Tiziano Vecellio, vita e opere del pittore del Rinascimento

Tiziano Vecellio, vita e opere del pittore del Rinascimento

Tra ‘400 e ‘500 il pittore veneto Tiziano Vecellio divenne famoso per l’abilità nell’uso del colore e per la maestria nel dar vita a ritratti di potenti carichi di significato. Non solo Michelangelo e Botticelli, Tiziano è stato l’artista italiano del Rinascimento che ha contribuito a regalare ai posteri i capolavori più alti della sua epoca.

L’importanza della Repubblica di Venezia per Tiziano

Tiziano merita di essere amato e osservato dai artefici, ed in molte cose amato e imitato, come quelli che ha fatto e fa tuttavia opere degne d’infinita lode: e dureranno quanto può la memoria degli uomini illustri.

Così scrisse Giorgio Vasari nel 1568 del pittore veneto. Tiziano nacque a Pieve di Cadore, tra il 1488 e il 1490. È certo che fu molto longevo e morì a Venezia nel 1576, dove era giunto ancora ragazzo verso la fine del ‘400. Quando il giovane Vecellio arrivò nella città lagunare, questa viveva uno dei suoi periodi più prosperi. Era una delle zone più popolose d’Europa e dominava i commerci del Mediterraneo. A partire dal XVII secolo era chiamata la Serenissima Repubblica di Venezia, ed era una Repubblica marinara. Nel corso dei suoi millecento anni di storia si affermò come una delle maggiori potenze commerciali e navali europee.

Le notizie sugli inizi di Tiziano sono incerte. La tradizione dice che ancora bambino fu preso alla bottega di Sebastiano Zuccato, da lui apprese quel caratteristico modo di dipingere “a macchia”, tipico dell’arte del mosaico. Ma fu in Giorgione, nel senso poetico della pittura paesaggistica di cui fu il più alto e innovativo interprete, che Tiziano trovò il suo maestro ideale e ne assorbì a tal punto gli insegnamenti che le sue pitture furono in alcuni casi credute opere dello stesso Giorgione. Nel primo periodo, fino al 1520, Tiziano applica e perfeziona le qualità trasmessegli da Giorgione, realizzandole in una personale visione incantata del mondo reale.

L’opera più rappresentativa di Tiziano: L’assunzione della Vergine

Nel Rinascimento la pittura aveva tematiche prettamente religiose perché i committenti erano perlopiù ecclesiastici. Nel 1511 affresca la Scuola del Santo a Padova. Ottenuta dal Consiglio dei Dieci una rendita ufficiale, destinata ai pittori migliori, nel 1533  diventa pittore ufficiale della Serenissima Repubblica di Venezia. La sua attività è frenetica: egli accetta molte commissioni da parte della nobiltà contemporanea, realizzando parecchie opere a soggetto profano.

Nel 1516, qualche anno dopo aver rifiutato il trasferimento a Roma alla corte di Papa Leone X, Tiziano ricevette l’incarico di dipingere l’Assunzione della Vergine, la celebre pala lignea che fu installata nel 1518 presso l’altare maggiore della bellissima Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia.

L’opera si rivelò talmente rivoluzionaria per Venezia, che i committenti, i frati francescani, avrebbero voluto rifiutarla, se non avessero saputo che l’ambasciatore austriaco si era offerto di comprarla al loro posto. Tiziano usò colori fiammeggianti, come i rossi delle vesti o l’oro solare della luce che avvolge la Madonna e che, piovendo dall’alto sugli uomini in terra, ne fa risaltare la struttura possente con contrastanti rapporti di luce e ombra, davvero innovativi per l’epoca. A proposito del “rosso di Tiziano“, l’espressione indica il colore con cui il pittore rivestiva i personaggi dei suoi ritratti, una tonalità di rosso calda, forte, accesa che assumeva significati diversi in base ai soggetti del quadro e a ciò che dovevano esprimere: la passione, la sensualità, il potere.

L'Assunta di Tiziano, Chiesa dei Frari, Venezia, 1518, via Wikipedia

L’Assunta di Tiziano, Chiesa dei Frari, Venezia, 1518, via Wikipedia

Fino al 1555 Tiziano era apprezzato oltre che per l’abilità nell’uso del colore, per la maestria nel dipingere i nobili dell’epoca: la sua genialità si andava affermando anche nella ritrattistica ed era soprattutto per questo richiesto da nobili committenti. I suoi famosi ritratti sono oggi conservati nei più prestigiosi musei italiani e internazionali, da Madrid a Londra, a Monaco, New York, Copenaghen e Vienna. In questo periodo la sua ricerca sul colore raggiunge dei risultati innovativi, grazie a un procedimento tecnico completamente nuovo nella stesura e nella composizione, che farà scuola nei secoli. Nel suo ultimo periodo le figure di Tiziano diventano più sfumate e evanescenti, specchio di uno stato interiore che tendeva alla trascendenza e alla spiritualità.

I ritratti per i nobili delle corti italiane e europee

Ormai osannato come il più celebre pittore del tempo, Tiziano è conteso tra le corti italiane: lavora a Mantova per i Gonzaga e ad Urbino per i duchi. Nel 1542 ha inizio la sua collaborazione con papa Paolo III e con la sua famiglia; ben presto si trasferisce a Roma e qui rimane fino al 1546. Nel contempo, la sua apprezzata attività di ritrattista procede e ha l’occasione di ritrarre Carlo V durante la sua incoronazione nel 1530. L’imperatore e suo figlio Filippo II, futuro re di Spagna, ne fanno il loro pittore prediletto. Tiziano lavora per anni al servizio della famiglia asburgica.

La Venere di Urbino, conservata ai Musei Uffizi. Via Wikipedia

La Venere di Urbino, conservata ai Musei Uffizi. Via Wikipedia

Dal momento in cui diventa il pittore più osannato di Venezia, Tiziano vede le proprie finanze salire sempre di più, fino a farne, secondo alcuni, l’artista più ricco della storia. Il compenso che percepisce dalla Repubblica, infatti, è pari a cento ducati annui. Inoltre egli investe i proventi nel commercio del legname del Cadore, necessario all’industria navale della Repubblica, e anche questa operazione, alla lunga, si rivela vincente.

Ritratto di Paolo III. Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte. Via Wikipedia

Ritratto di Paolo III. Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte. Via Wikipedia

Nessun altro artista del Rinascimento riuscì a gestire la propria carriera con maggiore astuzia e con più forte determinazione, infatti seppe mantenere stretti rapporti con i committenti più ricchi e influenti e cercò costantemente di far esporre le sue opere ad un pubblico più vasto, nonostante fossero già nelle collezioni più ricche e importanti d’Europa. Muore il 27 agosto del 1576 a Venezia, mentre infuria la peste, lasciando incompiuta l’opera che avrebbe desiderato venisse posta sulla sua tomba: la “Pietà”.

Cover: dettaglio Assunta, via Wikipedia.