I trucchi da seguire durante una conversazione per non annoiare gli altri

I trucchi da seguire durante una conversazione per non annoiare gli altri

“Ho fatto questo sogno stranissimo, te lo devo assolutamente raccontare…”, quante volte abbiamo cominciato una conversazione così? Condividere la mattina dopo il materiale confuso ed ermetico che abbiamo sognato è più forte di noi, ma dobbiamo saperlo fare bene per rendergli giustizia.

Non succede soltanto nel caso dei sogni, ma accade anche quando vogliamo raccontare una vacanza, una storia di quando eravamo bambini, ecc. Quando ci lasciamo andare a definizioni come “stranissimo”, “inquietante“, “assurdo“, non sempre—i più attenti ci avranno fatto caso—riscontriamo negli altri la giusta attenzione. A volte gli sguardi dei nostri ascoltatori sono vuoti, assenti e una piccola distrazione può rovinare completamente il nostro racconto.

I sogni, in particolare, sono estremamente difficili da raccontare perché effettivamente sono strani, unici e costruiti su di noi, sulle nostre esperienze e sulle nostre sensazioni.

Per raccontare bene, anche se può sembrarti strano, bisogna allenarsi. Anche se non vogliamo diventare un Proust o un Hemingway, saperlo fare necessita comunque di un metodo, di alcuni consigli da seguire. Pensiamo, ingenuamente, che il nostro entusiasmo e l’autenticità della cronaca possano bastare alla sua riuscita e che se qualcosa per noi è importante allora lo sia automaticamente anche per gli altri; ma si tratta, invece, di fare quello che facciamo quando parliamo con un bambino: bisogna riformulare e ricostruire la storia per renderla comprensibile.

L’interessantissimo canale YouTube di The School of Life ha realizzato un video splendidamente animato in cui si consiglia qualche semplice ma efficace trucco da seguire durante una conversazione per rendere più incalzante e più accattivante la storia, trasmettendo all’altro le emozioni giuste.

Il primo punto da cui partire e raccontare più volte a noi stessi la storia. Prima di condividerla con gli altri è bene ripetercela almeno cinque volte per lasciarla fermentare nella nostra mente. Bisogna dominarla per non incappare in disastrosi cali di ritmo.

Raccontare una storia breve, poi, ha maggiori possibilità di colpire i nostri ascoltatori rispetto a una lunga. A questo proposito, molto calzante è l’aneddoto del filosofo Pascal che in fondo a un lettera estremamente lunga inviata a un amico si scusò di “non aver avuto il tempo di renderla più breve”.

Terzo punto: semplificare al massimo. La rovina di quasi tutti gli aneddoti consiste nell’accumulare dettagli slegati dal racconto senza capire cosa è importante e cosa no: ad esempio, dice il narratore del video, “se vogliamo raccontare l’incontro con una persona, soffermarci sull’orario o sul tempo fuori dalla finestra è deleterio” e facilita la distrazione. Un racconto è come un albero, noi dobbiamo abbozzarne i rami, non fermarci su ogni singola foglia.

Così, i dati specifici del racconto, come le date, gli orari, le azioni compiute sono sempre meno interessanti delle emozioni che abbiamo provato, sebbene siano più facili da ricordare. Ma è nelle emozioni provate nel sogno, durante la vacanza, o quell’incontro speciale, che si nasconde il nocciolo della conversazione: ciò che è realmente intrigante. È come ci siamo sentiti in quella circostanza che conta, non spiegare semplicemente cosa è successo.

In un momento della nostra storia dove le opinioni sono importanti, ma ancora di più il modo in cui le condividiamo; saper parlare, saper raccontare le proprie emozioni correttamente diventa più che fondamentale per “presentare noi stessi“. Sviluppare e imparare queste tecniche della conversazione non ci risparmia soltanto dalle incomprensioni verbali, ma anche da quelle più profonde.

Immagine via YouTube