L'uomo che ha deciso di costruire una piscina per i bambini del quartiere dopo la morte di sua moglie

L'uomo che ha deciso di costruire una piscina per i bambini del quartiere dopo la morte di sua moglie

“Il dolore […] è come un’ubriacatura leggera, o come quando si batte la testa e ci si sente rintronati. Tra me e il mondo c’è una sorta di coltre invisibile. Fatico a capire il senso di quello che mi dicono gli altri. O forse fatico a trovare la voglia di capire. È così poco interessante. Però voglio avere gente intorno. Ho il terrore dei momenti in cui la casa è vuota.

Raccontare “un dolore puro” è difficile, anche se è una sensazione diffusa che molti di noi hanno provato, lo stanno facendo in questo momento o dovranno affrontarlo più avanti. Le brevi e toccanti righe che abbiamo letto sopra sono state scritte nel 1961 da C.S. Lewis (l’autore, tra le altre opere, delle Cronache di Narnia) dopo la morte della moglie, e raccolte nel suo Diario di un dolore.

La scomparsa di un amico, di un compagno o di un genitore viene affrontata, di caso in caso, come si può. Sarah Subaru ad esempio, una ragazza di 26 anni, per “riempire” il vuoto lasciato dal padre ha deciso di “rivivere” il viaggio del genitore in Australia scattando le stesse foto negli stessi luoghi.

Ma di esempi del genere se ne trovano anche nel campo artistico, come quello di Monet che dopo la morte prematura (a soli 32 anni) della sua amata Camille continuerà a dipingerla per tutta la vita. O la storia d’amore tra Chagall e Bella. Quando lei muore, nel 1944, Chagall scriverà nel suo diario: “Le nuvole si aprirono la sera del 2 settembre. Tutto è divenuto tenebra”, smettendo di dipingere per anni.

Un dolore simile è stato vissuto da Keith Davidson, un giudice in pensione 94enne del Minnesota che l’anno scorso, in aprile, ha perso la moglie Evy dopo 66 anni di vita insieme (una storia che lo stesso Keith ha definito “una favola”).

Come abbiamo letto nel Diario di C.S. Lewis: “Non si può immaginare cosa si prova in quel momento”, ha spiegato Keith durante un’intervista: “Si piange tanto”.

Keith ha tre figli grandi ma ancora nessun nipote; un giorno, per caso, uno dei suoi vicini gli suggerisce che avrebbe dovuto “adottare tutti i bambini del vicinato, sono loro i tuoi nipoti“. Così, per spezzare il silenzio di una casa vuota, mette in pratica un’idea tenera ed efficace che ha fatto la sua gioia e quella del quartiere.

Keith decide di costruire una piscina nel suo giardino e di invitare ogni giorno i ragazzi del vicinato a fare un bagno. Per costruire la piscina Keith ha speso più di 20mila dollari, costruendo una vasca lunga dieci metri e profonda tre.

Da quel giorno le grida dei bambini riempiono i suoi pomeriggi silenziosi, ma anche se la moglie gli manca ancora tantissimo, questa idea l’ha salvato dalla depressione: “Ora non me ne sto più seduto guardando il muro, ho una responsabilità”, ha detto felice alla tv locale: “devo controllare i miei nipoti che giocano nella piscina”.

Immagine via YouTube