La villa californiana che sembra un grande fiore nel deserto

La villa californiana che sembra un grande fiore nel deserto

Una delle più grandi sfide dell’architettura contemporanea è quella di creare edifici green, nel pieno rispetto dell’ambiente in luoghi appartati, immersi nella natura, lontani dalle caotiche città, per riconquistare il piacere primitivo di staccare per qualche giorno.

Ma se da una parte gli architetti devono stare attenti, proprio nel lavoro delicato, a non “strafare“, creando degli ecomostri, dall’altra hanno anche bisogno dell’appoggio dei loro clienti (al 100%) per la concreta realizzazione della loro creatività.

La casa di cui vogliamo parlarti oggi si trova vicino al Parco nazionale del Joshua Tree, nel sud-est della California, e vedrà l’avvio dei lavori l’anno prossimo. Ciò che contraddistingue questo progetto è l’uso molto originale dei container.

I container, usati nel mondo dei trasporti fin dagli anni settanta, sono diventati presto degli standard di settore, e capita spessissimo di fare una passeggiata in una città di mare e trovare lunghissime colonne di container pronti a essere caricati sulle navi.

Questa volta però, un designer con base operativa a Londra, l’architetto Whitaker, ha deciso di usarli come blocchi per una casa. Il progetto molto ambizioso è merito anche e soprattutto del cliente, un produttore cinematografico che gli ha lasciato carta bianca, durante la commissione del lavoro.

Non è un caso se il motto dello studio di architetti è “making the unreal real”. A guardare le immagini del progetto, la villa avrà una forma davvero originale, simile a un fiore bianco nel deserto.

L’idea di riutilizzare i container risale a qualche anno fa, quando Whitaker aveva pensato di costruire così alcuni uffici in Germania. Il progetto poi non è mai stato sviluppato, ma è stato questo a dare il via al nuovo.

Il cliente di Whitaker possedeva infatti questa tenuta di 36 ettari (a tre ore di macchina da L.A.) e un giorno passeggiando con un amico, quest’ultimo gli suggerisce di affidarsi allo studio dell’architetto inglese, facendogli vedere il lavoro che avrebbe dovuto vedere la luce in Germania. Il produttore se ne innamora e presto visita lo studio di Whitaker e gli chiede un progetto simile per una casa di 200 metri quadrati.

I container sono stati sistemati in maniera funzionale: ognuno è orientato con precisione per raccogliere lo spicchio di sole nell’ora giusta, per illuminare quella precisa sezione della casa. Ogni estremità del container dà su un’ampia vetrata, con vista mozzafiato sul deserto.

All’interno della casa sono previsti una cucina, un soggiorno, una sala da pranzo e tre camere da letto con bagni annessi. All’esterno è prevista anche la costruzione di una vasca idromassaggio (un must per ogni casa di lusso che si rispetti). La vasca, posizionata all’esterno, sarà costruita al riparo dai venti.

Il luogo scelto è un suolo inclinato formato dalle acque piovane che hanno scavato per anni la terra. I container sono sollevati in alcuni punti grazie a solidi pilastri di cemento.

A distanza dalla casa si trova un garage che vedrà posizionati sul tetto dei pannelli solari per dare alla casa l’energia di cui ha bisogno.

Per contrastare il caldo di questi luoghi, Whitaker ha deciso di verniciare l’esterno dell’edificio con un colore bianco per riflettere il calore, e all’interno l’isolamento ad alto rendimento termico aiuterà a ridurlo. L’arredamento è semplice, minimal (lavoro del designer israeliano Ron Arad).

Un progetto originale e ambizioso come questo è stato possibile soltanto grazie a un fortunato incontro. Avere un cliente di così ampie vedute e che lascia carta bianca per la realizzazione dell’edificio, ha detto Whitaker, “è un sogno che si avvera per ogni architetto”.

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