Lo studio che mostra a 139 Paesi del mondo come usare soltanto l'energia rinnovabile

Lo studio che mostra a 139 Paesi del mondo come usare soltanto l'energia rinnovabile

Gli ottimi risultati cominciano a essere sempre più frequenti e trascinano la ricerca e l’entusiasmo in direzioni stimolanti ancora da esplorare: l’energia rinnovabile non è più relegata nel mondo dell’utopia, ma è una realtà che ci riguarda da vicino. Gli esempi sono innumerevoli e vanno dalle piccole alle grandi opere ingegneristiche. Dalle case che sfruttano l’energia delle onde, o quella solare, fino alla costruzione di grandi impianti di centrali fotovoltaiche in Sudafrica e Marocco.

Anche senza spingersi troppo in là, per vedere quanto le politiche green possano essere attuabili in spazi sempre più larghi, c’è l’esempio virtuoso dell’isola di Capraia, in Toscana, l’unica nel Mediterraneo a usare soltanto energia pulita.

Ma per quanto gli obiettivi visti finora siano grandi, quello messo in programma da un team di ricercatori e scienziati internazionali per il futuro prossimo non ha precedenti. L’obiettivo non soltanto è considerevole ma è anche inaspettato. Dal 2050, ben 139 Paesi nel mondo si potrebbero alimentare al 100% con energia rinnovabile, senza più bisogno di combustibili fossili, soltanto grazie all’energia del sole, dell’acqua e del vento.

A dirlo è stato uno studio internazionale condotto da 27 ricercatori, e guidati dall’università di Stanford (e pubblicato sulla rivista Joule), che ha indicato una road map per avviare la costruzione delle infrastrutture necessarie a raggiungere l’obiettivo.

L’articolo si intitola “Clean and Renewable Wind, Water, and Sunlight All-Sector Energy Roadmaps for 139 Countries of the World” ed è una tabella di marcia verso un futuro energetico 100% green.

Questo progetto porterebbe, secondo le stime degli scienziati, alla creazione di ben 24 milioni di posti di lavoro per la costruzione delle infrastrutture e 26,5 milioni di posti operativi, compensando di molto i quasi 30 milioni che andrebbero persi nel settore fossile, con un guadagno netto di 22 milioni di occupati.

Non soltanto benefici lavorativi, ma anche per la nostra salute. Si stima che all’anno l’inquinamento dell’aria uccida tra i 4 e i 7 milioni di persone. Inoltre i risparmi, calcolati tra costi climatici e sanitari, si aggirano intorno ai 20mila miliardi di dollari (oltre 16mila miliardi di euro).

All’interno dello studio sono stati analizzati, uno per uno, i 139 Paesi con una valutazione al dettaglio delle risorse energetiche rinnovabili disponibili: il numero di pale eoliche, di impianti idroelettrici, di pannelli solari. Il primo step è quello di usare entro il 2030 l’80% delle rinnovabili, il secondo raggiungere il 100% vent’anni dopo.

energia rinnovabile, solare, eolica

Le quote delle diverse tecnologie per raggiungere l’obiettivo è stato calcolato con estrema cura: il 19,4% di eolico onshore; 12,9% eolico offshore42,2% di campi fotovoltaici su scala industriale; 5,6 % di fotovoltaico domestico; 6% di fotovoltaico sui tetti degli edifici commerciali; 7,7% di solare; 4,8% di idroelettrico; 1,47% tra geotermico, energia delle onde e delle maree.

Mark Dyson, professore del Rocky Mountain Institute, ha scritto: “Questo documento incentiva la discussione all’interno delle comunità scientifiche, politiche e degli affari su come immaginare e progettare un’economia decarbonizzata […] e [suggerisce] una comprensione crescente delle specifiche leve che devono essere mosse per farlo”.

Anche il nostro Paese è preso in esame e potrebbe avere gli stessi vantaggi. Come ad esempio quello di 485mila nuovi posti di lavoro, e un calo delle morti da inquinamento dell’aria che a oggi si aggirano tra i 5mila e i 45mila all’anno.

Per far sì che questo cambiamento abbia finalmente corso, ha detto Jacobson, il direttore dell’Atmosphere/Energy Program di Stanford, devono prendere coscienza “sia le persone che i governi. I responsabili politici non vogliono impegnarsi a fare qualcosa a meno che non ci sia una scienza che possa ragionevolmente dimostrare che è possibile ed è questo ciò che stiamo cercando di fare: avere uno scenario dà alla gente una direzione”.

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