La scalata senza precedenti di El Capitan, a mani nude e senza corde

La scalata senza precedenti di El Capitan, a mani nude e senza corde

Quanti modi conosci di vivere una montagna? Si può vivere a piedi, con la bicicletta, riposandosi nei rifugi, su uno scivolo lunghissimo, in foto oppure attraverso un’esperienza unica, non adatta a tutti: scalandola. Qualche tempo fa abbiamo visto l’incredibile storia di Bonatti, uno dei pionieri delle scalate in Italia, soprannominato non a caso il “re delle Alpi“.

Oggi vogliamo parlarti di un atleta altrettanto grande, che si potrebbe chiamare il “re di El Capitan”: Alex Honnold. Di El Capitan c’eravamo già interessati. Si tratta di una montagna nel Parco nazionale di Yosemite in California, montagna alta più di 2000 metri e la cui parete supera i 900 (più alta di qualsiasi grattacielo del mondo). È una delle più difficili da scalare: in compagnia e con gli strumenti necessita di giorni, immagina di farlo a mani nude e senza corde.

Sì, non a caso quella di Alex Honnold è stata definita “La più grande impresa nella storia dell’arrampicata pura”. A scriverlo è stato Mark M. Synnott del National Geographic che gli ha dedicato un approfondimento sulla propria prestigiosa rivista e un documentario di prossima uscita. A interessarsi al successo di Alex ci hanno pensato anche altri giornalisti, come quello del Guardian Tom McCarthy. I colleghi di Honnold ne hanno parlato come qualcosa di rivoluzionario, simile all’allunaggio nell’esplorazione spaziale.

Honnold è uno degli scalatori più noti e importanti del mondo, per questo alcuni specialisti del settore erano convinti che soltanto lui sarebbe riuscito nell’impresa. McCarthy ha scritto, prima della scalata: “È l’unico arrampicatore in grado di farcela”. E così è stato.

Tra il 2006 e il 2007 ha realizzato le sue prime salite importanti, nel 2008 esegue in “free solo” (senza attrezzatura, come su El Capitan) la Moonlight Buttress, una via di oltre 350 metri. Lo stesso anno scala la parete nord-ovest dello Half Dome, una parete impossibile in free solo sempre nel Parco nazionale di Yosemite. L’ultima, in ordine di tempo, è stata quella di El Sendero Luminoso in Messico.

Per El Capitan, Alex è partito alle cinque e mezza di mattina ed è arrivato fin sulla cima intorno alle nove e mezza. Ha impiegato, per la precisione, 3 ore e 56 minuti, facendo di corsa l’ultimo tratto. Quasi 4 ore lassù, da solo, senza corde.

Tra le parti più difficili c’è stata quella finale, cosiddetta “freerider”, definita da molti come un’“odissea di zig-zag che mette alla prova ogni abilità fisica di un arrampicatore: forza delle dita, delle braccia, dei piedi, dell’addome oltre a flessibilità e resistenza.”

Si tratta di una parete tutta liscia dove bisogna stare attenti al minimo dettaglio, una caduta da lì vorrebbe dire vuoto per circa quattordici secondi. Il rischio in queste imprese bisogna sempre metterlo in conto, anche se questi super atleti (impossibili da emulare) si preparano al minimo dettaglio per non sbagliare neanche di un millimetro. Per prepararsi a questa scalata Alex si è allenato sulle pareti di mezzo mondo.

Ha riprovato quella di El Capitan decine di volte, memorizzando la sua conformazione e segnando con il gesso dove effettuare le prese. Ha curato alla perfezione la tecnica dello “smearing”, esercitare aderenza con i piedi sulla roccia quel tanto che basta per reggere il proprio peso inclinato. “È come camminare sul vetro”, ha riassunto Alex.

“Non puoi arrivare a fare una cosa del genere non preparato. Ci vuole un esercizio costante. Fisicamente la salita non è così difficile da eseguire. È molto più il fatto che si deve essere esattamente nel posto giusto mentale“.

Alex aveva già tentato nel 2016, rinunciando dopo meno di un’ora. Oggi, su quella agognata vetta ha ripensato alla sua precedente resa: “Quando pensavo al free solo del freerider, c’era una mezza dozzina di punti che mi faceva pensare ‘oddio, questo fa paura’, ma oggi ho allargato la mia comfort zone e quegli obbiettivi che sembravano folli sono diventati possibili”. Felice ma senza esagerare ha poi raccontato: “È il momento di maggior soddisfazione della mia vita.” Prima di scendere di nuovo e tornare ad allenarsi come fa ogni giorno. “Non mi ritiro appena torno già”.

Immagine via YouTube