: i ragazzoni tutti muscoli e tatuaggi, le trans più appariscenti, i gay più eccentrici, le lesbiche separatiste, quelli che camminano bevendo birra, quelli che gridano slogan contro qualche politico omofobo, gli anticlericali, i gay cristiani, ebrei, buddisti, musulmani… Con la maggior parte di loro, apparentemente, non ho nulla in comune, eppure sento che siamo una comunità. Siamo tutti lì per lo stesso motivo: esprimere la gioia di essere liberamente noi stessi, così come siamo, senza veli, senza finzioni, senza ipocrisia.

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Il Gay Pride nasce dai moti di Stonewall, quando nel giugno 1969 i gay e le drag queen si ribellarono all’ennesima incursione violenta della polizia in un locale gay di New York. Simbolicamente questa sommossa segna la nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo, il primo passo del cammino verso la libertà e la pari dignità che stiamo ancora percorrendo.

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Costanza Tantillo e Mauro Tombolini, co-fondatori del BNP Paribas Pride Italia

Il Gay Pride è festa, rivendicazione, orgoglio.
Festa, perché ricorda la lotta del movimento LGBT fin dalla sua nascita.
Rivendicazione, perché c’è ancora tanto da fare, in Italia e nel mondo.

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Orgoglio, infine, perché dobbiamo essere orgogliosi di noi stessi: chi oggi sfila a viso scoperto per le vie della città urlando al mondo “eccomi, io sono qui”, ha sfidato e sconfitto la propria omofobia interiorizzata, affrontato conflitti in famiglia, magari ha subito atti di bullismo o quanto meno battutine a scuola o difficoltà nel mondo del lavoro.

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Dopo un percorso di questo tipo, è galvanizzante capire di poter essere felici senza dover rinunciare a essere se stessi, ed è da questa euforia che nasce, legittimamente, il nostro orgoglio.

In questo Pride 2017 entusiasmo e orgoglio sono stati ancora maggiori: con altri colleghi BNL abbiamo appena dato vita a BNP Paribas Pride Italia, il network aziendale del Gruppo BNP Paribas in Italia che si affianca a quelli già attivi in Francia, Belgio, Portogallo, UK e USA. L’iniziativa, partita dal basso e sostenuta dai vertici aziendali, ha l’obiettivo di contribuire a creare un ambiente di lavoro accogliente e inclusivo in cui tutti i colleghi LGBT si sentano sicuri, rispettati e valutati da tutti. Così grazie a questa nuova avventura ho portato in piazza anche l’orgoglio di lavorare in un’azienda che promuove con convinzione la cultura dell’inclusione e la lotta contro ogni forma di discriminazione.

Ci vediamo al Gay Pride 2018, con le magliette di BNP Paribas Pride Italia!

A cura di Costanza Tantillo
Socia fondatrice di Famiglie Arcobaleno – Associazione Genitori Omosessuali
Co-fondatrice BNP Paribas Pride Italia

Immagini: Lifepax (Instagram) | Costanza Tantillo