Il villaggio giapponese ripopolato dai giovani in fuga dalla metropoli

Il villaggio giapponese ripopolato dai giovani in fuga dalla metropoli

A prima vista Kamiyana assomiglia a qualsiasi altro paesino del Giappone. Un luogo isolato dal quale molti abitanti sono fuggiti per cercare fortuna a Tokyo. Ma a ben vedere questo paese sulla montagna di Shikoku, nella più piccola delle quattro isole principali del Giappone, ha qualcosa di diverso.

Rispetto a tutte le altre piccole comunità del Paese Kamiyama sta cercando di invertire il trend demografico negativo, inventandosi uno “spopolamento creativo”. L’intento è quello di accogliere soltanto ragazzi giovani con idee creative e stanchi della monotonia delle grandi città.

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La mente dietro il progetto della “Green Valley” di Kamiyama è Shinya Ominami, un giovane laureato in ingegneria a Stanford e originario della zona.

“Non c’è modo di fermare la tendenza allo spopolamento”, ha ammesso il giovane in un’intervista al Washington Post: “Così abbiamo voluto concentrarci sulla qualità della popolazione, cercando in tutti i modi di portare ragazzi giovani e sviluppare diversi tipi di lavoro”.

E così nel villaggio sono spuntati locali prima sconosciuti, come un bistrot francese gestito da un ex dipendente della Apple, una bottega di scarpe fatte a mano, una torrefazione biologica

Un luogo al passo con i tempi, senza avere il solito scenario a cui siamo spesso abituati in città: al posto dei grattacieli ci sono gli alberi di cedro, e l’unico inquinamento acustico proviene dagli uccelli.

Sumita, un ragazzo che da Tokyo si è trasferito a Kamiyama, ha confessato: “A Tokyo vivevo in un condominio ma non conoscevo nessuno dei vicini di casa, e al lavoro era la stessa cosa. Lavoravo in un ufficio enorme con altri colleghi, senza sapere nulla di loro”.

Ora Sumita vive in una kominka, una casa rurale, e ha rapporti con tutti gli altri abitanti della comunità. Gestisce un piccolo albergo per ospitare i turisti che vanno a vedere come si lavora a Kamiyana.

“Nel mio lavoro ho sempre bisogno di trovare nuove idee e mi sento molto più creativo qui, circondato da ragazzi e persone sempre diverse. È molto più stimolante.”

Immagini via Facebook e Flickr