Storia della robotica: dai primi bracci meccanici ai robot umanoidi

Storia della robotica: dai primi bracci meccanici ai robot umanoidi

La robotica nasce allo scopo di realizzare macchine che possano riprodurre i comportamenti degli esseri intelligenti evoluti. Le macchine che possono eseguire il lavoro umano vengono detti robot.
I robot sono macchine automatiche a comando elettrico dotate di sensori e dispositivi che permettono loro di percepire l’ambiente che hanno intorno e interagire con esso eseguendo e riproducendo compiti e comportamenti tipici degli umani. I robot possono essere suddivisi in robot domestici, industriali, chirurgici, avventurieri dello spazio, umanoidi.
La storia di questa disciplina affonda le sue radici molti secoli fa ma la parola robot appare per la prima volta nel 1921 ed è da questo momento che vogliamo raccontare la storia della robotica.

1920 -1950
È il periodo in cui viene coniata la parola robot: il romanziere ceco Karel Čapek utilizza questo termine derivato da robota (lavoro forzato e pesante) in un suo racconto del 1921. La parola robotica sarà utilizzata per la prima volta nel racconto di fantascienza Liar! di Isaac Asimov del 1941.
Fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale la parola robot sarà associata a macchine antropomorfe che avevano secondo l’immaginario collettivo il potere di aiutare (o distruggere) l’uomo.
Nel 1938 viene realizzato dalla Westinghouse Electric Corporation un robot umanoide, Elektro, che cammina e parla.

1950 -1970
Il robot si evolve e diventa sinonimo di macchina tecnologica ed ingegnosa che può essere d’aiuto agli uomini nella loro quotidianità. Entra a far parte dei processi di produzione industriale sostituendo il lavoro dell’uomo nelle operazioni più pesanti.
Il robot entra nelle case di tutti: diventa sinonimo di piccolo elettrodomestico. Alla fine degli anni sessanta vengono realizzati robot che vengono controllati da un computer e camminano sino a percorrere 4 miglia l’ora e diversi modelli di bracci robotici. Il giapponese Ichiro Kato realizza il primo robot bipede.

1970 – 1990
L’Accademia Russa delle Scienze presenta un robot a sei gambe, viene realizzato il braccio meccanico  che sarà il più utilizzato (e migliorato) nell’industria e Ichiro Kato presenta un modello avanzato e completo del suo robot antropomorfo, Wabot I.

Wabot I è il modello più semplice di WL-9DR che Ichiro Kato presenta nel 1979, il robot più veloce all’epoca che poteva compiere un passo ogni dieci secondi.

1990 – 2000
I risultati raggiunti in questo decennio rappresentano la base dell’incredibile evoluzione alla quale si assisterà nel nuovo millennio.
Nel 1993 la Carniege Mellon University realizza Dante, un robot a 8 gambe che viene spedito in Antartide per raccogliere gas magmatici.

Nel 1996 il MIT realizza RoboTuna, un robot a forma di pesce per studiare le dinamiche di alcune specie di pesci.

Nel 1997 Honda realizza P3, un robot umanoide, predecessore di Asimo.

2000 – 2014

Asimo (acronimo di advanced step in innovative mobility) viene presentato nel 2000 ed è il primo robot in grado di correre, interagire, parlare con gli umani e riconoscerli grazie al sistema di riconoscimento facciale.

In questo arco temporale, vengono realizzati dei robot avventurieri dello spazio sempre più sofisticati. Come Canadarm2 e Robonaut2.


Così come vengono perfezionati i robot umanoidi.
Ecco Atlas, creato da Darpa, agenzia statunitense.

Kirobo, giapponese, nato con un compito molto particolare: lanciato nello spazio dovrà interagire e conversare con l’astronauta nella stazione spaziale.
Stanno nascendo gli androidi, i robot umanoidi dalle sembianze umane. Le caratteristiche del robot restano le stesse: sensori, autonomia, flessibilità e capacità di adattamento, capacità di interazione con l’ambiente,  programmabilità e capacità di elaborazione ma adesso i volti di questi robot vengono realizzati in silicone per un risultato realistico.
Come gli Actroid, androidi dalle sembianze femminili.

I Repliee che possono parlare e rispondere a tono. Questo video parla da sè.

Nel frattempo in Europa.
In Francia la Aldebaran Robotics crea Nao. Possiede sensori di prossimità a ultrasuoni rivolti in direzioni diverse e sensori di pressione sotto i piedi. oltre a sensori di interazione come tre zone tattili al di sopra della testa e due sensori di contatto respingenti nella parte anteriore dei piedi.

In Italia, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova realizza iCub, creato grazie allo sviluppo di pelle artificiale (silicone) in grado di donare al robot androide una sensibilità tattile evoluta e di acquisire informazioni, proprio come noi umani, toccando gli oggetti.